
Un’iniziativa statunitense volta a porre fine al conflitto in Ucraina rischierebbe di rendere il Paese più vulnerabile a future aggressioni russe qualora imponesse restrizioni alle capacità militari di Kiev. Lo ha dichiarato domenica la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Intervenendo a margine dei colloqui tenuti durante il vertice G20 in Sudafrica, von der Leyen ha tracciato una serie di linee rosse in risposta alle proposte avanzate dalla Casa Bianca del presidente Donald Trump. Il piano prevede concessioni territoriali a Mosca, la riduzione della metà delle forze armate ucraine e una quota del 50% dei profitti derivanti dalla ricostruzione da destinare a Washington.
«Qualsiasi piano di pace credibile e sostenibile deve prima di tutto porre fine alle ostilità, senza tuttavia creare le condizioni per futuri conflitti», ha dichiarato von der Leyen. La presidente della Commissione ha ricordato che l’UE adotta tre criteri fondamentali per valutare un eventuale accordo: «In primo luogo, i confini non possono essere modificati con la forza. In secondo luogo, in quanto Stato sovrano, l’Ucraina non può subire limitazioni militari che la renderebbero esposta a nuovi attacchi, mettendo così a rischio anche la sicurezza europea».
«In terzo luogo», ha aggiunto, «la centralità dell’Unione Europea nel garantire la pace in Ucraina deve essere pienamente riconosciuta. L’Ucraina deve essere libera di determinare il proprio futuro: ha scelto un percorso europeo».
Durante il vertice, gli alleati hanno avviato consultazioni urgenti, e i leader europei proseguiranno le discussioni lunedì in occasione di una visita congiunta in Angola. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha riconosciuto gli sforzi americani per porre fine alla guerra, pur sottolineando che l’attuale proposta rappresenta soltanto «una base che richiederà un ulteriore approfondimento».
Delegazioni dell’UE saranno domenica a Ginevra per i colloqui mediati dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di persuadere Washington a integrare le preoccupazioni europee nel negoziato. Le capitali europee insistono sul fatto che nessun accordo di pace può essere definito senza il coinvolgimento diretto di Kiev.
Diversi Paesi europei, inclusa la stessa Ucraina, sostengono di essere stati in gran parte esclusi dall’elaborazione del piano articolato in 28 punti, considerato da molti osservatori come un premio all’aggressione russa e potenzialmente foriero di ulteriori invasioni.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato domenica che sono stati compiuti progressi per integrare le preoccupazioni di Kiev nella proposta statunitense. «Al momento, vi è l’intesa che il piano americano possa includere una serie di elementi fondati sulle prospettive ucraine e cruciali per i nostri interessi nazionali», ha scritto su X. «Si sta lavorando per rendere tali elementi realmente efficaci nel raggiungere l’obiettivo prioritario del nostro popolo: mettere finalmente fine allo spargimento di sangue e alla guerra».
Il senatore statunitense Angus King, indipendente e critico verso la proposta, ha auspicato che «dalla consultazione con Ucraina ed europei emerga un accordo più equo e responsabile». Ha poi aggiunto: «Tutti desiderano la pace, in particolare il popolo ucraino, che ha sopportato il peso di un’aggressione inaccettabile. Ma la pace deve essere giusta e duratura. L’attuale piano non soddisfa questi criteri e, alla luce delle lezioni della storia, difficilmente potrà farlo».
Costa ha inoltre anticipato che i leader dei 27 Stati membri discuteranno lunedì, in Angola, una possibile controproposta europea per porre fine al conflitto.
Nel frattempo, Trump sembra aver attenuato la scadenza di giovedì fissata per l’accettazione da parte dell’Ucraina dei termini proposti, precisando che si tratta «non della mia offerta finale». Tuttavia, in un post pubblicato domenica sul social network Truth, il presidente americano ha criticato Bruxelles e Kiev, affermando che «la ‘leadership’ ucraina non ha mostrato alcuna gratitudine per i nostri sforzi e l’Europa continua ad acquistare petrolio dalla Russia».
Marco Tabili

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