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Per scongiurare l’aumento dell’IVA serve un grande piano di riqualificazione edilizia che preveda anche un condono tombale

di Daniele Marchetti | 21 Aprile 2019

Tutto ormai è chiaro. Al di là degli annunci più o meno formalizzati in mozioni parlamentari, senza novità importati l’aumento dell’IVA sarà inevitabile. Parola di Giovanni Tria: il mite arcigno Ministro dell’Economia del Governo Conte che, da un poco di tempo a questa parte, togliendosi ad uno ad uno i sassolini dalle scarpe, non le manda a dire.

Tramontato il tempo dell’enfatico taglio ai costi della politica che ben poco ha racimolato (tanto fumo e poco arrosto), archiviato il sogno di una spending review facile sulla carta ma assai più problematica alla prova dei fatti ed asciugato anche il rigagnolo della “pace fiscali”, cosa potrebbe costituire una reale novità per la sostenibilità (non solo economica) del “sistema Italia”?

Un’idea c’è, ma è di quelle top-secret, indicibili al tempo dell’ipocrisia post-ideologica, del bel pensiero politico in giacca di cachemire.

Il Paese cade a pezzi, la qualità del patrimonio edilizio anche privato è da mani nei capelli ma nessuno oggi sembra avere il coraggio di dire che all’Italia serve come il pane un grande piano integrato di riqualificazione che poggi -ecco l’innominabile- su di un “condono edilizio tombale”.

Non la solita generalizzata, indiscriminata, insulsa sanatoria dei mille abusi presenti nel bel paese come emerso anche dalla maxi indagine denominata “case fantasma” condotta negli anni scorsi dall’agenzia delle entrate di concerto con l’agenzia del territorio, bensì un vero e proprio piano di rigenerazione del tessuto edilizio e di valorizzazione del territorio e dei beni naturalistico paesaggistici.

Un condono come nuovo patto tra lo Stato ed il cittadino con regole chiare e certe.

Un  do tu des virtuoso in cui lo Stato possa concedere -in maniera vincolata e vincolante- l’accesso alla richiesta di sanatoria in cambio -per esempio- di un adeguamento (o recupero) sismico dell’intero immobile in base alla classe di rischio prevista per la zona interessata. Oppure -nel caso di aree a bassa sismicità- di una vera e duratura riqualificazione energetica degli edifici oltre, ovviamente, all’adeguamento sismico.

Insomma una iniziativa di buona collaborazione Stato-cittadino attraverso cui da un lato sanare, recuperare, valorizzare il patrimonio edilizio (comunque) esistente e, dall’atro, fornire alle casse statali una consistente boccata d’ossigeno utile per la messa in sicurezza del bilancio nazionale ed al contempo, impostare politiche di crescita.

I vantaggi di un simile piano combinato di messa in regola urbanistica e riqualificazione edilizia oltre a creare le condizioni di maggior sicurezza per l’incolumità dei cittadini porterebbe una riqualificazione ed una valorizzazione ambientale e paesaggistica del nostro Paese spesso compromessa da regole insensate in cui, per un ambientalismo sciocco (come quello della doppia conformità), i volumi esistenti, diroccati, marcescenti devono essere abbandonati all’incuria per l’impossibilità di un legale e proficuo recupero.

Per questo malcelato malvezzo, l’Italia -da nord a sud- è disseminata di volumi abbandonati che deturpano il territorio e degradano un paesaggio dovunque unico.

Contro la visone ideologica del reale, serve il coraggio della politica. Di una alta e nobile capacità amministrativa che -senza bandiere di schieramento ma anche senza lassismo- non tema l’impopolarità ma operi, in forma concordata e condivisa tra Regioni e Governo, in favore di un bene comune che non può ridursi alla pietosa venerazione dei ruderi.

Intoccabilità o recupero, incuria o valorizzazione. La sostenibilità (anche economica) dell’Italia si gioca, oggi più che mai, nella scelta tra questi due paradigmi.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, condono, costi, costi della politica, governo

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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