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Papa Leone IV, Sant’ Egidio e Diplomazia Vaticana

Conversazione di Marco Mayer con Andrea Bartoli Presidente della Sant’Egidio Foundation e rappresentante della Comunità di Sant’Egidio presso le Nazioni Unite.

di Marco Mayer | 13 Maggio 2025

Papa Leone XIV ha vissuto 20 anni in Perù e preso la cittadinanza peruviana. E’ rilevante per la scelta del conclave? 

Si  il nuovo Papa ha vissuto con i poveri come vescovo di Chiclajo e in piazza ha citato Sant’Agostino: “Con voi sono cristiano, per voi sono Vescovo”. Il vescovo è un servo, soprattutto dei poveri. Il vescovo è il custode del gregge e della fede. nel 2023 Papa Francesco lo ha scelto per la selezione dei nuovi vescov.

Come tradurrà in pratica il messaggio sulla pace disarmata e disarmante? 

L’espressione “pace disarmata e disarmante” è bellissima e  subito capita dalla gente comune. La pace non è solo un accordo tra potenti. Siamo in una fase in cui il riarmo è mondiale, ma oggi ci sono piccoli segnali di speranza per la martoriata Ucraina, in Medio Oriente e nel rapporto tra Cina e Stati Uniti Il Papa sa che per un vero disarmo “Trust and verify” servono politica e diplomazia. Il Papa può contare su una rete diplomatica  antica ed esperta che ricorda alle potenze che il disarmo  é vantaggioso per loro stesse, e ricorda gli accordi  tra   Reagan e Gorbačëv con la distruzione di migliaia di bombe atomiche.. La UE é il frutto della cooperazione nata dopo 2 guerre mondiali e le tante guerre che per secoli hanno diviso l’Europa. 

Come si  unisce la track 2 diplomacy di Sant’Egidio diplomazia della Santa Sede? 

La chiesa é  espressione globale della diplomazia multilivello perché vive tra la gente e parla le lingue locali: sintesi senza uguali tra dimensione locale e globale. Cameron Hume diplomatico statunitense scrive: “non dobbiamo mai sottovalutare quello che la Santa Sede conosce delle situazioni locali” La chiesa  lavora dal livello di base delle parrocchie sino ai Capi di Stato. La Comunità di Sant’Egidio é un esempio di come la mediazione dei conflitti non si realizzi solo ad un livello. Un vescovo in  Perù conosce bene la situazione perché si misura con chi  controlla il territorio. Lo stato, in molte regioni del mondo, non ha il controllo il territorio né offre servizi. La chiesa locale é in contatto con chi ha il potere reale e viene coinvolta nella mediazione dei conflitti.  

Quale è stata la più grande difficoltà per trovare un canale effettivo con la Russia di Putin? 

Dopo l invasione militare russa Papa Francesco ha cercato coraggiosamente una pace giusta e duratura tra Kiev e Mosca. La forza della pace chiama i belligeranti alla Speranza,  ad un investimento nella politica e nella creatività che permette di esplorare quel che è possibile, ma non si vede. Speriamo in Istanbul.  L’Europa unita dopo la seconda guerra mondiale è un esempio di questa creatività che è semplicemente impossibile quando  – oltre ad esercitare legittimamente la difesa – si punta solo alla vittoria. 

Come immagini l’ impatto interno del primo Papa statunitense sull’ America di Trump? 

Il primo impatto c’è già stato e é enorme perché ricorda a  tutti che l’America non è soltanto l’America dei potenti e del denaro,  ma l’America di chi lavora e si prende cura degli  altri. E’ l’incontro con un cattolicesimo molto semplice  vicino alla gente comune, ai tantissimi che vivono onestamente e che sono legati alla loro comunità, Non è un cattolicesimo aggressivo, divisivo e diviso. E’ un cattolicesimo solidale,  amico del mondo. Leone XIV ha vissuto poco negli Stati Uniti. Certo è nato negli Stati Uniti, ha studiato negli USA, ma è un religioso agostiniano con una vita missionaria fuori dal paese natale. La natura missionaria della chiesa per questo americano del nord si incontra con la povertà dell’ America del sud. Leone XIV ha familiarità con il mondo: nel primo saluto ha parlato spagnolo e italiano, non inglese.

Il vicepresidente Vance ha ripensato alle sue posizioni su Agostino?  

Non ho informazioni dirette, ma il Papa non incontra il vicepresidente USA senza una valutazione della diplomazia vaticana ai più alti livelli. Non  credo che  la chiesa cattolica prenda un atteggiamento pregiudizialmente ostile verso l’amministrazione Trump, ma negli USA  continuerà a stare con i  poveri e con i migranti, contro la pena di morte e contro le armi. La speranza è che l’esperienza  della Santa Sede aiuti  l’amministrazione americana a considerare possibilità politico-diplomatiche che al momento sembrano  impensabili. Per quanto riguarda Vance ricordo l’appunto dell’allora cardinale Prevost al riferimento sull’ Ordo Amoris di Sant’Agostino: “JD Vance sbaglia: Gesù non ci chiede di classificare (tabulare) il nostro amore per gli altri.” Un commento garbato che viene da una tradizione antica. 

C’é stata la parata militare a Mosca. C’è qualche speranza di frenare  il riarmo di Russia e Cina? 

Credo che sia importante distinguere le due domande. La  parata di Mosca non é solo una potenza che si ripresenta al mondo con l’ invasione militare in Ucraina, ma un evento che ricorda la fine della II  guerra mondiale, vinta anche grazie al sacrificio di milioni di cittadini sovietici per combattere il nazifascimo. Una giornata che ricorda a tutti la lotta di liberazione, il sacrificio degli americani e la possibilità per l’Europa di trovare la libertà. Il dialogo per la chiesa cattolica non é un invito generico: è il lavoro concreto di tutti nunzi e spesso anche di tutte le diocesi e comunità locali. Una chiesa non può sopravvivere se non dialogando; questo, come nel caso dei contatti in corso con Mosca e Pechino, porta a degli esiti che a volte appaiono problematici perché i tentativi sono spesso interpretati come debolezza. Non é così; la chiesa  cerca di mantenere una presenza diversa rivolgendosi a tutti gli interlocutori; certo le loro risposte possono essere le più varie . Questa pecularieta’  del cristianesimo  ha aiutato molti popoli a trovare una strada pacifica e politica e uno spirito di legalità  garantito da norme condivise. Riguardo alla questione del riarmo credo che non sia solo un problema russo e cinese; se ne parla anche in Europa. Il più grande investimento di riarmo è  stato americano negli ultimi decenni; certo la Cina e la Russia hanno visto un riarmo enorme rispetto alle loro dimensioni precedenti. 

C’é qualche spiraglio nei conflitti in Sud Sudan e Sudan? 

Sudan e Sud Sudan sono due situazioni legate, ma diverse. L’interesse internazionale è molto limitato perché concentrato su Gaza e l’Ucraina. Ma l’immensa  tragedia umanitaria deve portare, non soltanto la Comunità di Sant’Egidio, ma la comunità internazionale a cercare  quegli spiragli che sono spesso espressione di rapporti antichi, di conversazioni avute in passato, di relazioni stabilite a sostegno dell’una e dell’altra parte.. Sì, gli spiragli ci sono anche se sono minimi, espressi in accordi umanitari molto limitati.

Marco Mayer

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, chiesa, chiesa cattolica, cina, comunità internazionale, espressione, europa, guerra mondiale, lavoro, mondo, natale, nato, natura, putin, seconda guerra mondiale, selezione, sostegno, speranza, stati uniti, usa

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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