Il disordine regna nel centro-destra.
Il governo riesce ad andare sotto perfino al Senato, nel voto sulla legge anticorruzione; la Lega raccoglie le firme per spostare al Nord alcuni ministeri e il ministro forzista Galan dice che si tratta di una puttanata intercontinentale; Miccichè si prepara ad uscire dal Pdl con i suoi deputati del Sud…
Intanto su Berlusconi incombono i referendum di domenica e lunedì, che a seconda del risultato rappresenteranno per la maggioranza di governo un ulteriore colpo, oppure una boccata d’ossigeno.
Se, come è più probabile, assisteremo a un altro successo l’opposizione, il Pd, che ha trovato una via d’uscita alla propria crisi solo con un antiberlusconismo che però ha premiato di più gli antiberlusconiani che stanno alla sua sinistra (come si è visto a Milano e a Napoli) sarà più pronto di prima a rappresentare il perno di un’alternativa credibile?
E’ difficile. Basta considerare, anche per ciò che attiene i referendum,l’assenza di riflessione sul perché siano cambiate, ad esempio, le opinioni di Bersani per quanto riguarda la gestione dell’acqua.
I contenuti evidentemente hanno scarso rilievo di fronte alla possibilità di far fuori l’odiato avversariodi Arcore. Del resto, tutto ciò apparirebbe evidente se si domandasse a un qualsiasi elettore di centro-sinistra su quali concreti programmi di governo presentati dai Democratici, alternativi a quelli del centro-destra, abbia basato la sua scelta.
In questo momento è chiaro che quello stesso elettore si può accontentare di colpire in maniera più o meno decisiva (si vedrà al tempo delle elezioni politiche) Berlusconi e che le distinzioni fra i leader del centrosinistra lo lasciano abbastanza indifferente: è il caso delle diverse posizioni di Renzi e Rossi sul referendum per l’acqua.
Anche le idee sulle alleanze necessarie per governare in futuro divergono: c’è chi non rinuncia ad aprire all’Udc, cioè al centro, come talvolta sembra fare lo stesso Bersani, e c’è chi invece punta tutto a sinistra, come chiede il governatore della Toscana, tanto per restare dalle nostre parti.
Dove sono i programmi differenti, ma compatibili con i vincoli europei? E dove sono i contenuti in grado di non dare solo una prospettiva di vittoria elettorale (soprattutto per demerito della controparte), ma anche un serio orizzonte di governo per un periodo accettabile che consentano seriamente di governare per un periodo accettabile?
Le pressioni giustizialiste, quelle della sinistra-sinistra, i condizionamenti mediatici fanno apparire il Pd in condizione di partecipare alla festa per le ripetute cadute del nemico ventennale, ma molto meno di guidare l’intera opposizione verso un’ alternativa solida e duratura.
Può darsi, invece, che si moltiplichino i de Magistris e i Pisapia e che si pongano nuovi ostacoli difficilmente sormontabili per una riconquista di quelle parti moderate dell’elettorato che, visibilmente stanche di Berlusconi e compagnia, sono indispensabili per vincere davvero e per governare l’Italia.
Franco Camarlinghi (pubblicato su Il Corriere della Toscana)

Lascia un commento