Il tutti contro tutti cui stiamo assistendo nel PD dopo il risultato delle elezioni regionali assomiglia troppo a qualcosa di già visto in altri partiti al loro crepuscolo ( vengono in mente la DC ed il PSI prima di tutti, ma non solo). Giuste le preoccupazioni che si avvertono nella dirigenza nazionale ma anche nelle aree dove i democratici rischiano fin da ora l’estinzione, soprattutto le regioni del Nord, ed in quelle dove ancora forte è la loro presenza, ma pure è vivo il timore di non riuscire a tenere le posizioni: in Emilia e Toscana, per fare due soli esempi, la Lega ha sfondato e, nella prima, anche i seguaci di Grillo sono riusciti ad eleggere due rappresentanti nel consiglio regionale.
L’amara verità è che il PD non è riuscito mai a nascere veramente come forza che andasse oltre i soci fondatori: DS e Margherita. Nelle assemblee e nelle Convention l’età media dei presenti è molto alta. I resti di coloro che per lo più provenivano dal vecchio PCI e dalla sinistra DC sono quasi esauriti.
La dimostrazione più eclatante sono le candidature di Vendola in Puglia e Bonino in Lazio che il PD ha dovuto accettare nel tentativo di nascondere la propria crisi.
Risalire la china è un’impresa quasi impossibile, mentre continua l’emorragia che ha già portato fuori del partito esponenti di primo piano come Francesco Rutelli e Paola Binetti.
Nemmeno il ricambio generazionale ( Matteo Renzi (35 anni), Debora Serracchiani (39), Giuseppe Civati (34) Laura Puppato) (53) appare operazione immediatamente possibile dal momdento che il loro seguito è limitato ad alcune aree geografiche.
L’unica carta sarebbe quella più coraggiosa e ambiziosa: lo scioglimento del partito per dare vita ad una forza dall’identità più definita. Che non abbia l’ossessione di Berlusconi e nemmeno quella delle alleanze che entrano in contraddizione con la propria immagine.
PD: QUELLI DELLA PRIMA ORA SE NE VANNO. MEGLIO SCIOGLIERSI E RIFONDARSI SU BASI NUOVE
Nelle assemblee e nelle Convention l’età media dei presenti è molto alta. I resti di coloro che provenivano dal vecchio PCI e dalla sinistra DC sono quasi esauriti.

Condivido la vostra analisi.La ricetta per il csx,dev’essere quella di ripartire dallo spirito riformista e riformatore dell’Ulivo.Il PD,non lo rappresenta,perchè manca al suo interno un’area liberaldemocratica,che sappia essere sintesi tra popolari e socialdemocratici,in grado soprattutto di parlare all’elettorato del cdx.Solo così si può pensare di costruire un’alternativa di governo credibile per il Paese.Non è aprendo la coalizione al centro(udc) o a sinistra(prc) o ad entrambi, che si può pensare di costruire un’alternativa di governo seria e credibile.Significherebbe solo ricalcare passi che ci han già visto ad occhi bassi,con l’udc a giocare il ruolo che fu dell’Udeur e il Prc a vanificare lo sforzo fatto da Vendola,per il superamento della sinistra radicale ancorata ancora al mito del comunismo.Il Pd deve quindi avere il coraggio di sciogliersi e dare vita ad una costituente di centrosinistra.Troverebbe sicuramente sponda nell’Italia dei Valori,che ha delegato a Grillo,il ruolo di antiberlusconismo militante,proponendosi all’elettorato,dopo il congresso di febbraio,come forza di governo.L’idv come annunciato da Di Pietro al congresso è pronta a sciogliersi ma non per confluire nel pd,bensì per costruire un grande partito democratico,liberale e riformatore,insieme al Pd a Vendola e a tutti coloro che ci stanno,Casini compreso, se non preferirà evaporare al calore del terzo forno o fare il figliol prodigo e adagiarsi nelle accoglienti braccia di Berlusconi.
Federico Perugini
Vicepresidente Q5
IDV