“Reazioni di segno opposto” al pezzullo con il quale, nella passata Newsletter, Tuttocchiali aveva manifestato tutta la propria insofferenza di fronte alla guardinga ipocrisia che accompagna le reazioni al caso Penati, l’esponente del PD, a ritroso già DS, PDS, PCI, accusato di tangenti dai magistrati di Monza. Da un lato ingiustificabile compiacimento per una vicenda che colpisce il campo politico avverso. Dall’altro immotivata esecrazione perché Tuttocchiali avrebbe assecondato i peggiori istinti giustizialisti e mandato a carte quarantotto i secolari valori e le conquiste del garantismo giudiziario. Identico motivo delle contrastanti reazioni, la constatazione che ogni volta che si parla di fatti di corruzione che coinvolgono la sinistra, lo si fa con molta maggiore cautela, e attentissimi, se proprio non si può tacere, a mettere le mani avanti. “Ancora i fatti non sono chiari, ma una cosa è comunque chiara: nel caso in cui, Dio non lo voglia, proprio di corruzione si trattasse, è evidente che sarebbe un fatto personale”.
Ecco, a scanso di equivoci sempre possibili, Tuttocchiali intende precisare che non vuole che Penati sia trattato come tutti gli altri indagati, cioè indegnamente. Desidera piuttosto che tutti gli altri indagati siano trattati come Penati.
Tuttocchiali

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