“In principio era il Verbo…” Ed è ancora il Verbo che ha fatto la religione cattolica e che avrebbe continuato a guidarla attraverso i secoli. E’ ancora il Verbo di cui la maggior parte degli Stati riconoscono l’importanza, se non l’autorità, al quale inviano ambasciatori, e i cui ambasciatori godono la precedenza su quelli di ogni altro Stato.
E’ naturale che i Nunzi apostolici, soprattutto quelli residenti in Capitali prestigiose, con il passare del tempo si abituino ad un andazzo tipico della diplomazia laica che costituisce il “bel mondo”, l’élite di una nazione a contatto non soltanto con i suoi pari, ma con politici, governanti, nobiltà residua, uomini di potere e denaro. Un mondo e un sotto mondo fatto di etichetta ed interessi, grandi interessi. Un Nunzio apostolico può, come dicevamo, nel tempo, perdersi dietro un costume che è poco evangelico. Ecco che papa Francesco, con la brutalità gesuitica che gli riconosciamo riporta all’ordine i suoi ambasciatori riuniti nella sala Clementina giovedì 13 giugno.
Un discorso a braccio, frettoloso e riassuntivo avvertendoli che alla fine dell’incontro avrebbero trovato il documento da leggere e da seguire come vademecum del buon ambasciatore cattolico.
Analizziamo i dieci punti fondamentali del documento, tanti sono.
Il Nunzio è uomo di Dio. Come tale deve averne la consapevolezza e comportarsi come tale: vivere per le cose di Dio e non del mondo; non raggirare né frodare il prossimo; non lasciarsi andare a pettegolezzi e maldicenze. Cuore aperto verso gli svantaggiati e reietti della società.
Il Nunzio è uomo di Chiesa: rappresenta non sé stesso ma la Chiesa e in particolare il Successore di Pietro. Cessa di essere tale quando tratta male i suoi collaboratori invece di averne cura. Rifiuto di ogni elemento di lusso, indumenti o oggetti “firmati”. L’umiltà deve essere la “cifra” del Nunzio. Ergersi a difensori della Chiesa dinanzi alle forze del male che cercano di screditarla, diffamarla o di calunniarla.
Deve, inoltre, essere amico dei vescovi, sacerdoti, dei religiosi e dei fedeli ricordandosi che la sua missione principale rimane la salvezza delle anime. Distinguersi dagli altri ambasciatori nelle grandi feste di Natale o Pasqua rimanendo nelle sedi per celebrare la festa con il popolo di Dio, perché essendo uomo di Chiesa, questa è la sua famiglia.
Il Nunzio è uomo di zelo apostolico. Quindi deve annunciare il Vangelosenza timidezze del politicamente correttoo nella tiepidezza dei calcoli politici o diplomatici.
Il Nunzio è uomo di riconciliazione. È parte importante del lavoro di ogni Nunzio essere uomo di mediazione, di comunione, di dialogo e di riconciliazione anche con le altre religioni. Il Nunzio deve cercare sempre di rimanere imparziale e obbiettivo, affinché tutte le parti trovino in lui l’arbitro giusto che cerca sinceramente di difendere e tutelare solo la giustizia e la pace, senza lasciarsi mai coinvolgere negativamente. Mai chiudersi nella Nunziatura, ma sempre aperti verso gli altri, vicino a tutti. Rappresenta l’Universalità della Chiesa sparsa in tutto il mondo.
Il Nunzio è uomo del Papa e come tale ne fa le veci in quei territori in cui il Pontefice non può essere presente ed è un ponte di collegamento tra il Vicario di Cristo e le persone a cui è stato inviato. Deve per questo essere sempre in viaggio, avere molteplici relazioni. Relazionare il Papa sulle situazioni locali in modo da conoscere ogni angolo delle periferie e poter provvedere. Ha anche il dovere di aggiornare e informare continuamente il Papa sulle diverse situazioni e sui mutamenti ecclesiastici e sociopolitici del Paese a cui inviato. Per questo è indispensabile possedere una buona conoscenza dei suoi costumi e possibilmente della lingua,mantenendo la porta della Nunziatura e quella del suo cuore sempre aperte a tutti.
È inconciliabile, quindi, l’essere Rappresentante Pontificio con il criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a Lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma.
Il Nunzio è uomo di iniziativa. L’uomo di iniziativa è una persona positivamente curiosa, piena di dinamismo e di intraprendenza; una persona creativa e dotata di coraggio, che non si lascia vincere dal panico in situazioni non prevedibili, ma sa, con serenità, intuito e fantasia tentare di capovolgerle e gestirle positivamente. “Essere nel mondo ma non del mondo”. Il Nunzio, in maniera intuitiva, deve sapere riorganizzare l’informazione complessiva e trovare le parole giuste per aiutare le persone che si rivolgono a lui per trovare consiglio, “con la semplicità delle colombe e l’astuzia dei serpenti “(cfr Mt 16,16).
Il Nunzio è uomo di obbedienza. Obbedienza a Dio e al Papa.
Il Nunzio è uomo di preghiera e di parola evangelica. Altrimenti diventa un burocrate sterile e frustrato.
Il Nunzio è uomo di carità operosa. Nunzio deve spendersi nelle opere caritative, specialmente verso i poveri e gli emarginati: solo così potrà realizzare pienamente la sua missione e il suo essere padre e pastore. Deve rifiutare regalie sospette per la propria integrità morale e quelle accettabili distribuirle ai bisognosi. “La carità operosa ci deve portare ad essere prudenti nell’accettare i doni che vengono offerti per annebbiare la nostra oggettività e in alcuni casi purtroppo per comprare la nostra libertà”.
Il Nunzio è uomo di umiltà. Trascrive per intero le“Litanie dell’umiltà” del Servo di Dio Cardinale Rafael Merry del Val (1865-1930), Segretario di Stato e collaboratore di San Pio X.
A differenza degli Stati occidentali non esistono scuole nello Stato del Vaticano per divenire ambasciatori, né concorsi. Si procede ancora come negli antichi tempi. Si affianca all’ambasciatore in carica due o tre coadiutori giovani che col tempo forse qualcuno di questi lo diventerà se avrà dato buona prova di sé. Costoro non hanno vita facile appesi come sono al dominus in tutto e per tutto senza possibilità di contraddittorio. Da qui l’invito del Papa nel decalogo di non opprimere gli allievi.
Papa Francesco ha dimostrato di essere un diplomatico istintivo e verace intervenendo personalmente in varie parti del mondo, dalla Siria, a Cuba, in Africa, in Argentina…Ma non era contento della sua classe diplomatica proprio perché costretto a fare il loro lavoro. Già lo scrivemmo in alcune occasioni. Ora il Papa provvede con un decalogo che avrà cura di veder rispettato.
Ancora una volta il “Restauratore” della Chiesa procede senza tema di inimicarsi altri prelati, con trasparenza.
Guglielmo Adilardi

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