In questo momento il Partito Democratico e il Popolo della Libertà sono chiamati a mettere fine alla contrapposizione ideologica che dura da troppo tempo.

Il risultato elettorale del 24-25 febbraio 2013 non ha dato un chiaro vincitore se non il Movimento 5 Stelle che si pone in netta contrapposizione con i partiti tradizionali (Partito Democratico – Popolo della Libertà). Detto movimento ha saputo cogliere il malessere del paese e ha riscosso molto successo perché c’è stato uno sfilacciamento dei partiti tradizionali con il popolo italiano che era sfiduciato dal mondo della politica.
Gli Italiani hanno notato un aumento della pressione fiscale e una mancanza di risposte concrete ai problemi reali del paese quali: l’economia, l’occupazione, la giustizia sociale, la cultura. L’insofferenza verso il mondo della politica tradizionale e dei suoi privilegi non ancora riformato è stato un elemento fondamentale per la buona riuscita del Movimento 5 Stelle. Partito Democratico e Popolo della Libertà non hanno convinto e ne hanno risentito in termini di perdita di consensi.
Ora tutti i partiti sono chiamati ad un alto senso di responsabilità nell’interesse generale del paese, del suo rilancio e della sua credibilità internazionale mettendo da parte le vecchie ideologie o i vecchi modi di fare politica.
Mi ricordo, con molto entusiasmo, le dichiarazioni degli esponenti del Partito Democratico che volevano il rinnovamento della classe dirigente. Ritengo che lo strumento delle Primarie sia uno strumento utile per la democrazia interna di un partito. Alle Primarie, va ricordato, hanno partecipato oltre 3 milioni di persone di quell’area politica ma è stato uno sbaglio non aver fatto partecipare gli altri elettori che andavano considerati per le elezioni politiche generali.
Il secondo sbaglio è stato quello di aver scelto di candidare a Palazzo Chigi l’On. Pierluigi Bersani che è da oltre 20 anni in politica e non rappresenta certo il rinnovamento che era caldamente sostenuto da una parte del partito. Il partito doveva dimostrare con i fatti che voleva veramente un ricambio generazionale. Con la candidatura di Bersani è passato il messaggio che parlavano parlavano e basta. Va ricordato che la candidatura di Matteo Renzi era vista come fumo negli occhi.
Il terzo sbaglio è stato fatto dopo il risultato delle Primarie (anche se è risultato vincitore Bersani) perché Bersani aveva il dovere di dire “Ragazzi anche se ho vinto lascio il testimone a Matteo Renzi che vuole dare un nuovo ciclo al partito”.
Il quarto sbaglio è stato quello di non stare in mezzo alla gente e di non aver fatto proprie le istanze che provenivano dal loro elettorato e dagli Italiani in generale.
Il quinto sbaglio è stato quello di allearsi con Sel che rappresenta una sorte di vecchia edizione dell’Unione e di aver demonizzato gli altri partiti (vedasi le dichiarazioni di Bersani contro il Movimento 5 stelle e altre dichiarazioni in cui parlava di “giaguari” o di “tacchini”). Secondo me gli elettori di qualunque area politica siano vanno rispettati perché è la Democrazia che lo impone.
Il partito doveva dimostrare discontinuità con il passato e doveva dare una visione sul futuro di quel partito e dell’Italia.
Il sesto sbaglio è quello di non aver votato a favore dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e dell’abolizione delle Province.
Il settimo sbaglio è quello, in occasione della Direzione Nazionale, di non aver ammesso la sconfitta politica e di non aver deciso l’azzeramento completo della Direzione che ancora una volta ha dimostrato di non aver capito la lezione e di non fare il rinnovamento chiesto dagli elettori.
L’abbandono di Matteo Renzi è una scelta politica che dimostra una netta opposizione con la linea ufficiale del partito.
Poi ci sono altri sbagli non meno gravi. Ho letto la notizia del suicidio del capo comunicazione del Monte dei Paschi di Siena e devo dire che sono rimasto sconvolto e mi domando i motivi per cui abbia commesso questo clamoroso gesto.
Venendo adesso al Popolo della Libertà credo che abbia fatto degli errori nell’azione e nelle decisioni del governo. Poi nel 2011 oltre alla grave crisi congiunturale e dell’aumento dello spread il governo Berlusconi si è dovuto dimettere anche per cause interne al partito perché, nel frattempo, era nata la formazione politica “Futuro e Libertà” guidata da Fini e sostenuta da alcuni parlamentari che non hanno più sostenuto il governo presieduto da Berlusconi. Il governo Berlusconi lascia il proprio posto ad un governo tecnico guidato dal Sen. Prof. Mario Monti che a causa di una congiuntura economica sfavorevole ha dovuto adottare una politica di austerità che ha, di fatto, generato una grave crisi economica sulle spalle dei cittadini.
Per il rilancio del paese non si dovevano fare solo politiche di austerità ma quelle riforme necessarie per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie e politiche a favore dell’occupazione e della casa (tagliando dove si poteva).
Sono convinto che alcune riforme del governo Monti vadano nella direzione giusta anche per restare nell’Unione Europea e nell’Euro.
Ma adesso non possiamo recriminare sugli sbagli degli uni e degli altri. Adesso è il momento di dare un governo che pensi all’interesse generale e non al proprio elettorato di riferimento.
Ora mi domando: il lavoro, la scuola, la giustizia sociale, la solidarietà e tutti gli altri temi che vi stanno a cuore sono di destra o di sinistra o riguardano tutti??? Secondo il mio punto di vista riguardano tutti.
Credo molto onestamente che i progetti del Partito Democratico e del Popolo della Libertà debbano andare avanti anche perché hanno contribuito a semplificare il sistema politico italiano basilare al fine di prendere decisioni più rapide possibili perché l’Italia ha bisogno urgentemente di riforme condivise.
In questo momento il Partito Democratico e il Popolo della Libertà sono chiamati a mettere fine alla contrapposizione ideologica che dura da troppo tempo.
Le riforme condivise che vorrei che fossero realizzate sono:
1) taglio del numero dei parlamentar e dei costi della politica (compresi i vitalizi, i vitalizi dopo la non rielezione vanno sospesi);
2) introduzione di un tetto di stipendio per i manager pubblici;
3) Separazione della Politica con gli affari;
4) Riduzione delle tasse da pagare a carico dei cittadini;
5) Politiche a favore dell’occupazione giovanile e non;
6) Politiche a favore del lavoro e delle imprese favorendo il microcredito e i mutui a chi vuole aprire un’azienda o per comprarsi una casa;
7) Cancellazione della troppa burocrazia che soffoca il paese;
8) Abolizione delle province e accorpamento delle regioni piccole e a statuto speciale.
Le riforme sono fondamentali per questo paese se vuole ritornare ad essere un soggetto in grado di contare nel mondo e di avere una credibilità internazionale per attirare investimenti da parte di investitori stranieri. Inoltre sarebbe un segnale molto forte ai cittadini di aver ritrovato quella serenità, quell’unità e quella credibilità che mancano da molti anni che farebbero rilanciare il Paese.
Saranno i prossimi giorni e mesi a dirci in quale direzione andremo altrimenti il sistema politico così come l’abbiamo conosciuto finora verrà stravolto.
Concludo augurandomi che l’Italia possa voltar pagina per il nostro futuro e che le forze politiche in campo rendano un servizio utile all’Italia e agli Italiani.

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