E’ bastata la paura di tornare a votare per produrre il miracolo: il mega programma dell’Unione di quasi trecento pagine è stato buttato al macero. Mesi e mesi di lavoro persi, l’impegno della mitica Officina bolognese vanificato come neve al sole, lo sforzo di mediazione fra le varie anime della coalizione reso del tutto inutile. Ora il centro sinistra si regge su dodici punti, poco più di una pagina dattiloscritta, trenta righe da 60 battute. E’un’inversione di tendenza di 360 gradi. Mentre prima c’era stato bisogno di scrivere tanto per accontentare tutti, ora c’è stato bisogno di scrivere poco per non scontentare nessuno. Si è scelta la strada di enunciare i problemi, una sorta di titoli dei vari capitoli, senza indicare le soluzioni. Riforma delle pensioni, ma non si dice quale. Si aumenterà o si ridurrà l’età pensionabile? Realizzazione della Tav, ma non si indica il tracciato. Nuova linea o potenziamento dell’attuale? E così via. Anche nella forma minimale scelta però le contraddizioni saltano all’occhio. Non solo per i singoli punti programmatici ma proprio per la filosofia di fondo. Ricordate la campagna del centrosinistra contro la riforma costituzionale del centro destra? L’argomento principe era quello che le modifiche proposte rappresentavano uno stravolgimento della carta esistente perché si veniva a modificare il rapporto fra il Presidente del Consiglio e il Parlamento, nel senso che si puntava a rafforzare in modo sensibile i poteri del primo a scapito del secondo. Ebbene cosa leggiamo ora nei dodici punti prodiani? Nientemeno che in caso di contrasto fra partner della maggioranza, l’ultima parola l’avrà il Presidente del Consiglio e tutti si dovranno adeguare. Non solo. Per evitare che ognuno vada per la sua strada viene concentrata tutta l’attività comunicativa del Governo nelle mani del portavoce della presidenza. Strada obbligata si dirà, anche perché non c’è nessun dubbio, e D’Alema si è premurato di dirlo sottolineando che “certa sinistra non serve al paese”, che con Pecoraro Scanio, Diliberto e Giordano non si va da nessuna parte. Di questo sono convinte tutte le persone di buon senso. Già, ma la sinistra cosa dice? I mesi, se non le settimane future, ci daranno la risposta. Intanto registriamo che dopo la cancellazione dei Dico dal programma unionista e le altre modifiche di cui sopra, abbiamo, su molti temi sensibili, ne citiamo 10 fra i più importanti, questo rapporto fra il governo Berlusconi e quello Prodi:
• – Ritiro dall’Iraq: promesso entro il 2006 da Berlusconi e realizzato da Prodi entro la stessa data;
• – Presenza in Afghanistan: voluta da Berlusconi e confermata da Prodi;
• – Base di Vicenza: ampliamento promesso da Berlusconi e realizzato da Prodi;
• – TAV: decisa da Berlusconi e con i 12 punti confermata da Prodi;
• – Liberalizzazioni: volute ma non fatte da Berlusconi, iniziate da Prodi;
• – Pacs: osteggiati da Berlusconi, ora anche da Prodi;
• – Tasse: Berlusconi aveva iniziato a ridurle, Prodi ha promesso che le ridurrà a partire dal 2009;
• – Alitalia: Berlusconi la voleva privatizzare, Prodi lo sta facendo
• – Rafforzamento del premier: Berlusconi l’ha tentato, Prodi cerca di farlo;
• – Riforma delle pensioni: la vogliano sia Berlusconi che Prodi ed entrambi nell’ottica di ridurre i costi. Il primo aveva introdotto lo scalone, il secondo si appresta i ridurre i coefficienti
Fatti i conti, una provocazione: a parte le questioni etiche, che in politica lasciano sempre il tempo che trovano, non è poi tanto strano che Follini abbia deciso di passare armi e bagagli al centrosinistra. In fondo lui, che è stato vicepresidente del consiglio nel governo di centrodestra, si sente a casa.

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