Tanta miseria anche nelle città insospettabili. E la politica come al solito si balocca in presunti tesoretti e in conti elettorali.
Si litiga su legge elettorale e si scannano sulle candidature regionali ma la vera grande emergenza del Paese, chiamato Italia, è la povertà. Sempre (più) poveri, sempre meno reattivi. Più al Sud che al Nord, più le famiglie numerose dei single ma non c’è consolazione: le immagini e i numeri che vediamo in giro parlano da soli.
Vediamo al mattino alle sette, davanti ad una edicola, in una zona popolare ma agiata di una città benestante, come Bologna, un signore sui sessanta ben vestito che si guarda attorno e aspetta che nessuno lo scruti. E appena si sente inosservato fruga in un cestino pieno di rifiuti. Non un cassonetto, proprio un cestino d’angolo, per roba forse più fresca. Rovista e mescola, come in una operazione che ben studia. E poi trova una scatola e un barattolo: chissà cosa c’era in quel cestino di commestibile o di utile?
Tanta miseria anche nelle città insospettabili. E la politica come al solito si balocca in presunti tesoretti e in conti elettorali, in candidature improbabili e messaggi di un futuro che in pochi vedono, quasi da fantascienza.
Tanta miseria nella vita quotidiana e poca nobiltà della politica a riconoscere i problemi veri del Paese. Seduto su una panchina sotto sera, in un parchetto urbano dignitoso, c’è un un signore che dice di avere 50 anni ma ne dimostra quasi settanta.
E’ gonfio mani, gambe e piedi, ha un bastone e non ha i denti dell’arcata superiore. Parla un italiano incerto ma si capisce il suo dramma: non ha 4 euro per prendere un diuretico. Una signora ben pettinata si avvicina e gli lascia, non richiesta, una manciata di monetine.
Un’altra signora sui quaranta, al supermercato ondeggia tra due scaffali, si vede che è in difficoltà di scelta tra due sconti, e va al ribasso 2 euro e novanta o 2 euro e settanta? Tempi in cui 20 centesimi fanno la differenza.
Alle casse vedi clienti con tre, cinque, sette articoli: una volta c’erano cestini pieni e carrelli ricolmi. E’ la povertà neanche più tanto silenziosa, signori, che sta aggredendo anche la (forse ex) classe media.
Non si sa se sono più crudeli le immagini viste e raccontate, uomini e donne che rovistano in giro, o i dati che l’Istat, Istituto centrale di statistica, sforna regolarmente dando un disegno inesorabile della “situazione” indicata come povertà italica.
Il 13 per cento delle famiglie italiane risulta in condizione di povertà relativa per un totale di 3 milioni e mezzo di nuclei, dieci milioni e mezzo di persone. Non facciamoci impressionare dalla parola “relativa”.
E’ un calcolo convenzionale sulla base di una certa spesa mensile per famiglia e per persona. Più dell’8 per cento delle famiglie invece è in condizioni di povertà assoluta pari a quasi due milioni e mezzo di nuclei e cioè 6 milioni e mezzo di persone. Totale circa 17 milioni di italiani risultano in povertà
Com’è? Questi concittadini sono dimenticati? In nome di cosa? Di riforme più o meno vicine alle difficoltà di vita quotidiana?
Sui numeri non si litiga, come sui fatti. Se gli indicatori continuano a peggiorare non si può dire che il Paese, reale, stia veramente migliorando.
Speriamo che il grande evento dell’Esposizione universale, ormai alle porte, imprima un salto vero ai nostro sistema. Un salto, nei fatti e non solo nelle parole, più che mai necessario, direi obbligatorio.

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