Turismo alla frutta, o quasi. E mentre le spiagge languono e i lettini rimangono un po’ all’asciutto, di presenze, gli enti addetti se la cantano e se la suonano. Tradotto. Non vanno d’accordo e gli interventi non fanno rete. Semmai fanno autogol. Le Regioni dicono che il nuovo ministero non ha un piano se non quello dell’apparire, il ministero rilancia e dice che è inutile versare milioni di euro agli albergatori per rinfrescare le facciate degli hotel se non c’è un piano strategico. E così dal turismo alla frutta passiamo alla fase del caffè vero e proprio, all’ammazzacaffè e pure al bicchiere del nocino. Oltre la buona tavola. C’è di che sorprendersi al di là delle normali battaglie tra enti di governo centrali e locali. Una volta sul turismo, soprattutto nelle emergenze, si andava tutti d’accordo. Ad esempio nell’annata storica e tragica della mucillagine quando l’Adriatico era diventato una specie di palude marrone e calda, beh tra Governo centrale e regioni e province e comuni si fece un grande accordo e si rilanciò tra piani alternativi, percorsi naturali, investimenti per costruire piscine, e azioni per un risanamento delle acque. Oggi la mucillagine non c’è ma c’è la grande mucillagine della crisi che tiene lontani i russi che non fa tornare in grande stile i tedeschi che rende tiepidi i nordici che una volta planavano da Lignano a Marotta Mondolfo ecco, la Riviera del bel turismo prendi mordi e fuggi adesso è al passo. E l’idea di lanciare a stagione iniziata a camere quasi vendute quelle che son vendute un po’ di milioni di euro per rifare le facciate di questo o quell’hotel appare francamente intempestivo e singolare. Cosa c’è dietro? Dicono le male lingue, ma solitamente proprio perché male lingue, bene informate: ci sono le elezioni europee e ci sono pure le elezioni provinciali, c’è la battaglia elettorale di una campagna condotta pure a suon di botte e botti. E ci sono le caste ovvero le categorie più o meno protette quelle che fanno la differenza anche in una elezione e allora c’è la categoria -dicono le fonti bene informate- degli albergatori che vanno al tavolo e battono i pugni e minacciano: se non ci date sovvenzioni votiamo dall’altra parte. E il bello è che lo dicono a tutti i tavoli : a quelli dove comanda il centro destra e a quelli dove comanda il centro sinistra. Con il risultato che il voto può andare ovunque. Poi c’è la categoria dei bagnini che lamentano aggravi e tasse e anni insicuri e anche loro si lamentano e battono i pugni, votiamo dall’altra parte. Quale parte alla fine non si sa. Morale della favola tra un batter di pugni e qualche finanziamento all’ultimo minuti si apre una stagione che non sembra essere tra le più limpide. Poi magari il flusso improvviso arriva, basta inventarsi un sentiero del Barbarossa o una nuova giostra, ma quel che non si spiega è come mai negli anni di grassa quando i russi e i rubli c’erano questi operatori del mercato del turismo così bravi non sono stati così eccellenti a investire e pianificare per i possibili anni grigi. Dove son andati i soldi? Dove si investe?. Così a Roma si dice aiuto e stiamo col governo e magari a Venezia o a Firenze o a Genova o a Bologna, aiuto e stiamo con la Regione. Ci sta anche che in casi di difficoltà si intervenga, quello che diventa strano e soprannaturale da capire che una volta dati i soldi questi benedetti operatori del turismo utilizzino le risorse per obbiettivi strategici di lungo periodo non per rifare un portico o ri impiantare una palma magari fuori luogo nel posto di mare in cui si pianta. Ecco il problema. Rilanciare il turismo con i milioni decisi a maggio per giugno diventa curioso e quasi spettacolare come una piece del Bagaglino, se non ci sono i progetti di supporto che entrino nella profondità del problema.
Fabrizio Binacchi
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