Due settimane fa, intervenendo su Pensalibero, mi soffermavo sulla necessità che la società civile ritrovasse la dignità e l’orgoglio della sua funzione sussidiaria e di supplenza costituzionalmente consentita per intervenire nei processi di gestione della cosa pubblica con gli strumenti partecipativi previsti dall’ordinamento, così contribuendo dal basso a contrastare l’autoreferenzialità di una classe politica sempre più avvezza ad agire nell’ottica del mantenimento e dell’accumulazione dei propri privilegi avendo a pretesto la cura del bene comune; ed ancora una volta esprimevo la convinzione che tale situazione fosse potenzialmente esplosiva ed avrebbe potuto determinare, se non affrontata subito e senza che si percepisse una condivisione dei sacrifici da parte della casta, conseguenze al tempo stesso dirompenti ed imprevedibili.
Nell’occasione richiamavo l’attenzione sull’importanza che, in un sistema democratico rappresentativo, assumono i sistemi elettorali per determinare il consenso degli elettori e come essi incidano sulla stessa fidelizzazione degli eletti: ed infatti gli elettori moduleranno quasi sempre il loro voto in maniera che possa conseguire un qualche risultato, e gli eletti – nonostante non abbiano vincoli di mandato – conformeranno i loro comportamenti all’interesse di chi li ha nominati, sia esso il capobastone o il popolo sovrano o il collegio elettorale. Di conseguenza, l’assenza di vincoli diretti con la volontà sociale isola la casta e propizia la sua autoreferenzialità; per contro, la presenza di vincoli diretti la comprime ed espande l’orizzonte degli interessi di cui l’eletto è portatore a mano a mano che si allarga il bacino elettorale di riferimento.
Sono siffatte considerazioni che, a preferenza di altri, rendono razionale il sistema proporzionale applicato a collegi sufficientemente vasti; ed è per esse che sponsorizzavo il progetto referendario del prof. Passigli, peraltro osteggiato dalle due forze politiche maggioritarie, offrendomi di contribuire alla sua riuscita. Disponibilità inutile la mia, avendo poi appreso che lo stesso professore, forse non immemore di essere stato senatore del Partito Democratico, ha di fatto rinunciato a promuovere la raccolta delle firme; avrebbero potuto surrogarlo le forze politiche organizzate di minore consistenza e la stessa società civile: ma le prime, che pur ne avrebbero potuto trarre vantaggio, hanno mostrato la loro subalternità (IDV) e la loro miopia (Partiti di centro), laddove la società civile è ancora culturalmente e fattivamente impreparata per andare oltre il mugugno quando non vi sia una elite a farle da traino.
Per vero, in alternativa, una parte del PD con l’adesione della stessa IDV e di altri spezzoni partitici ha attivato tiepidamente una diversa opzione referendaria finalizzata al ripristino del cosiddetto “mattarellum”: non è la stessa cosa, e per di più per la tardività della raccolta firme dà tanto la sensazione di un’operazione di facciata destinata deliberatamente all’insuccesso, tanto più che la struttura di vertice del comitato referendario è costituita da uomini del Partito Democratico; ove tuttavia si raggiunga il quorum delle firme, i quesiti siano ritenuti ammissibili e non intervenga nelle more una normativa modificativa del sistema per impedire la tenuta del referendum, v’è da ritenere che – in barba alle segrete speranze dei due partiti dominanti e fors’anche degli stessi promotori o di parte di essi – il si prevalga e dia un ulteriore segno del disprezzo del paese per la sua classe politica. Ed a noi non sarebbe dato di non associarci, sia per manifestare in negativo il segno di una disaffezione per le modalità di occupazione delle istituzioni sia per dare in positivo un limitato contributo all’attenuazione dello scollamento in essere.
Se potessi avere voce in capitolo ed avessi mezzi a sufficienza per pubblicizzare il referendum Passigli lo porterei avanti anche contro la volontà del promotore, sicuro del consenso della società civile ove informata; ma tanto non mi è possibile. Ed a confermarlo è anche l’obiettiva circostanza che nel più ristretto ambito dei lettori di Pensalibero, non registrandosi alcun commento al mio accorato invito ad una riscossa civile, tutto quel chiasso non sia stato degnato nemmeno di un guardo.
