
Meloni ha deciso di portare al 2% la spesa militare con un aumento di oltre 10 miliardi già a partire da quest’anno.
Ieri è stata sia la giornata mondiale dell’infermiere sia la giornata di sciopero dei ricercatori precari delle università.
Secondo i dati Ocse in italia ci sono 6,5 infermieri ogni mille abitanti contro la media europea dell’8,4. Inoltre sono cosi mal pagati che quando possono vanno a lavorare all’estero; guadagnano, infatti, 32000 euro lordi all’anno, 8000 euro in meno della media europea.
Infine, nelle corsie ospedaliere e nelle residenze per anziani mancano circa sessantamila infermieri per assistere bene i pazienti.
In Italia, nelle università ci sono circa 35000 precari che nei prossimi mesi rischiano di trovarsi senza contratto a causa dei tagli alle università e della fine delle risorse del PNRR.
In università e ricerca l’Italia investe solo l’1,5 per cento del PIL a fronte di una media europea del 2,5 per cento.
Inoltre i nostri ricercatori sono mal pagati e perciò appena possono vanno a lavorare all’estero.
Bisogna con onestà intellettuale riconoscere che nel complesso, questa situazione drammatica per la sanità e la ricerca di è creata nel corso dei decenni di politiche neoliberiste e di austerità fatte anche dal centro sinistra al governo.
Ma che ora si trovino, come vuole Meloni, i soldi per le armi e per i soldati senza trovarli per gli infermieri e i ricercatori è cosa davvero assurda che grida vendetta.
La sinistra deve fare le barricate contro questa politica scellerata e chiedere che i 10 miliardi anziché in armamenti siano spesi per pagare adeguatamente e per aumentare il numero degli infermieri e dei ricercatori.
Sono sicuro che la maggioranza del Paese sarebbe con noi e riconoscerebbe la giustezza di questa battaglia.
Quanto a Meloni a cui piacciono le sfilate militari e a cui piace indossare la tuta mimetica proponiamo che una volta si vesta da infermiera e faccia almeno un turno di notte in un ospedale.
Ne dubito, ma forse riuscirebbe a capire cosa significhi assistere i malati.
Enrico Rossi

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