Forza Italia non ci farà ringiovanire di vent’anni, per quanto il suo leader si illuda del contrario.

Se sul versante Pd la conta delle correnti pare ammonti a 46, e potrebbe essere una stima per difetto, in casa Pdl si va decisamente oltre – oltre le correnti, oltre persino alla guerra per bande, sono ormai all’uno contro uno, ovvero all’ognun per sè e Silvio per tutti, finchè dura, ma anche se questa atomizzazione dello scontro interno parrebbe sconfessare con esiti persino grotteschi la leadership assoluta di Berlusconi, in realtà la mette ancora più in evidenza, come in una commedia surreale dove si mostra una cosa per farne in realtà emergere una opposta.
In apparenza, infatti, sembra esserci una totale discrasia fra il leader che continua a ripetere che questo governo con il Pd è un “governo di pacificazione nazionale”, che a suo dire è destinato ad assumere una rilevanza addirittura “epocale” nella storia politica del nostro paese, e gli esponenti di spicco del Pdl che su questo governo si sono spaccati in falchi e colombe. I primi sono quelli che sono rimasti fuori da incarichi ministeriali e istituzionali, e non perdono dunque occasione per attaccare ripetendo che bisogna “staccare la spina” al più presto, i secondi sono quelli che invece stanno nel governo ed a giorni alterni lo difendono o lo ricattano, ma sempre si dichiarano convinti che questa sia l’ultima chance di sopravvivenza che è loro data. Ma gli uni e gli altri sanno benissimo che il padrone delle loro fortune politiche – avventurose, misteriose, improvvise per la maggior parte di loro – è e resta Berlusconi, e la disastrosa recente performance del Pdl alle elezioni amministrative ne è solo l’ultima ed ennesima riprova. Senza Silvio non si vince, ed il partito sul territorio è inesistente, essendo solo la riproduzione in versione locale degli scontri personali e delle risse intestine tra personaggini emersi dal nulla ma decisi a delimitare soprattuto il proprio feudo personale più che a dare prova di una qualche concreta capacità di amministratori.
In questo quadro, anche l’annuncio – peraltro più volte fatto e poi sempre rinviato – di un ritorno a Forza Italia, assume i contorni di un dejavu stanco e privo di reali contenuti, chè la sostanza delle cose, di fatto, non cambierebbe di una virgola: stesso leader, stessi comprimari, stesse frasi ripetute negli ultimi venti anni e clamorosamente sconfessate dalla manifesta incapacità mostrata al governo del paese. Eppure, non c’è altra via di uscita, per i pidiellini, ovvero i prigionieri volontari e consapevoli del leader, che somigliano sempre più alla nomenklatura sovietica che teneva in vita Breznev e lo mostrava alle parate militari irrigidito da una smorfia preagonica, facendosi schermo della sua presenza per puntellare la sopravvivenza dell’apparato.
In realtà, il conto degli errori commessi in questi ultimi vent’anni è ormai stato presentato e per quanto si cerchi di dilazionarlo, complice una parallela debolezza in casa Pd che ha permesso al centrodestra di riconquistare nove milioni di voti – certo, un grave calo rispetto alle precedenti elezioni, ma un miracolo considerando da dove ripartiva – per semplice mancanza di una offerta alternativa convincente, l’epilogo si avvicina comunque inesorabilmente. Al netto delle vicende giudiziarie, di cui come sempre e per chiunque ci asteniamo dallo scrivere fino a sentenze definitive, quella di Forza Italia prima e del Pdl poi è una storia che dovrebbe entrare di diritto nei manuali scolastici, per spiegare con chiarezza e ricchezza di esempi cosa non dovrebbe essere e come non dovrebbe costituirsi un partito politico. Sia FI che il Pdl sono nati da un atto di assoluto cesarismo, mai mitigato e men che meno allargato al confronto dialettico e costruttivo degli organi interni del partito – nessuna traccia di congressi, ma solo manifestazioni con il leader sul palco a prodursi in monologhi, nessuna classe dirigente uscita da regolari elezioni ma solo “delfini” scelti dal capo ed approvati per acclamazione, nessun radicamento sul territorio ma solo convegni a porte chiuse e scelte calate dall’alto, senza mai alcun coinvolgimento della base, degli elettori che pure erano tanti e che sono stati sempre considerati una sorta di riserva di caccia del leader: tanto avrebbero votato Silvio a prescindere.
Solo che il danno prodotto da queste non-scelte è ricaduto su tutti noi. La mancata selezione di una classe dirigente competente e preparata, in favore invece dei protetti e dei favoriti del leader, si è esplicitata in governi che, pur avendo goduto di maggioranze assolute mai registrate prima nella nostra storia repubblicana, hanno evidenziato tutti i mali delle pessime premesse da cui discendevano: sciatterie, improvvisazioni, impreparazioni, indecisioni, lacune di ogni genere che hanno prodotto una summa di gravissime inconcludenze che oggi tutti siamo chiamati a pagare. E che adesso si pensi di tornare ad un soggetto politico col nome di Forza Italia, privo di ogni forma di democrazia interna, affidato sempre alle decisioni dello stesso leader e popolato degli stessi sciatti, improvvisati, impreparati ed inconcludenti, ma molto rissosi, dirigenti, è operazione che pare afferire più all’abuso di credulità popolare che non alla politica, persino a quella svilita ed impoverita di questo amaro finale di Seconda Repubblica.
Se questa fosse un’estate normale, potremmo parlare di un colpo di sole con conseguente allucinazione post-traumatica – ma siccome neanche la stagione fornisce alibi, è più facile pensare che i temporali quotidiani che ci affliggono siano solo una anticipazione dell’autunno triste che ci attende. Forza Italia non ci farà ringiovanire di vent’anni, per quanto il suo leader si illuda del contrario. L’Italia, tutta, ha un bisogno disperato di guardare avanti, di smettere di vivere con gli occhi, la mente e le idee rivolte al passato, e coloro che, da una parte e dall’altra, hanno fallito negli ultimi vent’anni, dovrebbero seriamente e responsabilmente farsi da parte, invece di evocare fantasmi di un tempo che, qualcuno glielo dica, si è chiuso per sempre, che a loro piaccia o meno.

Vero, tristemente vero, bello il paragone con Breznev, me lo ricordo con la smorfia impietrita da un lato…..
Poi questo che dici, “’abuso di credulità popolare”, descrive il progetto Forza Italia, aggiungerei che è come il ritorno di Albano e Romina (guarda caso a Mosca, guarda caso per i fans), dopo 19 anni (anche i tempi tornano), ma con la differenza che persino la coppia artistica ritrovata dice che indietro comunque non si torna e che i tempi non sono piu’ quelli.
Finché Berlusconi & c. trovano i clienti, fanno bene a fare i loro interessi, ormai a quello è ridotta tutta la politica italiana.