Non tutti sanno, che questa canzone immortale e stata scritta ad Odessa che, come Napoli, è una grande città di mare, denominata la perla del Mar Nero.
Nata come Napoli su un in¬sediamento greco, ‘Odessos” fu fondata nel 1794 da Ca¬terina II ed ha raccolto nel¬la sua storia, varie influenze.
Nell’aprile del 1898. sul fi¬nire del secolo ed al affac¬ciarsi del 900. il maestro Edoardo Di Capua, in un al¬bergo di Odessa, componeva la musica di “ ‘o sole mio “ su versi di Giovanni Capurro.
Il poeta, aveva consegnato i versi alla partenza del Di Ca¬pua per la Russia, dove il grande musicista seguiva il padre violinista e posteggia¬tore.
Capurro, già elogiato da Giosuè Carducci per le sue doti artistiche, con i versi di “ ‘o sole mio” si avvicina al Leopardi e dice: “Che bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole, n’a¬ria serena doppo a’ ‘na tempe¬sta”. In questo grido di spe¬ranza, di gioia e di dolore in¬sieme, ritroviamo la Napoli di Eduardo: “Adda passà ‘a nuttata”, diceva il grande drammaturgo napoletano.
Poi prorompe l’amore rap¬presentato dal sole sulla fronte della donna amata. se¬guito dal senso di attesa e di oblio: ‘Sott’a fenesta toja m’arrestarria quanno fà notte e ‘o sole se nne scenne”.
Chi resta è testimone attento di questi grandi misteri della natura che sono la donna e il sole.
Ma torniamo alla musica, al maestro Di Capua nel suo albergo di Odessa in Ucraina. Un legame indissolubile lega versi e musica di questa canzone. Sulla sua nascita le voci sono contrastanti. Cìà chi dice che Di Capua iniziasse a scrivere la musica nella sua mente in viaggio sulla Transiberiana.
Alla vista del cielo coperto di nuvole decideva di rileggere i versi di Capurro, consegnatigli alla partenza e custoditi in una tasca del soprabito.
Altri sostengono che, ispirato dal sole del sud dell’Ucraina, granaio d’Europa, che splendeva su Odessa in una tersa giornata. Altri ancora, dicono che su Odessa il cielo era oscurato da una coltre di nuvole, ed il compositore, spinto dal desiderio di sole, scrivesse in malinconia per la lontananza della sua Napoli.
Anche questo oscillare tra verità e fantasia fa parte del gioco, del mistero di bellezza che circonda questa melodia immortale per la quale sembra che il tempo si sia fermato.
Per questa canzone, la casa editrice Bideri, che acquistò (forse per 2 lire) la stessa da Capurro e di Capua, ha percepito per anni centinaia di milioni a semestre dalla SIAE, infatti, “ ‘o sole mio “, è eseguita 2 volte al minuto.
La cosa sorprendente, è che la Bideri, ha aggiunto un terzo autore a questa canzone (Mazzocchetti) cambiando alcune note, e continuando a percepire i diritti d’autore nonostante la canzone sia di dominio pubblico.
Il problema, è che tutti, oggi, potrebbero fare una trascrizione di “ ‘o sole mio” in quanto sono passati 70 anni dalla morte dei due autori, ma sui borderò, difficilmente il compilatore, in Giappone ad esempio, segna Capurro – Di Capua, quindi il libero arbitrio di attribuzione della edizione, è della SIAE.
Bideri, oltre ad essere stato per lungo tempo nel consiglio di amministrazione della SIAE, è stato anche Presidente della stessa per un anno, e grazie a “ ‘ o sole mio” -e anche ad altre splendide canzoni napoletane che la Bideri ha in edizione- detiene, come socio, un ruolo importante nella società degli autori.
Capurro e di Capua, sono morti indigenti (ho personalmente visto una lettera del Capurro in possesso di un caro amico collezionista di cose sulla canzone napoletana, dove l’autore dei versi di “ ‘o sole mio “ gravemente malato, chiedeva ad un amico la cortesia di dargli un po’ di farina “pe se fa dduie gnocche” ) e forse, sepolti in una fossa comune.
Sta di fatto che non esiste nessun sepolcro nel cimitero degli uomini illustri a Napoli dedicato agli autori della canzone più amata al mondo.
Enzo Amato

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