Piccoli comuni orgogliosi di aver contribuito al risanamento, ma ora non hanno più il sangue
Troppo spesso, quando si dettano norme elettorali tra enti, si tiene conto solo del numero dei cittadini e non si valutano le dimensioni e le caratteristiche del territorio amministrato.
Micro comuni allo stremo con le politiche di risanamento della spesa pubblica corrente applicata in modo orizzontale su tutte le municipalità italiane senza tenere conto delle differenze che esistono sulla grandi città, medie e piccole realtà locali. E non è certo con la riduzione dei componenti delle assisi municipali, consigli comunali e giunte scese per legge di un terzo dei componenti che le casse in sofferenza da tempo dei comuni possano trovare giovamento per far funzionare i servizi essenziali per le proprie comunità. Lo diciamo da tempo qui su Pensalibero che la legge approvata in tutta fretta dal Governo per inseguire sul terreno di protesta antipolitica cavalcato dal Movimento Cinque Stelle con la riduzione degli organici politici nei comuni e la legge di riordino delle Province in realtà non abbia migliorato affatto la situazione ma addirittura l’abbia peggiorata. A nostro avviso era sicuramente più importante spingere la riforma nella direzione delle Unione dei comuni di piccola e media grandezza per creare le centrali uniche d’acquisto, la forma consorziata degli Uffici tecnici comunali per la realizzazione delle piccole e grandi opere pubbliche ma soprattutto era necessario avviare una seria riforma della nostra burocrazia (di tipo medioevale) che nel terzo millenio non è in grado di competere con la dinamicità dei paesi comunitari confinanti e riduce il paese con le strade a colabrodo, con i ponti che crollano e le aule scolastiche i cui soffitti cadono in testa ai giovani alunni e studenti. A conferma di ciò che stiamo dicendo da mesi arriva il nuovo grido d’allarme dai rappresentanti dei piccoli comuni all’interno dell’Associzione nazionale dei comuni italiani (Anci)
“I piccoli comuni non possono più sostenere la politica di smantellamento che da tempo stanno subendo. Quello che il Governo centrale sta attuando è una lenta ma progressiva soppressione dei servizi essenziali dei territori, attraverso un insieme di politiche silenziose. Non si tratta solo di tagli ai trasferimenti, ma anche di un sistema di associazionismo obbligato che da troppo tempo non dà i risultati sperati”. Lo ha sostenuto Giada Scuccato, presidente della consulta dei comuni di minore dimensione demografica di Anciveneto.
Il suo è stato un appello contro l’ipotesi di ulteriori decurtazioni alle municipalità più piccole, emersa proprio in questi giorni, con le conseguenti ricadute sui servizi: asili, mense scolastiche, servizi sociali, sgombero della neve nei territori montani, illuminazione pubblica. E contro un associazionismo di funzioni imposto dall’alto e non partito dal basso attraverso gli incentivi e la volontà di sindaci e assessori, che sta dando risultati contrari a quelli sperati.
Purtroppo dall’applicazione del decreto Legge 78/2010 c’è una tendenza a penalizzare se non a smantellare le municipalità più piccole. “Dopo 5 anni di proroghe, perché non si pensa definitivamente ad un rivisitazione della stessa? -si è chiesta Scuccato- La stessa presidente dell’Anci regionale Maria Rosa Pavanello ribadisce l’urgenza di norme più chiare sul tema delle funzioni associate, come ha chiesto il Direttivo al Governo. Siamo piccoli, ma non per questo dobbiamo essere dimenticati. Troppo spesso, quando si dettano norme elettorali tra enti, si tiene conto solo del numero dei cittadini e non si valutano le dimensioni e le caratteristiche del territorio amministrato. Senza contare che si è cercato di diminuire il costo della pubblica amministrazione riducendo il numero di consiglieri e di assessori comunali, il cui gettone di presenza corrisponde a poco più di 10 euro a seduta. Ma così facendo non si sono create altro che micro giunte, composte anche solo da tre amministratori, che devono affrontare numerosi impegni e progetti”.
Scuccato e gli altri componenti della Consulta si sono associati pertanto alle dichiarazioni dei colleghi dell’Anci nazionale Massimo Castelli (Coordinatore Nazionale Anci piccoli e sindaco di Cerignale), Roberto Pella (vicepresidente Nazionale Anci e sindaco di Valdengo) e Dimitri Tasso (Coordinatore Gestioni Associate e Unioni e sindaco di Montiglio Monferrato), rilasciate al termine della riunione della Consulta nazionale dei Piccoli Comuni e delle Unioni del 8 aprile 2015: “Siamo orgogliosi di aver contribuito al risanamento ma adesso l’asticella deve restare fissa e non ci possono più chiedere altri sacrifici iniqui e non sopportabili dalle comunità locali”.

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