Gratitudine eterna al compagno Nino Frosini, segretario del partito dei gloriosi comunisti d’Italia della Toscana, esperto non solo a livello teorico della nobile arte del pugno. Che egli ha dimostrato di sapere magistralmente praticare in almeno due accezioni: quella del pugno alzato in segno di saluto ai compagni, che gli è valsa la carriera fino al vertice del partito nella sua regione; e quella del pugno teso verso i compagni che non si adeguano che gli è valsa la fama che non si era conquistato quando i pugni si limitava a darli, sul ring, a chi sapeva renderli.
Il pugno che ha sferrato sull’eurostar Roma-Milano al senatore Fernando Rossi che, non votando la mozione di sostegno al ministro D’Alema aveva contribuito alla crisi di governo, ha scosso anche noi.
Che ormai dubitavamo di vivere da sempre nella regione di Frosini. A causa dei giornali e delle televisioni che sempre ci dipingono i comunisti allo stesso modo: con i lucciconi agli occhi perchè il loro ideale è piuttosto sputtanato, sempre intenti a cuocere (e mangiare, se si può dire) salcicce alle feste di partito, faccia imbronciata per l’eterno dibattito sulla edificazione di una società migliore. Molto modestamente noi, appartenti ad una sinistra diversa, li facevamo più vispi e ricordavamo anche altre cose, legate al tempo dei nostri fervori giovanili: oltre a sani scambi di battute salaci, ammonimenti a non esporci troppo nel dissenso, difficoltà nei rapporti con le amministrazioni pubbliche, firme di sottoscrizione delle liste elettorali da raccogliere nottetempo nelle campagne, per non imbarazzare nessuno.
Eravamo ormai sicuri che fossero il frutto della nostra immaginazione. Ora, grazie al compagno Nino Frosini, Dio lo benedica per l’eternità, possiamo dire senza smentita che anche noi abbiamo vissuto!
W IL COMPAGNO FROSINI
Gratitudine eterna al compagno Nino Frosini, segretario del partito dei gloriosi comunisti d’Italia della Toscana, esperto non solo a livello teorico della nobile arte del pugno. Che egli ha dimostrato di sapere magistralmente praticare in almeno due accezioni: quella del pugno alzato in segno di saluto ai compagni, che gli è valsa la carriera fino al vertice del partito nella sua regione; e quella del pugno teso verso i compagni che non si adeguano che gli è valsa la fama che non si era conquistato quando i pugni si limitava a darli, sul ring, a chi sapeva renderli.
Il pugno che ha sferrato sull’eurostar Roma-Milano al senatore Fernando Rossi che, non votando la mozione di sostegno al ministro D’Alema aveva contribuito alla crisi di governo, ha scosso anche noi.
Che ormai dubitavamo di vivere da sempre nella regione di Frosini. A causa dei giornali e delle televisioni che sempre ci dipingono i comunisti allo stesso modo: con i lucciconi agli occhi perchè il loro ideale è piuttosto sputtanato, sempre intenti a cuocere (e mangiare, se si può dire) salcicce alle feste di partito, faccia imbronciata per l’eterno dibattito sulla edificazione di una società migliore. Molto modestamente noi, appartenti ad una sinistra diversa, li facevamo più vispi e ricordavamo anche altre cose, legate al tempo dei nostri fervori giovanili: oltre a sani scambi di battute salaci, ammonimenti a non esporci troppo nel dissenso, difficoltà nei rapporti con le amministrazioni pubbliche, firme di sottoscrizione delle liste elettorali da raccogliere nottetempo nelle campagne, per non imbarazzare nessuno.
Eravamo ormai sicuri che fossero il frutto della nostra immaginazione. Ora, grazie al compagno Nino Frosini, Dio lo benedica per l’eternità, possiamo dire senza smentita che anche noi abbiamo vissuto!

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