Per un verso hanno tirato un sospiro di sollievo, per un altro sono molto preoccupati. A sinistra il rinvio alle Camere del governo Prodi suscita infatti diverse perplessità dal punto di vista politico. Non tanto ovviamente per la cosa in sé, era la soluzione auspicata da tutti, quanto per le conseguenze future. Alcune spie si sono già accese. D’Alema ha lanciato la sua accusa contro un certo modo, massimalista, di stare a sinistra, Fassino e altri dirigenti della Quercia, si sono invece limitati, ma il significato è lo stesso, ad auspicare un accelerazione per la nascita del partito democratico visto come l’unico sbocco possibile alla deriva massimalista della maggioranza. Il clima si è fatto tanto pesante che Alfonso Gianni, sottosegretario di Rifondazione, ha tenuto a precisare, rivolto soprattutto verso la Margherita, che “questa non è la rivincita di Caserta”, dove oggettivamente la sinistra radicale aveva segnato più di un punto. Così è partito il fuoco di sbarramento verso gli ormai famosi dodici punti di Romano Prodi. Esplicito Michele De Palma, responsabile di Rifondazione per i movimenti “In Val di Susa o a Brindisi, dove c’è il progetto del rigassificatore, continueremo a mobilitarci”. Sulla stessa linea Verdi e Comunisti italiani. In realtà, dopo il rinvio alle Camere di Prodi, la sinistra massimalista è nell’angolo. I dodici punti sono, anche nella loro genericità, una svolta a destra. La cosa non mancherà di avere delle ripercussioni non tanto nel voto di fiducia quanto nell’approvazione dei singoli provvedimenti. La tesi che inizia a circolare in alcuni ambienti della sinistra estrema è che non si può salvare l’esecutivo, anche a costo di fare una politica di destra.
Acque agitate a sinistra. Preoccupa la svolta moderata del governo
Il clima si è fatto tanto pesante che Alfonso Gianni, sottosegretario di Rifondazione, ha tenuto a precisare che “questa non è la rivincita di Caserta”, dove oggettivamente la sinistra radicale aveva segnato più di un punto.

Lascia un commento