Giovanni Fiorentino
P.S. In queste ore si è approvato il Decreto Legge “lacrime e sangue” in risposta alla moral suasion della Banca centrale europea; nei prossimi 60 giorni dovrà essere ratificato dal Parlamento. Forse è troppo sperare che, inviando il precedente articolo “Riprendiamoci lo Stato” ai deputati e senatori, qualcuno di essi lo legga e si accorga che il contributo unificato di €. 4.000,00= richiesto per impugnare i bandi di gara facilita la corruzione e le connivenze tra imprese ed uomini delle istituzioni determinando distorsioni ed aggravi per i conti pubblici; e si faccia perciò parte diligente per richiederne la soppressione con il semplice emendamento alla normativa proposto nell’articolo. Ma a volte anche il buco di un ombrello può consentire di guardare il cielo.
Giovanni Fiorentino

Dell’articolo di Giovanni Fiorentino condivido senz’altro l’osservazione circa il fatto che la legge elettorale determina i comportamenti elettorali.
E’ un’osservazione corretta, che da anni vado facendo in tutte le sedi possibili, per lo più inascoltato.
Tant’è che ho sempre sostenuto, in particolare in un articolo del 12 agosto dello scorso anno, che la battaglia per la riforma elettorale era (come tuttora é) la madre di tutte le battaglie.
In questa prospettiva, avevo esaminato con la migliore delle predisposizioni l’iniziativa del prof. Passigli, col quale proprio a tal fine ero entrato in contatto sin dallo scorso anno.
Sta di fatto che l’esame scrupoloso dei quesiti da lui proposti, senza preventiva consultazione, mi ha convinto che quella strada era (come è) impercorribile.
Potrei riportare per esteso il percorso logico e giuridico che mi ha portato a questa convinzione, e che ho avuto modo di esporre allo stesso Passigli in una mail del 3 luglio scorso, proprio alla vigilia della presentazione del Referendum Morrone, che mira invece alla reviviscenza della legge Mattarella.
Si tratta di motivazioni tecnico-giuridiche molto dettagliate, che appaiono ormai di fatto superate dal fatto che Passigli ha abbandonato del tutto il suo tentativo; a semplice richiesta, le metto comunque a disposizione di chi volesse averne contezza ed eventualmente approfondirle.
In sintesi, basterà dire che dei tre quesiti Passigli, il primo (per la camera) sarebbe stato certamente ammissibile (ed avrebbe generato un sistema proporzionale con soglia di accesso al 4%, e però con liste ancora bloccate), mentre il secondo quesito per la Camera (che mirava ad introdurre la possibilità di una preferenza) non riusciva nello scopo ed era comunque palesemente inammissibile, come anche il terzo quesito riguardante il Senato.
Se vogliamo cambiare l’attuale legge elettorale “porcata” non resta quindi che di sposare il referendum Morrone, che ho anch’io convintamente proposto, nella speranza che sia possibile raccogliere le 500.000 firme necessarie entro il 30 settembre, e nell’ulteriore speranza che la C. C., che dovrà poi pronunziarsi, si convinca delle buone ragioni che militano per la sua ammissibilità, come ho cercato di esplicitare in un apposito saggio “La via referendaria alla legge Mattarella”, che è stato pubblicato sul Forum dei Quaderni Costituzionali del 5 luglio u. s..
In conclusione, questo non è più il tempo della discussione sul migliore sistema elettorale, ma è ormai il tempo della responsabilità
Chi vuole dare una chance alla Democrazia, oggi può farlo, firmando e facendo firmare il referendum per tornare alla legge Mattarella; chi, invece di firmare l’unico referendum che è ormai sul tappeto, continua a disquisire sui massimi sistemi, come sta facendo il PD (cfr. articolo di Giulietti sul Fatto Quotidiano di oggi), si assumerà la sua parte di responsabilità nel lasciare le cose come stanno.
