Senza fare nomi il Cardinal Bagnasco striglia la classe politica italiana. La “bordata” sembra favorire i sostenitori della stabilità del governo Letta.

Ma per chi suona la campana? Per un Cav. stretto nella morsa di un’improbabile dichiarazione di ineleggibilità (poco più che colpo a salve) ed una più seria (e quindi, preoccupante) interdizione dai pubblici uffici? Oppure per l’istrione Grillo, sempre prodigo di vaffa? O, piuttosto, per l’indomito inquilino di Palazzo Vecchio che proprio qualche minuto prima della prolusione del primo porporato italiano, aveva sentenziato: “bisogna fare la legge elettorale, alcune cose semplici ed urgenti per l’economia e poi andare a votare”?
Certo è che i termini utilizzati dal capo della CEI non ammettono ambiguità “L’ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resterà scritto nella storia.” Sindaco avvisato, mezzo salvato. Ma anche, se non soprattutto: chi la fa, l’aspetti.
E nelle “gerarchie” la memoria non fa difetto come la tempistica. Né prima, né dopo: le parole di Bagnasco arrivano, puntuali, in piena campagna mediato-elettorale del Sindaco Renzi. Nel giorno nel quale da Palazzo Vecchio si lanciano palle incatenate contro il neo e poco stabile (non solo per lo scivolone sul palco del teatro di Avellino) segretario PD, l’avventuristica iniziativa del capogruppo Zanda sulla personalità giuridica dei partiti e il rinvio dell’IMU.
Bordate che però sembrano non spaventare i “manovratori del vapore” ma piuttosto favorire un ricompattamento del fronte (ampio e variegato) anti “rottamatore” e pro-Letta.
Un “fronte governativo” che è destinato a pesare sempre di più nel Paese e, prima di tutto, nelle lotte intestine di Largo del Nazzareno.

La strage di Tucson, Arizona, costata la vita a sei persone e con la deputata democratica Gabrielle Giffords in gravi condizioni, non è solo un tragico fatto di cronaca che rimbalza per la propria gravità sulle televisioni di tutto il mondo, ma è soprattutto una sorta di forte segnale di allarme che dovrebbe risuonare nelle nostre coscienze e costringerci a riflettere su quanto dovremmo fare, di là e di qua dell’oceano, per fermare la logica avvelenata della contrapposizione sempre più spinta che purtroppo ottiene solo di alimentare fino alla sconsideratezza l’intolleranza, l’odio, la cieca opposizione fino a generare la morte in nome dell’eliminazione fisica dell’avversario. Ciò che davvero colpisce infatti di questo attentato non risiede nella ferocia del suo esecutore e neanche, ci sia perdonato l’apparente cinismo di questa affermazione, nelle proporzioni numeriche del massacro, ma nella genesi di questo gesto estremo, che affonda le proprie radici in un gesto politico ben preciso, ovvero nella “Lista degli obbiettivi” stilata e diffusa in Rete con grande clamore da Sarah Palin, qualche mese fa, una lista che conteneva diciassette nomi di uomini e donne, deputati del Congresso americano, rei di aver votato a favore della riforma sanitaria voluta dal Presidente Obama e dunque meritevoli, secondo l’espressione utilizzata dalla stessa Palin, di essere additati al pubblico ludibrio e di essere fermati “anche a fucilate”. Il che è puntualmente avvenuto.
Adalberto: ma almeno il francobollo ce l’hai meso?! Scherzo – ma non troppo – grazie.
Puccio: Non hai torto, ma a volte per dare è necessario che ci siano le condizioni giuste per farlo. Nel nostro paese non ci sono, e mi è piaciuto citare l’intento dei No Labels come esempio di uno sforzo comune per tornare ad un dibattito civile e costruttivo.
…”senza pensare, irresponsabilmente, incoscientemente, che gli spari metaforici poi diventano proiettili che uccidono davvero.”
Purtroppo è questa la realtà nella quale viviamo ,nel mondo mi pare . A forza di pretendere , molti dimenticano ogni cultura ,ed il piacere di dare. Sarà il progresso…?
Grande, ChiBo , appassionata e appassionante !
E’ dura, però, essere ottimisti.
Ho mandato il tuo articolo – per…espresso – a due miei amici americani ( Pennsylvania e California ).