
Non si trovano i soldi per rafforzare la sanità pubblica né per ridurre le accise sui carburanti, ma per acquistare armi siamo pronti a indebitarci per miliardi con l’Unione europea.
Ce lo ha fatto sapere Antonio Tajani, annunciando che l’Italia intendeva utilizzare 14,9 miliardi del fondo SAFE. Poco dopo, però, ha precisato che quella cifra rappresenterebbe soltanto una prenotazione e che la richiesta effettiva potrebbe fermarsi tra 6 e 9 miliardi. La decisione definitiva sarà presa entro dicembre e dovrà passare dal Parlamento.
SAFE non distribuisce denaro a fondo perduto. L’Unione europea raccoglie risorse sui mercati e le presta agli Stati perché siano impiegate nell’acquisto di armamenti, infrastrutture militari e tecnologie per la sicurezza. Le scadenze sono lunghe e le condizioni possono essere più favorevoli di quelle offerte dai titoli italiani, ma il debito dovrà comunque essere restituito.
Presentare questa operazione come priva di conseguenze per i conti pubblici è fuorviante. Anche quando sostituisce debito nazionale già programmato, il prestito europeo finanzia spese militari e grava sul debito dello Stato.
SAFE si inserisce inoltre nella stessa traiettoria politica dell’impegno assunto in sede NATO: portare entro il 2035 la spesa per difesa e sicurezza al 5 per cento del PIL. In un Paese già gravato da un debito enorme, nel quale mancano risorse per sanità, scuola, pensioni e investimenti, si sceglie dunque di aumentare in misura gigantesca la spesa militare.
Le divisioni nella maggioranza sono emerse immediatamente. La Lega si è schierata contro il ricorso al prestito nelle condizioni annunciate e Claudio Borghi ha ricordato che nulla è ancora deciso. Crosetto presenta invece l’operazione come la sostituzione del debito nazionale con un finanziamento europeo più conveniente. Foti, di Fratelli d’Italia, invita alla prudenza e richiama condizioni e vincoli. Tre rappresentazioni diverse della stessa scelta.
Il voto parlamentare potrebbe far emergere una maggioranza differente da quella che sostiene il governo: Fratelli d’Italia e Forza Italia favorevoli, Lega contraria, Azione disponibile. Anche Matteo Renzi, pur definendo Tajani «un incapace totale», è favorevole all’utilizzo del SAFE.
All’opposizione, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno già espresso una contrarietà netta, denunciando il ricorso a nuovo debito per finanziare il riarmo.
Più complessa è la posizione del Partito democratico. Piero De Luca ha attaccato la confusione del governo, ma il partito non ha ancora annunciato una linea unitaria sul voto parlamentare. Peppe Provenzano, responsabile Esteri del PD, ha invece espresso sostegno al SAFE, considerandolo uno strumento, sia pure parziale, per costruire una difesa comune europea. Nello stesso tempo, ha contestato il riarmo nazionale e l’obiettivo NATO del 5 per cento, giudicato incompatibile con la difesa del modello sociale europeo.
Va anche ricordato che PD, M5S, AVS e Italia Viva avevano sottoscritto una mozione comune per chiedere che un eventuale scostamento di bilancio fosse destinato alla sanità, alla lotta contro la povertà e al sostegno di famiglie e imprese, non alle spese militari. Quella mozione, tuttavia, sosteneva anche la costruzione di una difesa comune europea e non conteneva un esplicito rifiuto del SAFE.
Si torna intanto a parlare di primarie per scegliere la guida dello schieramento alternativo alla destra. Sarebbe giusto che non si riducessero a una competizione tra persone, ma diventassero un vero confronto sui contenuti e sulle scelte fondamentali per il futuro del Paese.
Il mio auspicio è che Elly Schlein e l’intero Partito democratico assumano una posizione chiara contro l’aumento delle spese militari.
Destinare nuovo debito agli armamenti, mentre la sanità pubblica si indebolisce e crescono la povertà e le disuguaglianze, sarebbe una follia politica, economica e morale.
Sono convinto che a sinistra questa posizione sia largamente condivisa e maggioritaria.
Enrico Rossi

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