Nacque a Taggia, in provincia di Imperia e cominciò gli studi musicali con il padre per completarli a Napoli presso il Conservatorio di Santa Maria di Loreto. Studiò dapprima con Francesco Barbella, e successivamente con Francesco Durante e Niccolò Piccinni. Anfossi, si cimentò con successo in tutti i generi musicali.
Fu operista acclamato, la sua produzione dal 1774 al 1789 conta circa 40 Opere, sia serie sia comiche, rappresentate nei maggiori teatri dell’epoca di Napoli, Roma, Pistoia, Venezia, Milano, Bologna, Firenze, Pisa, Prato, Torino, Reggio Emilia e Parigi, Vienna, Dresda, Londra, Praga, solo per citare alcune città che lo accolsero. Esteban de Arteaga, letterato e teorico musicale spagnolo, nelle sue “Rivoluzioni” del 1785 così definisce Pasquale Anfossi: «ritrovatore facile e fecondo massimamente nel buffo, e che forse ottiene fra i compositori lo stesso luogo che Goldoni fra i poeti comici».
Dopo aver esordito a Napoli con le Opere: “Lo sposo di tre e marito di nessuna” scritto in collaborazione con [[Pietro Guglielmi]]”, Il Finto Medico”, (1764) “Fiammetta Generosa”, (1766) firmata con il Piccini “I Matrimoni per dispetto” (1767), e a [[Venezia]], nel [[1769]],con l'[[opera]] seria ”Cajo Mario” dal 1771 tenta il successo a Roma presentato e protetto dall’amico e Maestro Piccinni (Anfossi ne era di un anno più anziano) si eseguono l’opera giocosa “I visionari” e l’intermezzo scritto con Carlo Franchi, Il “Barone di Rocca Antica”, testo del Petrosinelli, dati entrambi al Teatro delle Dame.
L’esito di questi due lavori, non fu dei più entusiasmanti ma il vero trionfo arrivò nel 1773 sempre al Teatro delle Dame con “La Giannetta, ossia L’incognita perseguitata”, opera buffa che il Petrosinelli autore del libretto scrisse attingendo dal Goldoni.
In questa occasione il suo successo fu completo e dopo la ”bonne-fille” di Piccinni, rappresentata tredici anni prima, mai nessun’altra opera aveva scatenato un entusiasmo simile a quello che suscitò ”l’incognita perseguitata”. Successivamente con “La finta giardiniera” scritta nel 1773 per il Teatro delle Dame di Roma consacrò il compositore di Taggia, grande Operista destituendo definitivamente il Piccinni dal favore del pubblico non solo romano ma di tutta Europa giacché la stessa fu eseguita nelle maggiori città italiane ed estere con grandissimo successo. ( Due importanti musicologi di inizio secolo quali Georges du Parc Poulain Saint-Foix con Theodor Wyzewa nella loro monumentale monografia su Mozart in cinque volumi, “ W. A. Mozart. Sa vie musicale et son ouevre. Essai de biographie critique”, Parigi 1912-46, esattamente nel secondo volume, segnalano un particolareggiato confronto fra la partitura della “La finta giardiniera” dell’Anfossi, e quella di Mozart. I due professori ne rilevano molte analogie, costatando che spesso il Salisburghese, seguì gli schemi formali dell’opera dell’Anfossi e ne riprese persino l’invenzione ritmica).
Dal 1771 al 1780 fu maestro del Conservatorio dell’Ospedaletto a Venezia.
Successivamente, già celebre operista, si recò a Parigi, infatti qui si conoscevano “La finta giardiniera” che tenne i palcoscenici a lungo, “Il geloso in cimento” e “Il matrimonio per inganno” L’amministrazione dell’Opéra di Parigi scelse l’occasione del suo soggiorno nella capitale francese, per far eseguire l’”incognita perseguitata” che era stata parodiata da Rochefort sotto il titolo de “L’infante de Zamora”,
Nel 1781 lo vediamo a Londra (sembra motivasse l’abbandono della capitale francese con l’insofferenza verso lo stile dei cantanti francesi) in qualità di Direttore dell’Opera Italiana carica che conserverà fino al 1783 quindi alla volta di Praga e Berlino, dove rappresentò Il trionfo di Arianna” e “Il cavalier per amore”.
Il suo ritorno in patria fu contrassegnato dalla realizzazione di un'[[opera buffa]] intitolata “Chi cerca trova”, rappresentata a [[Firenze]] nel [[1784]]. Dopo aver composto musica per diversi altri teatri sparsi un po’ ovunque in tutta la penisola, ritornò a Roma nel [[1787]] diventando cinque anni dopo maestro di cappella in San Giovanni in Laterano
Anfossi fu tra i principali protagonisti della scuola napoletana, insieme a Pietro Guglielmi, Nicolò Piccinni e Tommaso Tratta, e ai più giovani Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa condurrà l’Opera Buffa ai massimi splendori.
Pasquale Anfossi nelle sue Opere riesce a sviluppare una tenera e aggraziata vena lirica che è in grado di balzare facilmente al comico utilizzando procedimenti che saranno ripresi successivamente anche da Paisiello.
Mozart era un sincero estimatore del compositore italiano tanto da definirlo in una sua lettera come “molto cognito Napoletano”. Anche da altri contemporanei Anfossi fu favorevolmente giudicato:
Esteban de Arteaga, letterato e teorico musicale spagnolo, nelle sue “Rivoluzioni” del 1785 così lo definisce: “ritrovatore facile e fecondo massimamente nel buffo, e che forse ottiene fra i compositori lo stesso luogo che Goldoni fra i poeti comici“.
Nell’Opera Seria la produzione dell’Anfossi è rivolta con decisione nel senso della riforma di Gluke e Traetta. La sua originalità pur svoltasi su binari consueti è improntata a una musicalità di grande potenza drammatica.
Il suo felice contributo alla Musica Sacra vende una buona produzione di Messe, Antifone e Oratori. Nell’Oratorio il suo lavoro più apprezzato fu La betulla liberata, altri oratori S: Elena al Calvario, Giuseppe riconosciuto (su testo del Metastasio), Ester ed il Sacrificio di Noè.
Inoltre L’Anfossi fece parte della nutrita schiera di cultori della Sinfonia, Forma Musicale che l’ambiente Napoletano con l’enorme numero di musicisti che qui si formarono a partire da Alesando Scarlatti consolidò e sviluppò. Anfossi ne compose una ventina tra cui va ricordata la Sinfonia Venezia del 1776 nel cui andante, si può ascoltare sedici anni prima il tema del “confutatis maledictis del “Requiem” di Mozart di cui si è trattato ampiamente nell’articolo “Plagio eccellente o eccellente plagio?”.
Enzo Amato

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