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Per chi suona la campana?

di Daniele Marchetti | 26 Maggio 2013

Senza fare nomi il Cardinal Bagnasco striglia la classe politica italiana. La “bordata” sembra favorire i sostenitori della stabilità del governo Letta.

 bagnasco“Chi blocca il governo ne risponderà”. Messaggio tosto quello lanciato dal Cardinal Bagnasco. Forse mai tanto esplicito, pungente. Mai tanto diretto. Minaccioso.

Ma per chi suona la campana? Per un Cav. stretto nella morsa di un’improbabile dichiarazione di ineleggibilità (poco più che colpo a salve) ed una più seria (e quindi, preoccupante) interdizione dai pubblici uffici? Oppure per l’istrione Grillo, sempre prodigo di vaffa? O, piuttosto, per l’indomito inquilino di Palazzo Vecchio che proprio qualche minuto prima della prolusione del primo porporato italiano, aveva sentenziato: “bisogna fare la legge elettorale, alcune cose semplici ed urgenti per l’economia e poi andare a votare”?
Certo è che i termini utilizzati dal capo della CEI non ammettono ambiguità “L’ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resterà scritto nella storia.”  Sindaco avvisato, mezzo salvato. Ma anche, se non soprattutto: chi la fa, l’aspetti.

E nelle “gerarchie” la memoria non fa difetto come la tempistica. Né prima, né dopo: le parole di Bagnasco arrivano, puntuali, in piena campagna mediato-elettorale del Sindaco Renzi. Nel giorno nel quale da Palazzo Vecchio si lanciano palle incatenate contro il neo e poco stabile (non solo per lo scivolone sul palco del teatro di Avellino) segretario PD, l’avventuristica iniziativa del capogruppo Zanda sulla personalità giuridica dei partiti e il rinvio dell’IMU.

Bordate che però sembrano non spaventare i “manovratori del vapore” ma piuttosto favorire un ricompattamento del fronte (ampio e variegato) anti “rottamatore” e pro-Letta.

Un “fronte governativo” che è destinato a pesare sempre di più nel Paese e, prima di tutto, nelle lotte intestine di Largo del Nazzareno.

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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PER CHI SUONA LA CAMPANA

La strage di Tucson, Arizona, costata la vita a sei persone e con la deputata democratica Gabrielle Giffords in gravi condizioni, non è solo un tragico fatto di cronaca che rimbalza per la propria gravità sulle televisioni di tutto il mondo, ma è soprattutto una sorta di forte segnale di allarme che dovrebbe risuonare nelle nostre coscienze e costringerci a riflettere su quanto dovremmo fare, di là e di qua dell’oceano, per fermare la logica avvelenata della contrapposizione sempre più spinta che purtroppo ottiene solo di alimentare fino alla sconsideratezza l’intolleranza, l’odio, la cieca opposizione fino a generare la morte in nome dell’eliminazione fisica dell’avversario. Ciò che davvero colpisce infatti di questo attentato non risiede nella ferocia del suo esecutore e neanche, ci sia perdonato l’apparente cinismo di questa affermazione, nelle proporzioni numeriche del massacro, ma nella genesi di questo gesto estremo, che affonda le proprie radici in un gesto politico ben preciso, ovvero nella “Lista degli obbiettivi” stilata e diffusa in Rete con grande clamore da Sarah Palin, qualche mese fa, una lista che conteneva diciassette nomi di uomini e donne, deputati del Congresso americano, rei di aver votato a favore della riforma sanitaria voluta dal Presidente Obama e dunque meritevoli, secondo l’espressione utilizzata dalla stessa Palin, di essere additati al pubblico ludibrio e di essere fermati “anche a fucilate”. Il che è puntualmente avvenuto. [segue]

