Abbiamo assistito alla grande parata in occasione dei 60 anni della vittoria sui nazisti, è stato un bagno di folla per Putin ma soprattutto è stata un’occasione di riflettere per i russi sul proprio passato, un pò sovietici un po’rossi un po’ russi.
L’identità smarrita di una nazione passata dai fasti di un impero socialista alle ceneri di una democrazia zoppa e di un capitalismo che tenta di abbracciare dopo aver osteggiato, condannato, schifato per 70 anni e che adesso sforna neo presidenti di squadre di calcio inglesi e repubbliche caucasiche in cerca di democrazia.
Chissà cosa passava nella testa di quegli anziani pluridecorati generali a bordo di carrette del 45 quando suonava l’inno russo ( lo stesso per parole a quello sovietico) e quando un raggiante Putin si godeva la consacrazione interna accanto a un Bush poco amico e un poco nemico.
Il buon Vladimir ha detto mai più guerra fredda forse sperando ancor di poter contare sulla Russia che fu, uno stato pachidermico è vero ma che per mezzo mondo rappresentava il futuro modo di “governare” il pianeta.. e poco importa allora se Bush il giorno prima in Lettonia ha detto che le repubbliche baltiche sono passate da una tirannia all’altra, in fondo per i Russi ancora oggi quella non era tirannia.. era grandeur
Angelo Marinazzo

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