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Piccoli sindaci crescono contro la grassa e asfissiante burocrazia italiana

di Cesare Mannucci | 15 Luglio 2013

In tempi grami di dura crisi economica non è più concepibile che la burocrazia ancora si permetta di rallentare ogni tentativo di ripresa economica locale con dei lacci e lacciuoli che servono solo a far perdere finanziamenti a fondo perduto o della comunità europea.
sindaci“Siamo nelle mani di una burocrazia devastante che rallenta ogni tentativo di sviluppo, anche nelle piccole cose. Chiederò agli altri sindaci di unirsi a me per lanciare un grande urlo d’allarme: lasciateci lavorare!” La denuncia, riportata dall’Adnkronos e ripresa dal sito web dell’Anci, è del sindaco di Diano Marina (Imperia), Giacomo Chiappori. “Non è uno sfogo – precisa Chiappori – ma una denuncia vera e propria. Pur avendo i soldi, non posso fare l’allacciamento al depuratore, pur avendo i soldi non posso mettere in sicurezza un fronte franoso, pur avendo i soldi non posso pulire i greti dei torrenti. Mi sento come un pugile che sale sul ring con le mani legate dietro la schiena”. Chiappori invita gli altri sindaci a unirsi alla protesta: “Siamo tutti nella stessa situazione, esattori di tasse che non vanno a noi e imbrigliati da una burocrazia e da una normativa assurdamente complicata. Era ora! Era ora che anche la politica si desse una mossa contro l’assurda e inutile burocrazia che da anni paralizza la pubblica amministrazione italiana, dai piccoli comuni di 86 abitanti sino al piano nobile di palazzo Chigi. Ma ancora una volta è singolare che il grido d’allarme venga dal basso, e cioè dai piccoli comuni, trincee avanzate dove gli amministratori eletti  quotidianamente si scontrano contro la paralizzante e perversa burocrazia e devono allo stesso tempo fare i conti con i cittadini elettori sempre più arrabbiati e sfiduciati nei confronti di qualsiasi istituzione del paese del sole, del mare, degli spaghetti della pizza e del mandolino.  Bene ha fatto il sindaco Chiappori a sollevare il problema spalleggiato questa volta dall’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) che proprio nei giorni scorsi durante l’ultima assemblea nazionale ha eletto il sindaco di Torino Piero Fassino quale nuovo presidente in sostituzione di Graziano Del Rio chiamato dal premier Enrico Letta nella squadra di governo delle larghe intese. Già, in tempi grami di dura crisi economica non è più concepibile che la burocrazia ancora si permetta di rallentare ogni tentativo di ripresa economica locale con dei lacci e lacciuoli che servono solo a far perdere finanziamenti a fondo perduto o della comunità europea perchè prassi assurde impongono rituali burocratici bizantini con tempi biblici prima di arrivare al fatidico timbro con bollo tondo autorizzativo. Passaggi, diciamocela tutta che non servono solo a giustificare la presenza di una massa di gente dietro scrivanie e computer, ma anche e soprattutto per non far appassire la mala pianta della corruttela che non tocca solo i politici, ma anche dirigenti, funzionari e impiegati delle pubbliche amministrazioni e ministeri. Il sindaco di Diana Marina se la prende con il patto “infernale” di stabilità interna dei comuni che impone ristrettezze e limiti enormi alla spesa corrente e di investimento nonostante le tesorerie uniche dei comuni virtuosi abbiamo una cospicua giagenza con saldi attivi il cui blocco nei forzieri serve solo a far quadrare il bilancio centrale dello stato. Ma il primo cittadino ligure sa bene che anche smobilitando i fondi parcheggiati in tesoreria il depuratore, il fronte franoso e i greti dei torrenti rimarrebbero per mesi (se va bene) o per anni ad aspettare i lavori attesi. Infatti, dalla delibera di consiglio comunale che autorizza una qualsiasi opera pubblica mediamente passa più di un’anno prima che in tutti i comuni italiani si possa vedere uno straccio di inizio lavori. Per allacciare la fognatura al depuratore bisogna avere approvato i tre livelli di progettazione, preliminare, definitiva ed esecutiva (abbiamo tralasciato la delibera di giunta di affidamento di incarico al professionista esterno), con relativi computi metrici e coperture finanziarie, per arrivare all’indizione della gara pubblica (che guarda caso viene gestita dai funzionari del comune insieme al segretario comunale) sulla quale sindaci e assessori non “toccano più palla” come accadeva invece sino alla fine degli anni Ottanta. E poi una volta affidati i lavori c’è solo da sperare che i conti economici decisi dai tecnici comunali siano giusti, altrimenti come nella maggioranza dei casi si finisce in contenzioso con l’impresa che si è aggiudicata i lavori con buona pace per le fogne che ad ogni temporale allagano con le proprie acque maleodoranti il quartiere del piccolo comune che voleva mettere a posto il suo sistema di smaltimento di acque reflue. Questa è purtroppo è l’Italia…ora però è arrivato davvero il tempo di dar manforte al sindaco di Diano Marina nella sua donchisciottesca battaglia contro i maledetti giganteschi mulini a vento della nostra vecchia, irriverente e grassa burocrazia.

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Cesare Mannucci

    15 Luglio 2013 alle 17:19

    Caro Giulio sei andato direttamente al cuore del problema, noi di Pensalibero da tempo diciamo che è arrivato davvero il momento della svolta per la politica e per la pubblica amministrazione. Siamo convinti che per i funzionari sia davvero necessario la scuola superiore della P.A. ma non come è concepita oggi solo facoltativa e per i dirigenti. Ad ogni livello è necessaria una formazione di base che ovviamente si deve evolvere proporzionalmente per i livelli di responsabilità. Ma siamo convinti che serva anche per i politici, se non le vecchie scuole di partito, crediamo che debba assumere un ruolo pubblico dal consigliere comunale sino al ministro della Repubblica, debba aver superato dei requisiti minimi di conoscenza e capacità. Cinquant’anni fa appena eletto consigliere comunale dovevi superare la prova calligrafica, il requisito minino era sapere leggere e scrivere, ridendo e scherzando, vedendo il triste spettacolo della politica italiana, direi che non siamo andati molto avanti!

    Rispondi
  2. Giulio Carnevale

    15 Luglio 2013 alle 14:17

    Il problema Cesare che i funzionari il più dele volte sono persone fuori dal tempo, non conoscono bene la materia che vanno appaltare e il più delle volte la loro conoscenza si limita al bando precedente o di qualche comune vicino e non sono motivati a informarsi sulle ultime novità sull’argomento per inserire nel capitolato dei requisiti effettivamente indicativi del mercato di riferimento. Il più delle volte, i funzionari, per fare il bando si basano su indicaziononi di aziende “conosciute” e anche se lo facessero nella più onesta forma non è mica detto che prospettino le soluzioni migliori. Lo scarso profilo e la bassa preparazione poi di Assessori e Consiglieri comunali fà il resto: non si informano, non si sbattono, non si preparano, non fornisciono soluzioni adeguati in linea con le normative e qielli che sono onesti sono in ostaggio di un gruppo di funzionari impegnati a non fare niente quando va bene, e a fare i loro affari invece nella peggiore delle ipotesi.

    Rispondi

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