Qui non si tratta di stabilire se la velocità di alcuni processi rispetto ad altri sia un bene o un male. Si tratta di prendere atto che non ci sono regole trasparenti per le scelte che, necessariamente, devono essere operate dai magistrati. L’occasione sono i referendum promossi dai radicali.

Sulla rapidità con cui la Cassazione ha messo in calendario il processo Mediaset c’è molto da dire. E ciò a prescindere dal fatto che la Cassazione abbia fatto bene o abbia fatto male ed abbia trattato Berlusconi al pari di qualsiasi cittadino oppure gli abbia riservato, come pare evidente, un trattamento speciale.
La Cassazione ha voluto impedire che scattassero i termini della prescrizione? Bene. Dunque ha “attenzionato” in maniera speciale il processo all’ex primo ministro? Benissimo.
Ma allora siamo seri. Si prenda atto che la magistratura ha un potere discrezionale che non è sottoposto ad alcun giudizio di responsabilità. Lo ha fatto, in questo caso, per impedire che finisse nel nulla un processo sul quale i riflettori sono puntati. Dunque, a fine di bene. Ma lo ha fatto.
Questo significa che lo fa in mille altri casi che sfuggono ad ogni controllo. Lo fa tutti i giorni con i semplici cittadini. Perché la finzione della obbligatorietà dell’azione penale, in realtà è il paravento che consente alle procure italiane, impossibilitate a dare seguito a tutte le notizie di reato, di scegliere esse sole i casi meritevoli di essere perseguiti e quelli destinati a finire nel dimenticatoio o in prescrizione. Senza regole, senza indirizzi generali, senza potere essere giudicate per le loro scelte e, dunque, senza trasparenza. Lo stesso vale per i giudici una volta che i processi siano approdati alla fase dibattimentale, come è avvenuto, in maniera eclatante con Berlusconi e con il processo Mediaset.
Qui non si tratta di stabilire se la velocità di alcuni processi rispetto ad altri sia un bene o un male. Si tratta di prendere atto che non ci sono regole trasparenti per le scelte che, necessariamente devono essere operate dai magistrati.
E’ una responsabilità tremenda, lasciata esclusivamente e ingiustamente sulle spalle dei singoli magistrati e che dovrebbe, invece, essere condivisa collegialmente in sede politica, magari in Parlamento.
Il problema di mettere fine all’ipocrita finzione della obbligatorietà dell’azione penale collegandola, realisticamente, ad atti di indirizzo che stabiliscano periodicamente i reati di maggiore allarme sociale da perseguire prioritariamente, è problema antico e mai risolto per la caparbia opposizione di una parte della magistratura e della parte più retriva della politica. E’ così, pure, per la separazione delle carriere, per la responsabilità civile dei magistrati e per altri problemi sui quali potrà pronunciarsi il popolo italiano se saranno raggiunte le firme necessarie sui referendum in tema di giustizia promossi dai radicali.
Noi, lo abbiamo già scritto, li appoggiamo e invitiamo i lettori a fare altrettanto.

Ovviamente la politica deve cercare di migliorare la magistratura, per esempio imporre termini di legge per processi, ed evitare, quello si, che un tribunale di pronunci per taluni dopo decenni, e per altri dopo 2 mesi. Ma illusorio pensare di modificare completamente il sistema avvocati, giudici nel senso di una vera giustizia, quella non esiste e è inutile cercare di sperarla dagli esseri umani.
Giusto quello che scrivi, ma permettimi, è un po’ la scoperta dell’acqua calda.
Il sistema della giustizia, ovunque in Europa, è cosi’ fatto, gli avvocati, i giudici, i differenti gradi di giudizio, alla fine la magistratura decide cosa vuole, secondo i tempi, i criteri, i metodi che sceglie, e chi passa per quelle strade deve accettare, nel bene e anche nel male, quello che passa il convento.
Potrei dirti che Berlusconi, se non fosse stato in politica, forse sarebbe già in progione da anni, quindi il discorso si puo’ invertire. La politica gli ha offerto scappatoie, la ricchezza la possibilità di “aggiustare” sentenze, ma anche a essere miliardari non si evita la morte, figurarsi la magistratura, prima o poi chi sbaglia paga, e credo che la magistratura, con tutti i privilegi di cui gode e con la sua maniera di agire a volte schizofrenica e illogica (quello è il linguaggio da Azzecacarbugli col quale si protegge) abbia fatto almeno stavolta il proprio dovere.