Qualche polemica pretestuosa per i suoi trascorsi di parlamentare liberale (venti anni fa). In realtà una persona indipendente, fuori dagli intrecci perversi del mondo delle banche e della finanza.

Libro Aperto – dal nome di una montagna dell’Appennino tosco-emiliano – ha più volte dichiarato di volere “un’altra Italia, sulle tracce della storia e dell’insegnamento di Cavour , di Giovanni Amendola, di Croce ed Einaudi, di De Gasperi; e si è caratterizzata, grazie agli articoli di prestigiosi studiosi, come strumento di confronto critico, di dibattito documentato e vivace – nella tipica tradizione gobettiana – tra opinioni liberali di varia tendenza, con una particolare attenzione, voluta proprio dal direttore, al filone cattolico, insieme a quello laico, della cultura italiana contemporanea.
E’ da notare che il più recente volume della collana di pubblicazioni collegata alla rivista è il libro di Marco Minghetti ( l’autore preferito dall’indimenticabile Nicola Matteucci ), Della Economia pubblica e delle sue attinenze con la morale e col diritto, prezioso contributo alla ricerca dei “fondamenti morali e ideali di una più qualificata, libera e responsabile civiltà democratica”.
Gli organi di informazione e i quotidiani nazionali hanno riservato un’ottima accoglienza alla notizia della elezione di Patuelli – all’unanimità dei componenti il comitato dell’associazione dei banchieri – alla presidenza dell’ABI, con riconoscimenti alla “indiscutibile integrità” e alla “caratura personale”( tradotto , direi, alla coerenza e alla competenza ).
Un autorevole giornalista, scrupoloso ricercatore del pelo nell’uovo, è riuscito a notare l’esistenza di “porte girevoli che permettono il passaggio tra politica , associazionismo, vertici bancari” ( sic ), volendo alludere, immagino , alle responsabilità governative del neoeletto. Le quali – senza offesa per la verginità dello scrupoloso – non sono un marchio e comunque risalgono ad oltre venti anni fa, così come l’adesione al PLI, uno storico partito che – ammissione triste per chi scrive – non è più alla ribalta della politica italiana dalla metà degli anni novanta!
Piuttosto ha ragione, questa volta, Piero Ostellino, esprimendo l’opinione che proprio un liberale sia adatto a tenere le banche lontane dalla sudditanza politica e dalla costosa finanza pubblica.
Che Antonio Patuelli possa anche in questo compito riuscire è la convinzione di chi da sempre, conoscendolo, lo stima.
Insieme all’augurio di buon lavoro e di buona fortuna: per lui e per noi cittadini italiani.

Mi unisco anch’io a coloro che fanno gli auguri di buon lavoro ad Antonio Patuelli. Per me è già un fatto positivo che un banchiere sostenga una rivista culturale, mi fa ben sperare che si ricominci a vedere nella cultura un motore di sviluppo e non solo qualcosa con cui “non si mangia”, come disse un ministro dell’Economia di nuovo in pista in questa tornata elettorale.
Mi pare una persona più che degna, Adalberto. Vedi, in Italia siamo sempre alla ricerca del particolare. Siamo pedanti e scrupolosi alla rovescia: valgono solo le cose esteriori, mai i risultati concreti. Che cosa vuol dire se Patuelli viene dal PLI. Ha i meriti veri e quelli bastano. Guardiamo i fatti compiuti e meno ai cavalierati e dottorati. Ora basta !
In un’Italia superficiale, pressapochista, dove si avanza per vie tortuose e mai per il merito, ecco una persona giusta al posto giusto. Antonio Patuelli è salito in questi giorni alla ribalta delle cronache giornalistiche controvvenendo alla sua nota riservatezza, e anche per questo suo voler essere al di fuori della mischia ci dà garanzie di onestà e competenza. E se c’è un dna liberale nella sua formazione politica, economica, morale, a maggior ragione, congratulazioni e buon lavoro ad Antonio Patueli!