Le elezioni regionali del 26 gennaio in Emilia Romagna rappresentano, senza dubbio, un momento decisivo sul tavolo dello scacchiere politico nazionale . Al di là delle dichiarazioni di convenienza, se il PD andasse incontro ad una sconfitta, il governo giallorosso sarebbe arrivato al capolinea . Infatti Zingaretti non potrebbe accettare una continua erosione elettorale che determinerebbe la stessa sopravvivenza del partito. L’ Emilia Romagna, senza offendere nessuno, non è certo l’ Umbria o la Basilicata . E’ ben altra cosa. In quella regione sussiste il potere economico dell’ ex PCI, ora PD. Lì hanno sede le più grandi imprese cooperative, da quelle alimentari e della grande distribuzione, a quelle dell’ abitazione e della produzione e lavoro, la grande compagnia assicurativa, la più importante industria del turismo. Insomma, come la definirebbe Bersani, lì c’ è la “ditta “. Il presidente uscente, Bonaccini è un riformista che, a detta anche degli avversari, ha governato bene. La sanità funziona. I servizi pubblici funzionano. La disoccupazione è molto bassa. Molto alto il tenore di vita. Le banche sono piene di liquidità. Allora Bonaccini dovrebbe vincere a mani basse. Non è così semplice. I problemi ci sono. Mancanza di sicurezza ed una immigrazione senza controllo hanno dato fiato e spazio al centrodestra. E poi la solita arroganza di chi gestisce il potere da troppi anni senza ricambio. Un Palazzo sempre più lontano dalla gente. Tanti ex comunisti ora votano Lega. La partita si giocherà all’ ultimo voto e Roma guarda spaventata.
Roberto Caputo

Come primo approccio alla vostra sostanza mi ha lasciato un sentire molto positivo. Per il momento vi seguirò con molto interesse.
Grazie
P. Ristonchi