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La lezione di Livorno

La “quarantena” grillina aveva prodotto il suo effetto e la città -“lavati i panni in casa”- ha ripreso il suo corso.

di Daniele Marchetti | 17 Giugno 2019

Una città capace di gestire al meglio il voto per cambiare i connotati ad un’intera classe politica.

Questo è il dato politico che sembra emergere dal “caso Livorno”: il primo capoluogo toscano “conquistato” nel 2014 dal Movimento 5 Stelle e che, domenica 9 giugno, è tonato nell’orbita della propria storica politica.

A Livorno non ha vinto il PD, ma la città!

Quella città che cinque anni fa, “schifata” dalla gestione padronale della cosa pubblica e con essa del futuro di una comunità, aveva disarcionato un’intera classe dirigente con il pugno nello stomaco di un voto dirompente, tanto sfrontato ed irriverente -nel tipico stile labronico- da lasciare di stucco tutta la regione.

Quella stessa città che, dando un esempio di autentica padronanza delle regole democratiche, nell’anno domini 2019 sulla scia di valori mai rinnegati né abiurati, è tornata a fare fiducia alle proprie radici.

Come sempre, le buone intenzioni dovranno essere misurate sul campo. E nessuno, a Livorno sembra disponibile a firmare cambiali in bianco. Ciononostante le parole del neo Sindaco Luca Salvetti pronunciate a caldo nella notte dell’elezione sembrano sottolineare la portata del dato politico: A Livorno non ha vinto un partito ma un progetto; l’aggregazione di tante forze della città con l’obiettivo di restituire alla comunità quell’ottimismo che ci ha sempre contraddistinto e guidato. Sarò un sindaco autonomo, saprò cambiare su quanto è fallito e nel contempo non tarderò a valorizzare quanto di buono è stato fatto precedentemente (ovvero dall’amministrazione Nogarin).

Niente nemici, dunque, solo avversari!

In fondo Filippo Nogarin è stato a Livorno (si dica con rispetto) “il piede di porco” per scardinare un mondo incancrenito ed incrostato. L’utensile usato -più o meno scientemente- dalla città per sbarazzarsi di certi ambienti non più tollerati né tollerabili. Una realtà di cui lo stesso ex Sindaco grillino era perfettamente cosciente e che -c’è da immaginarlo- è stata alla base della sua scelta onesta e lungimirante di rinunciare alla ricandidatura.

Un “bis” che, come era ben chiaro allo stesso Nogarin, non sarebbe mai arrivato.

La “quarantena” grillina aveva prodotto il suo effetto e la città -“lavati i panni in casa”- si apprestava  a riprendere il suo corso.

E così è stato!

Per l’intero mondo politico una lezione di stile che reclama un’attenta riflessione da parte di quanti, a destra come a sinistra, intendono la politica come un vascello senza radici (ancore valoriali) né méta.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, anni, classe dirigente, classe politica, futuro, livorno, mondo, movimento, pd

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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