Continuiamo a non avere alcuna simpatia per Michele Santoro. Non ci piacciono i tribuni e, soprattutto, non ci piacciono gli artifizi e i trucchi dei quali fa ampiamente uso. Il conduttore non si limita ad essere fazioso ( che non sarebbe un gran male). Gli piace infierire sugli ospiti ( quelli non in linea con le sue idee) con mezzi sleali. Chi sta argomentando con efficacia viene interrotto ed ostacolato; ci sono mille modi per un conduttore di sviare il discorso. In più, tutta la squadra dei tecnici e la regia gli danno man forte. E’ un gioco da ragazzi ridicolizzare o esaltare attraverso un uso ad hoc delle telecamere.
Ma anche l’irruzione nel programma Annovero di un direttore generale è il segno di un’azienda che non c’è più. Se è lo stesso direttore generale di viale Mazzini a prendere le distanze da ciò che va in onda, significa che il servizio pubblico non adempie più alla sua missione.
Del resto ci sono programmi, direttori e persino semplici giornalisti la presenza dei quali è imposta dai magistrati. E quando la libertà di scegliere, in una azienda editoriale viene limitata persino dai giudici oltre che dalla politica, c’è una sola cosa da fare. Chiudere.
Tuttocchiali

Obtorto collo ,devo ammettere di essere d’ accordo !
Personalmente non ho mai ritenuto che la Rai fosse servizio pubblico.
E’ sempre stata al servizio dei partiti, dei raccomandati, dei portaborse e dei lacchè.
Un referendum del 1995, vinto a maggioranza, ne chiedeva la privatizzazione.
Sarebbe ora, finalmente, di avviare tale processo.
http://www.lucabagatin.ilcannocchiale.it