Che il guappo porti bene anche da morto lo evinciamo da un aneddoto riportato da Ettore Settanni nel suo “Piccolo mondo antico napoletano”. In questa raccolta di memorie, edita da “La voce di Napoli” nel 1959, spicca una storiella macabra avente come protagonista la testa di un certo Pasquale, guappo amante della bella vita e delle donne.
Di indole capricciosa, Pasquale era spesso coinvolto in risse cruente, in una delle quali perse, oltre che la vita, anche la testa. Per scempio, l’avversario, un guappo del suo rione, gliela recise portandosela via. Un gesto inaudito che può essere spiegato solo conoscendo il carattere di Pasquale, i cui troppi vizi lo avevano messo più volte nei guai.
Col tempo il teschio fu riportato dall’assassino in terra consacrata e deposto in una catacomba. Nel cimitero delle “anime pezzentelle”, ora chiuso al pubblico, ebbe così inizio uno strano culto da parte del popolino che, accorso in massa, accendeva dei ceri in omaggio al misero relitto.
Commosso da tanta devozione, Pasquale pensò bene di ripagare i suoi fedeli suggerendo loro, ogni venerdì, i numeri da giocare al lotto. In particolare, ai più poveri ed onesti tanto da far diffidare verso chi non era stato graziato da lui.
Non a caso, vi è un detto, riportato sempre dal Settanni, secondo cui “dall’altra parte, cioè nel regno dei morti, si perdono sì gli occhi ma si acquista una vista più acuta: quella che scruta il cuore dei vivi”.
Monica Florio

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