Quando la casa brucia è irrituale che si stia in salotto a discutere mollemente del tempo che farà. “Sarà nuvolo, con rischio pioggia nel pomeriggio, non possiamo uscire con la Cherie, cagnetta di sei mesi.” E le fiamme hanno attaccato il letto, l’armadio e pure la nuova tv digitale in salotto. Più che irrituale dunque è da pazzi. Così sembra oggi un po’ l’Italia e buona parte dell’Europa. Nonostante molti osservatori internazionali, e pure italiani mettano giustamente in guardia chi deve vigilare e fare sui rischi e pericoli dell’economia e della speculazione internazionale, i più si dilettano in verbosi cimenti che nulla hanno più a che fare con l’attualità. E mi spiego. Per caso o per invito sono stato in un club in cui economisti e operatori finanziari hanno spiegato che il futuro non sarà grigio ma grigio scuro. Poi dirò qualche particolare. E noi? Tranquilli ci dilettiamo di “fenomenologia sociale”, di “ethos politico”, di “narrazione civile”, di “comunisti in cahemir” o di “solidarietà nazionale” , di “nuovi responsabili” e “vecchi irresponsabili”, di “nuovo centro” del baricentro e vecchia lotta di classe”. Sentita anche questa: “Disegno Paese” . Slogan. Spolveriamo e rispolveriamo di tutto. E la casa è in fiamme. Le fiamme? Eccole. Cina e Giappone acquistano asset europei per dare una lezione agli Stati Uniti, in fatto di valore della moneta. Noi Europa, globalmente, nel mercato mondiale siamo ancora l’anello debole. Questo, salto dei passaggi su borse, bond, bund, titoli e incrocio delle importazioni-esportazioni, non farà bene all’economia dell’euro zona, che già ha i suoi problemi vecchi. E che ha già paesi al suo interno che sono di fatto fuori dalla competizione come la Grecia e l’Irlanda sottoposte ad aiuti e a rischio molto rischio come Spagna e Portogallo presi di mira dalla speculazione, citata recentemente anche da Tremonti, come un drago che è sempre lì a far danni. Viviamo un po’ schizofrenici. Ci riempiamo la bocca di parole vecchie e le sfide sono sempre più nuove e non sai nemmeno da che parte ti arrivano. Diceva un acuto osservatore finanziario che ovviamente per lavoro non può esporsi. “Pensate che Cina e Giappone intervengono su asset economico-finanziari europei con il mantello dell’aiuto e sembra un aiuto, in realtà l’acquisizione di quegli asset potrà diventare un cavallo di Troia per il sistema. Cina e Giappone non potendo intervenire sul mercato Usa direttamente, affondano su quello Europeo che è più molle.” Ottimo. E noi ci dilettiamo di fenomenologia e di numeretti parlamentari. Azzarda un altro economista: “Guardate poi che il successo delle aste dei titoli pubblici non vuol dire di per sé che il mercato vada a gonfie vele perché andavano bene anche le aste di un anno fa e poi abbiamo visto come sono finite Grecia, Irlanda e come rischiano Spagna e Portogallo”. Altre fiamme dalle valute con la previsione di un deprezzamento ponderato del dollaro, e a medio termine, anche dell’euro. Tranquillamente fior di operatori finanziari consigliano di acquistare azioni e titoli in corone svedesi, corone norvegesi, franchi svizzeri e di orientarsi mediamente su mercati anche americani per aziende a discreta capitalizzazione. Mica male. Viva l’euro zona, dunque. Operatori di zona euro che invitano a investire in Paesi fuori dell’euro, in cui è vero i sistemi sono certificati a tripla A e quindi a garanzia, è sicuramente una notizia. E non solo diversificazione. Tattica, fuga o strategia? E altra domanda: se quello che dicono nei club degli economisti e operatori finanziari sarà sicuramente conosciuto anche nei ministeri del tesoro e nelle cancellerie d’Europa come mai sembriamo paralizzati? Fenomenologia?
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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