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Per un’economia del futuro

Giorgio La Malfa ha scritto per il Corriere della Sera di ieri un editoriale di grande impatto, in cui, dati alla mano, dimostra come la situazione economica italiana, da più di vent’anni, regredisce drammaticamente a cominciare dal reddito pro capite. Per ovviarvi, La Malfa propone di rilanciare l’offerta, tesi confortata anche dal sostegno degli ultimi governatori della Banca d’Italia. Si tratterebbe di investire nell’Università, nella ricerca e nell’innovazione. La Malfa non ha dubbi. Bisogna dare da subito i tredici miliardi previsti per il ponte sullo Stretto a questi settori strategici per la ripresa italiana. Sicuramente dispone di buoni argomenti. Bisogna solo appurare se questi soldi ci sono ancora o se sono stati spesi pure quelli.

di Riccardo Bruno | 17 Febbraio 2026

Giorgio La Malfa ha scritto per il Corriere della Sera di ieri un editoriale di grande impatto, in cui, dati alla mano, dimostra come la situazione economica italiana, da più di vent’anni, regredisce drammaticamente a cominciare dal reddito pro capite. Per ovviarvi, La Malfa propone di rilanciare l’offerta, tesi confortata anche dal sostegno degli ultimi governatori della Banca d’Italia. Si tratterebbe di investire nell’Università, nella ricerca e nell’innovazione. La Malfa non ha dubbi. Bisogna dare da subito i tredici miliardi previsti per il ponte sullo Stretto a questi settori strategici per la ripresa italiana. Sicuramente dispone di buoni argomenti. Bisogna solo appurare se questi soldi ci sono ancora o se sono stati spesi pure quelli.

L’iter del Ponte, che dovrebbe essere fondamentale per il governo, continua a rallentare. Tra i rilievi della Corte dei conti, gli atti aggiuntivi contestati, si è passati da uno slittamento all’altro. Nella manovra per il 2026 il governo ha rinviato centinaia di milioni agli anni successivi adducendo l’assenza di impegni perfezionati. Ne consegue, che le risorse iscritte a bilancio, sono ancora in una fase di prenotazione.

A contrario di quello che dice Salvini e cioè che i fondi non si potrebbero toccare per legge, il governo non è stato tanto stupido. La normativa consente la rimodulazione eccome. Tanto è vero che sono stati destinati al ponte soldi per le emergenze della Regione Sicilia. Disgraziatamente è accaduto che i cittadini siciliani continuino a essere in emergenza, nonostante l’emergenza sia già scomparsa dalle prime pagine dei giornali. Senza contare che anche altre Regioni sono in sofferenza per danni ambientali ed il complesso delle risorse per il ponte potrebbe venire prosciugato in questa sola stagione, una volta accertata l’entità dei danni.

La Malfa esprime nel suo articolo un concetto inoppugnabile, ovvero che se si aumentano le spese per la difesa al quattro per cento, a maggior ragione, occorre aumentare anche quelle per la ricerca e l’Università. Egli per primo sa che non si può aumentare ulteriormente il debito pubblico e quindi da dove si prendono i soldi per tutto questo, nel caso fossero stati intaccati persino quelli per il famoso e formidabile ponte? Solo le spese per i centri di detenzione inutilizzati in Albania, ancora vive per i militari schierati intorno al bidone vuoto, testimoniano le mani bucate di questo governo. Adesso vorrebbe anche mobilitare la marina per il blocco navale. Bene, la nafta costa e come annotava Bonaparte nessun paese europeo raggiunge l’espansione costiera dell’Italia. Vai a pattugliarla via mare.

A meno che si voglia fare una patrimoniale su quelle che già ci stanno, il governo ha messo tasse persino sui pacchi postali, il piatto piange. Dispiace dirlo. Per fare una politica economica del futuro, bisogna tagliare tutto quanto appare obsoleto nella spesa che c’è, non di quella che si dovrebbe, forse, fare domani. Insomma, bisogna prelevare i soldi pubblici dove ci sono davvero. Cosa a cui questo governo, non ha tagliato nemmeno le spese ministeriali, solo Palazzo Chigi sembra una piazza d’armi, non pensa proprio. L’intera classe politica italiana è riuscita nel capolavoro di ridurre il numero dei parlamentari ed aumentare i costi del Parlamento. Abbiamo visto l’onorevole La Malfa attivissimo, fa piacere, sul fronte di un’officina repubblicana per scrivere il programma dell’opposizione. La voce repubblicana dà volentieri il suo contributo, si recuperino soldi per gli investimenti dalla spesa improduttiva residuale del secolo scorso. Per riprendere una proposta repubblicana dell’epoca, a cosa servono tre reti Rai e tre telegiornali, nel 2026?

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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