di Chiara Boriosi | 10 Gennaio 2011

La strage di Tucson, Arizona, costata la vita a sei persone e con la deputata democratica Gabrielle Giffords in gravi condizioni, non è solo un tragico fatto di cronaca che rimbalza per la propria gravità sulle televisioni di tutto il mondo, ma è soprattutto una sorta di forte segnale di allarme che dovrebbe risuonare nelle nostre coscienze e costringerci a riflettere su quanto dovremmo fare, di là e di qua dell’oceano, per fermare la logica avvelenata della contrapposizione sempre più spinta che purtroppo ottiene solo di alimentare fino alla sconsideratezza l’intolleranza, l’odio, la cieca opposizione fino a generare la morte in nome dell’eliminazione fisica dell’avversario. Ciò che davvero colpisce infatti di questo attentato non risiede nella ferocia del suo esecutore e neanche, ci sia perdonato l’apparente cinismo di questa affermazione, nelle proporzioni numeriche del massacro, ma nella genesi di questo gesto estremo, che affonda le proprie radici in un gesto politico ben preciso, ovvero nella “Lista degli obbiettivi” stilata e diffusa in Rete con grande clamore da Sarah Palin, qualche mese fa, una lista che conteneva diciassette nomi di uomini e donne, deputati del Congresso americano, rei di aver votato a favore della riforma sanitaria voluta dal Presidente Obama e dunque meritevoli, secondo l’espressione utilizzata dalla stessa Palin, di essere additati al pubblico ludibrio e di essere fermati “anche a fucilate”. Il che è puntualmente avvenuto.
Della Palin, della quale ci occupammo a suo tempo durante la lunga battaglia delle elezioni presidenziali americane, pensiamo da sempre tutto il male possibile, partendo dal presupposto che la sua tragica ignoranza – ben documentata dai suoi terrificanti exploit televisivi in cui ha più volte dato prova di ignorare totalmente persino il contenuto delle tesi che sosteneva – ha fatto di lei la miserevole campionessa dell’intolleranza a prescindere, della chiusura mentale stretta attorno al’unico collante del pregiudizio, dell’incapacità di una qualunque analisi ragionata e dunque di un confronto aperto e motivato; nell’America dilaniata dalla crisi economica che l’ha scossa nel profondo delle sue fondamenta, privandola di ogni certezza e mettendo a dura prova equilibri sociali spesso già precari, la Palin e tutto il movimento dei Tea Party hanno rappresentato una sorta di benzina costantemente versata sul fuoco del populismo più becero e conservatore, che ha solleticato la pancia – vuota – del Paese, riportandolo indietro di molti anni e radicalizzando irresponsabilmente posizioni retrive su argomenti eticamente, e dunque socialmente, scottanti, quali appunto il diritto all’assistenza sanitaria, con il corollario dell’appoggio alla ricerca sulle staminali ed alla libera scelta delle donne in tema di aborto. L’affermazione elettorale dei Tea Party nelle elezioni di Midterm, e l’inasprirsi di uno scontro che non è prettamente politico quanto piuttosto genericamente e perciò pericolosamente ideologico, fondato su cascami razziali, fondamentalisti e pseudo patriottici, la dice lunga sulla capacità di attrazione che certi falsi profeti sono in grado di esercitare nei momenti di grave crisi di una democrazia, messa in ginocchio dalla crisi economica e perciò estremamente vulnerabile al verbo della caccia alle streghe, di qualunque genere esse siano, purchè si possano identificare uno o più presunti colpevoli del malessere del paese e mandarli al rogo per accontentare le folle inferocite e dunque irragionevoli. Tutto ciò, è evidente, ci rimanda per forza di cose ai fatti di casa nostra, dove viviamo ormai da troppo tempo la stessa paralisi figlia della logica della contrapposizione portata all’estremo e la stessa caccia aperta all’avversario, con l’unico intento di abbatterlo a prescindere e senza altra motivazione se non quella dello scontro personale e dell’insofferenza ideologica del tutto incapace di produrre un’idea, piuttosto che un mero attacco violento e cieco. C’è però un particolare che ci porta, fatti alla mano, ad essere più ottimisti sulle sorti della democrazia americana che non sulla nostra; dopo una attenta analisi dei risultati delle elezioni di Midterm, che hanno visto emergere le forze più radicalizzate tanto a destra quanto a sinistra, alcune delle menti più aperte, degli opinionisti ed ex politici più avanzati del paese, hanno costituito un’associazione, denominata No Labels – ovvero Nessuna Etichetta – con lo slogan: “Né a destra. Né a sinistra. Avanti”, con l’obbiettivo non di fondare un nuovo partito quanto invece con l’intenzione, molto più essenziale a parer nostro, di costituire un movimento di pensiero forte e coeso che promuova il superamento delle barricate ideologiche nell’interesse della comunità. Preoccupati dall’affermazione di movimenti estremisti che sono entrati al Congresso e dalla radicalizzazione di posizioni intransigenti, volte solo allo scontro pregiudiziale con l’avversario politico, in una fase critica di malessere profondo sia economico che civile che sta disgregando l’intero tessuto sociale americano, i costituenti dei No Labels si sono posti nell’ottica di una analisi oggettiva e razionale delle ragioni della crisi del loro paese, giungendo alla conclusione che questa sta creando i presupposti di una autentica guerriglia congressuale, dove la contrapposizione cieca e sorda rischia di sopraffare le fondamenta stesse della democrazia dell’alternanza e della collaborazione che fin qui aveva garantito il perseguimento del bene comune. Ora, se una democrazia bipolare consolidata, radicata storicamente e culturalmente nel tessuto stesso del paese, a differenza della nostra, posticcia e fasulla, è disposta a ridiscutere, grazie ai propri uomini migliori, le dinamiche profonde della propria ragione d’essere, ed a promuovere un forte movimento di opinione a favore del superamento di contrapposizioni ideologiche ormai storicamente superate e senza più ragione d’essere, essa porta senza dubbio in sé i germi di una sopravvivenza e di una crescita in senso positivo che la porterà a ridefinirsi in chiave contemporanea, adeguandosi ai cambiamenti e facendosene interprete per il bene della comunità. Invece noi, che avremmo tanto bisogno di una operazione intellettuale e culturale così condotta, stiamo ancora a spararci addosso da una parte all’altra, chiusi ad ogni proposito di riflessione e rinnovamento – senza pensare, irresponsabilmente, incoscientemente, che gli spari metaforici poi diventano proiettili che uccidono davvero.

ChiBo

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Chiara

    11 Gennaio 2011 alle 16:16

    Adalberto: ma almeno il francobollo ce l’hai meso?! Scherzo – ma non troppo – grazie.
    Puccio: Non hai torto, ma a volte per dare è necessario che ci siano le condizioni giuste per farlo. Nel nostro paese non ci sono, e mi è piaciuto citare l’intento dei No Labels come esempio di uno sforzo comune per tornare ad un dibattito civile e costruttivo.

    Rispondi
  2. puccio cartoni

    10 Gennaio 2011 alle 22:15

    …”senza pensare, irresponsabilmente, incoscientemente, che gli spari metaforici poi diventano proiettili che uccidono davvero.”
    Purtroppo è questa la realtà nella quale viviamo ,nel mondo mi pare . A forza di pretendere , molti dimenticano ogni cultura ,ed il piacere di dare. Sarà il progresso…?

    Rispondi
  3. Adalberto Scarlino

    10 Gennaio 2011 alle 21:31

    Grande, ChiBo , appassionata e appassionante !
    E’ dura, però, essere ottimisti.
    Ho mandato il tuo articolo – per…espresso – a due miei amici americani ( Pennsylvania e California ).

    Rispondi

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