Ma, a quel punto, almeno si astenga dal pontificare sul Parlamento dei nominati!
I fatti di questi giorni testimoniano come la classe politica italiana ( e non solo) sia inadeguata ad affrontare la situazione. Ciò, in parte, è dovuto anche a questa pessima legge elettorale dei cui difetti Pensalibero si è già occupato in dettaglio in precedenti articoli.
L’instabilità e la precarietà attuale sarebbero nulla in confronto a quello che dovremmo assistere se, tornando a votare con questa legge, si ottenessero due maggioranze diverse. E questo perchè il premio di maggioranza in Senato viene assegnato su base regionale. Quindi, non è sistematico, ma occasionale che le maggioranze nelle due Camere siano le medesime. Già in balia dei mercati per la scarsa credibilità del nostro governo, cosa accadrebbe se si verificasse questa condizione? Ma la supponenza dei partiti più grandi è tale da indurli a trascurare questa eventualità, perchè persuasi, entrambi, di vincere sull’altro con un larghisssimo consenso. Nonostante la sfiducia e l’astensionismo in ascesa siano l’unico dato certo in questa situazione caotica (e se malauguratamente dovesse accadere, tanto, la responsabilità sarebbe sempre additata all’altro, non fosse altro che per il solo fatto di esistere!).
E’ impensabile che questo Parlamento possa modificare la legge elettorale. L’unica e ULTIMA possibilità per sperare di votare nel 2013 con una legge diversa da quella attuale è riposta nella proposta referendaria sopravvissuta. Il cosiddetto referendum Morrone. Nel cui comitato promotore, vi è più di frange del Pd:
Andrea Morrone (autore dei quesiti) costituzionalista U. Bologna
Renato Balduzzi, costituzionalista, U. Piemonte Orientale
Mario Barbi, giornalista, deputato Pd
Giuseppe Benedetto, avvovato, Partito Liberale
Roberto Bertinetti, prof. Universitario U. Trieste
Matteo Castellarin, giovani Italia dei Valori
Stefano Ceccanti, costituzionalista U. Roma “La Sapienza”, senatore Pd
Francesco Clementi, costituzionalista U. Perugia
Gabriele De Giorgi, collaboratore parlamentare
Giancandido De Martin, costituzionalista, U. Luiss
Loredana De Petris, Sinistra e Libertà
Antonio Di Pietro, deputato Idv
Antonio Ferla, Cittadinanzattiva
Antonio Funiciello, direttore Libertà Eguale
Antonio La Forgia, deputato Pd
Gad Lerner, giornalista
Gennaro Migliore, Sinistra e Libertà
Gloria Monaco, giornalista
Silvana Mura, deputato Idv
Leoluca Orlando, deputato Idv
Paolo Palma, giornalista, già deputato Ppi
Vincenzo Palumbo, avvocato, Partito Liberale
Benedetta Parenti, Italia dei Valori
Arturo Parisi, politologo U. Bologna, deputato Pd
Edoardo Carlo Raffiotta, costituzionalista U. Bologna
Raffaella Sturdà, avvocato Idv
Diletta Tega, costituzionalista U. Milano Bicocca
Lara Trucco, costituzionalista U. Genova
Salvatore Vassallo, politologo U. Bologna, deputato Pd.
Dettaglio non trascurabile è che nella pagina del sito:
http://www.referendumcontroporcellum.it/index.php/il-comitato-promotore
si sia voluto omettere l’appartenenza ai rispettivi partiti. Nella consapevolezza che solo con un’ampia partecipazione, che vada ben oltre i partiti, è possibile sperare di raggiungere l’obiettivo. Le quattromila firme raccolte in un solo giorno a Montenero di Bisaccia fanno ben sperare. I tempi stringono, ma ancora non tutto è perduto. I primi a crederci, però, devono essere i cittadini. Che spesso hanno dimostrato più senso di responsabilità dei loro governanti. Questa è un’occasione non replicabile per darne conferma!