Non si dovrebbe mai parlare di un libro senza prima averlo letto, ma per una volta trasgrediamo questa buona (ed ovvia) regola: perché Laici, l’imbroglio italiano (Marsilio) è opera di Massimo Teodori, che da lungo tempo seguiamo con piacere sui giornali dove scrive, e perchè abbiamo letto una magistrale recensione di questo libro, ad opera di Filippo Facci, che ci ha fatto sentire meno soli.
Se è vero che nella lettura cerchiamo il confronto, ma anche il conforto, allora pensiamo di averli trovati entrambi in queste pagine, che pure ancora non abbiamo letto. Da tempo, infatti, abbiamo colto segnali, sempre più inquietanti e sempre più evidenti, di una colossale mistificazione, che abbiamo ripetutamente denunciato, ricavandone solo la sensazione di essere il classico marziano caduto da un altro pianeta, portatore di un linguaggio ignoto che solo pochissimi sembrano in grado di capire.
Di fronte a giochetti penosi di parole, che hanno trasformato i laici in laicisti, il relativismo in nichilismo, il liberalismo in fondamentalismo liberista, abbiamo assistito increduli, prima, sgomenti, poi, alla complicità corriva ed in malafede di tutti coloro che sono improvvisamente saliti sul carro della Nuova Crociata, obbiettivo: mettere a tacere il pensiero laico e liberale, in nome di un neo-tradizionalismo atto solo ad ottenere il solito “voto cattolico”, ovvero il fantasma che condiziona la vita politica della Repubblica italiana dalla sua nascita.
“L’imbroglio italiano”, lo definisce Teodori, aggravato dal fatto che, da qualche anno a questa parte, chiunque si definisce liberale, e dunque aumenta la portata di una destabilizzazione volta solo a restaurare un ritorno al passato.
Abbiamo vissuto in prima persona battaglie come quella sulla Legge 40, che ci hanno lasciato un senso profondo ed amarissimo di impotenza, perché a fronte di una richiesta incessante di confronto e di dialogo, in termini logici e razionali, siamo stati schiacciati da levate di scudi fideistiche ed irragionevoli (qualcuno può a tutt’oggi spiegarci il “no” alla fecondazione eterologa?!), da prese di posizione sconcertanti, da un clima di scontro ideologico e dogmatico che ha riportato indietro il nostro Paese di almeno 50 anni.
Abbiamo risentito teorie vetuste che credevamo superate e seppellite per sempre: l’omosessualità come patologia, le coppie di fatto come minaccia alla stabilità del tessuto sociale, l’aborto come testimonianza della debolezza mentale e morale delle donne, e via delirando, con l’aggiunta di novità assolutamente stupefacenti, come il Treno per l’Occidente organizzato da Pera e sponsorizzato dai cosiddetti “atei devoti”. Figure davvero interessanti, queste ultime, a partire da Giuliano Ferrara, che hanno pensato bene di lanciare la Crociata contro i laici tacciandoci di fondamentalismo anticlericale. Bene, è giunto il momento, ed il libro di Teodori lo dice a chiare lettere, di fermare questo patetico gioco delle tre carte e dire agli “atei devoti” che non possono rovesciare su di noi la responsabilità delle loro scelte ideologiche, clamorosamente viziate da un pregiudizio di fondo. Che è quello di credere ancora nella politica del voto di scambio e dell’offerta votiva alla Chiesa, riconosciuta come unico collante di questo Paese. Non è e non può essere così: i veri laici, i veri liberali, questo lo sanno bene, perché credono in una coscienza individuale che è discriminante irrinunciabile contro ogni totalitarismo.
Per questo comprerò e leggerò il libro di Teodori, perché smaschera l’inganno. E ci fa sentire meno soli.
Chiara Boriosi

“Libera Chiesa in libero Stato”, diceva il Conte Camillo Benso di Cavour nei suoi discorsi di marzo e aprile 1861 al primo Parlamento dell’Italia unita e costui era un liberale, un laico. O no?
Se inganno c’è, allora è sempre esistito! In realtà non c’è, a mio parere. Invece ci sono i cattolici e ci sono i laici; gli uni credenti in Dio e più o meno praticanti; gli altri completamente atei o quasi. Dov’è l’inganno? Se ci sono dei valori morali, dovuti ad una particolare educazione di buone maniere e inclinazioni, che provengano dal cattolicesimo o dalla società laica poco importa. Poi, ogni persona si formerà una propria opinione su un problema specifico a seconda proprio della sua educazione. Non è necessario che tutti siano cattolici, o laici, o liberali o socilaisti o altro. La società esiste solo se c’è il rispetto dei valori altrui e la mediazione consiste proprio nel raggiungere un accordo che rispecchi sempre il volere della maggioranza, che ogni cittadino può contribuire a formare. Questo è forse il vero contributo che il laici possono portare nella società del terzo millennio: tolleranza e rispetto delle diverse istanze provenienti dai cittadini. Così si convive, lanciando le proprie idee, anche quelle più singolari, senza per questo volerle imporre prima che siano maturi i tempi e senza che le minoranze manipolino quelle maggiormente condivise.