La folla che sfida l’autorità dello Stato a Napoli ricoperta di rifiuti non è diversa da quella che blocca i lavori della TAV nelle vallate del Piemonte o da quella che si ammassa ai limiti della base americana di Vicenza per impedirne l’ampliamento o che, a Firenze circonda Palazzo Vecchio per protestare contro la tramvia in costruzione. In tutti questi casi ( ma gli esempi potrebbero essere decine e centinaia in tutta Italia) è venuto a mancare il filtro che avrebbero potuto rappresentare i partiti con la loro capacità di ascoltare i cittadini e mediare gli interessi in conflitto più o meno responsabilmente.
La totale e prolungata assenza di partiti regolati al loro interno da norme e prassi democratiche è problema che non può essere ancora rinviato. Dovrebbero essere chiari a tutti, ormai, i guasti che sono derivati dalla sostituzione di un sistema basato sui partiti con l’illusione della democrazia populista e plebiscitaria.
Sappiamo bene che i partiti avevano divorato tutto il loro credito fiduciario e che i cittadini li guardavano come rapaci divoratori di risorse pubbliche e come ostacolo alle necessità di una moderna democrazia che richiede decisioni rapide e non estenuanti compromessi ispirati a logiche non sempre cristalline. Ma si trattava di riformarli e soprattutto di dare loro regole certe di democrazia interna, non di toglierli di mezzo. Oggi, prima ancora di stabilire se dotarci di un sistema bipartitico, bipolare oppure basato su una pluralità di partiti, occorre stabilire che i partiti stessi devono avere regole democratiche. E legare al rispetto rigoroso di queste regole gli strumenti che lo Stato mette a loro disposizione, in primo luogo il loro finanziamento con i soldi dei cittadini, affinchè contribuiscano al funzionamento della democrazia.
L’obbiettivo non è quello di ripristinare privilegi che, in ogni caso, non sono mai stati aboliti ma piuttosto sono passati in altre mani ancor meno controllabili. L’obbiettivo sono la centralità del cittadino ed i suoi diritti civili che nei partiti devono trovare un valido canale per la loro soddisfazione e non un ostacolo. Si tratta di un valore congeniale alla cultura liberale e riformista più che ad altre. E’ possibile partire dalla condivisione di questo valore per costruire uno schieramento nuovo e moderno che si prepari ad essere una valida alternativa di governo nel prossimo futuro?
P.
PARTITI DEMOCRATICI E NON PLEBISCITARI PER CONTRASTARE LE SFIDE ALL’AUTORITA’ DELLO STATO
Dovrebbero essere chiari a tutti, ormai, i guasti che sono derivati dalla sostituzione di un sistema basato sui partiti con l’illusione della democrazia populista e plebiscitaria. Di P.

Il buffo della questione è che la Costituzione Italiana ,quando parla dei partiti , precisa che devono servire proprio a questo . A realizzare un sistema moderno e durevole si democrazia. E purtroppo non è stata capita da chi doveva attuare simili previsioni.
Anzi ,il sospetto che viene è che ,proprio per impedire il sorgere di una democrazia moderna e durevole , i partiti politici siano stati attrezzati per essere macchina di organizzazione del consenso ed organismi mangia-soldi.