• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Parliamo un poco di spread

di Lorenzo Borla | 2 Dicembre 2012

Lo spread non è un indice astratto come, poniamo, il rapporto debito/Pil, che ti dice semplicemente dove stiamo. Lo spread incide direttamente sulle nostre tasche.

Valutazioni approssimative dicono che il debito pubblico degli Stati Uniti è di 16.000 miliardi di dollari (12.000 miliardi euro). Il debito pubblico del Giappone a 10.000 miliardi di euro. Il debito pubblico tedesco di 2.082 miliardi, quello francese di 1.946 miliardi e quello inglese di 1.532 miliardi di sterline (circa 1.900 miliardi di euro), quello italiano è molto vicino ai 2000 miliardi. In totale la somma dei debiti delle maggiori potenze economiche mondiali, eccetto i Brics, sarebbe di 30.000 miliardi di euro (per capirci: 60 milioni di miliardi delle vecchie lire). Ora: se ci sono debiti, ci sono debitori, se ci sono debitori, ci sono i creditori. Chi sono i creditori di questa cifra vertiginosa di 30.000 miliardi di euro? Sono coloro che hanno acquistato titoli di credito emessi degli Stati debitori. Sono altri Stati, banche, assicurazioni, fondi di ogni specie compresi i fondi pensione e gli hedge funds, società finanziarie, privati, eccetera. A cui aggiungere, solo per capirci, le riserve liquide delle 500 maggiori multinazionali (che, secondo qualche pensatore, dominano il mondo).

Questa montagna di 30.000 miliardi (abbiamo detto che sono solo quelli delle maggiori potenze) sono soldi che chiedono di essere investiti secondo il combinato disposto di  sicurezza (dal rischio default) e redditività. Ecco chi sono, i fantomatici “mercati” di cui molto si parla e forse poco sappiamo. Sono i “mercati” che, in un mondo globalizzato, si muovono liberamente da un punto all’altro del pianeta e collocano denaro dove meglio sono garantiti i fattori di cui sopra. Sono questi mercati, alla ricerca del miglior investimento, che determinano il famoso “spread”, ovvero, quanto noi dobbiamo pagare, per interessi sul debito, in più della Germania, che è considerata l’investimento più sicuro. Per esempio, nel 2013 pagheremo interessi sul debito per la ragguardevole cifra di 80 miliardi di euro: 36 miliardi in più della Francia, che ha un’esposizione uguale a quella italiana, 27 miliardi in più della Germania, il cui debito è più alto di quello italiano, 21 miliardi in più della Gran Bretagna, che si sta avvicinando ai nostri livelli di indebitamento.

Ottanta miliardi, fra l’altro, rappresentano il 10% della spesa totale annua dello Stato italiano (800 miliardi) e sottraggono ovviamente risorse a tutti gli altri settori di spesa. Dico una banalità: se lo spread si contrae, risparmiamo; se lo spread si allarga, paghiamo di più. Voglio dire che lo spread non è un indice astratto come, poniamo, il rapporto debito/Pil, che ti dice semplicemente dove stiamo. Lo spread incide direttamente sulle nostre tasche, perché ci fa pagare di più (oppure di meno) a seconda della propria entità. Lo spread, dunque, è prodotto dalle valutazioni dei mercati su sicurezza e redditività degli investimenti. I mercati, dati i volumi, la globalizzazione, la velocità di spostamento, sono, fino ad oggi, incontrollabili e irregolabili da qualunque entità statuale o super-statuale. C’è chi dice: <Rifiutiamo la dittatura dei mercati!>. E’ un grido di dolore, ma la dittatura dei mercati è un dato di fatto.

C’è modo di uscirne? Certo, per esempio dichiarando default, ovvero non pagando più gli interessi e non restituendo il capitale (come l’Argentina nel 2001). A questo proposito mi soccorre una nota di Massimo Riva su Repubblica: <Agli occhi italiani, tuttavia, l’amara lezione dell’Argentina potrebbe avere almeno il pregio di chiudere la bocca ai tanti imbonitori domestici – da quelli della Lega Nord ai seguaci di Beppe Grillo – che vaneggiano di risolvere i seri problemi del Paese con trovate del tipo: usciamo dall’euro è cancelliamo il debito pubblico>. Insomma, sembra che non ci siano alternative a giocare un gioco diverso da quello della dittatura dei mercati. Ovvero, non sembra che di sia scampo alla regola che bisogna comportarsi bene dal loro punto di vista: essere seri, essere credibili, essere affidabili. E per ottenere questo, anzitutto, occorre non far crescere il rapporto Debito pubblico / Prodotto interno lordo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Lorenzo Borla

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su l’Egoismo intelligente
  • Giorgio Pizzol su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luca Bagatin su Il disagio giovanile italiano ed europeo
  • Luca Bagatin su Ucraina: il tradimento di Trump mette a nudo le contraddizioni politiche italiane
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti