
Non facciamo finta di non capirci. Hamas non disarma perché il suo potere non nasce da una legittimità politica, ma da un arsenale e da una rete di controllo che prospera solo nel conflitto. Se depone le armi, scompare. È la logica del gruppo armato che si traveste da movimento politico: la pistola sul tavolo è l’unica voce. Disarmare significherebbe ammettere di aver perso, consegnare Gaza a un futuro diverso, rinunciare a quell’idea fanatica di “resistenza” che da decenni giustifica controllo e paura.
Hamas non vuole uscire di scena perché ha costruito uno Stato nello Stato: tassazione parallela, tunnel, contrabbando, educazione ideologica, media, milizie. Gaza è diventata una prigione di due milioni di persone e Hamas ne è il carceriere. Qualsiasi processo di pace reale le toglierebbe il ruolo. Ecco perché, anche di fronte a una tregua “di facciata” confezionata per la politica estera altrui, non restituisce gli ostaggi, nemmeno quelli deceduti: ogni corpo è moneta di scambio, ogni cadavere è una leva negoziale. Consegnarli vuol dire chiudere un canale di potere.
Israele questo lo sa. Non esiste coesistenza con un partito armato che pone la distruzione dello Stato ebraico come principio fondativo. Puoi congelare il conflitto, ma non normalizzarlo. Finché Hamas resta in piedi, Gaza rimane una mina sotto la sabbia. Per questo l’esercito israeliano non si ferma: non per vendetta, ma per una logica di sopravvivenza. La storia recente insegna che ogni “mezza vittoria” lasciata a metà è stata ripagata con razzi, attentati e propaganda.
Hamas non può essere riformato: va sconfitto. Ha tradito il proprio popolo trasformando il dolore palestinese in un business politico-militare. Le guerre di religione non finiscono con un comunicato, ma con la resa di chi le alimenta. Israele combatte per difendere i suoi cittadini e, insieme, per liberare i palestinesi da chi li tiene ostaggi due volte: nel corpo e nella mente.
Dietro ogni parola “tregua” resta la domanda che molti evitano: può esistere pace con chi considera la pace un tradimento? La risposta è scritta nei tunnel di Gaza e nelle sirene di Tel Aviv. Fino a quando quella struttura armata resterà intatta, non ci sarà equilibrio. Ecco perché Hamas non disarma. Ecco perché Israele non può fermarsi.
Piero Terracina

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