Una città capace di gestire al meglio il voto per cambiare i connotati ad un’intera classe politica.
Questo è il dato politico che sembra emergere dal “caso Livorno”: il primo capoluogo toscano “conquistato” nel 2014 dal Movimento 5 Stelle e che, domenica 9 giugno, è tonato nell’orbita della propria storica politica.
A Livorno non ha vinto il PD, ma la città!
Quella città che cinque anni fa, “schifata” dalla gestione padronale della cosa pubblica e con essa del futuro di una comunità, aveva disarcionato un’intera classe dirigente con il pugno nello stomaco di un voto dirompente, tanto sfrontato ed irriverente -nel tipico stile labronico- da lasciare di stucco tutta la regione.
Quella stessa città che, dando un esempio di autentica padronanza delle regole democratiche, nell’anno domini 2019 sulla scia di valori mai rinnegati né abiurati, è tornata a fare fiducia alle proprie radici.
Come sempre, le buone intenzioni dovranno essere misurate sul campo. E nessuno, a Livorno sembra disponibile a firmare cambiali in bianco. Ciononostante le parole del neo Sindaco Luca Salvetti pronunciate a caldo nella notte dell’elezione sembrano sottolineare la portata del dato politico: A Livorno non ha vinto un partito ma un progetto; l’aggregazione di tante forze della città con l’obiettivo di restituire alla comunità quell’ottimismo che ci ha sempre contraddistinto e guidato. Sarò un sindaco autonomo, saprò cambiare su quanto è fallito e nel contempo non tarderò a valorizzare quanto di buono è stato fatto precedentemente (ovvero dall’amministrazione Nogarin).
Niente nemici, dunque, solo avversari!
In fondo Filippo Nogarin è stato a Livorno (si dica con rispetto) “il piede di porco” per scardinare un mondo incancrenito ed incrostato. L’utensile usato -più o meno scientemente- dalla città per sbarazzarsi di certi ambienti non più tollerati né tollerabili. Una realtà di cui lo stesso ex Sindaco grillino era perfettamente cosciente e che -c’è da immaginarlo- è stata alla base della sua scelta onesta e lungimirante di rinunciare alla ricandidatura.
Un “bis” che, come era ben chiaro allo stesso Nogarin, non sarebbe mai arrivato.
La “quarantena” grillina aveva prodotto il suo effetto e la città -“lavati i panni in casa”- si apprestava a riprendere il suo corso.
E così è stato!
Per l’intero mondo politico una lezione di stile che reclama un’attenta riflessione da parte di quanti, a destra come a sinistra, intendono la politica come un vascello senza radici (ancore valoriali) né méta.
Daniele Marchetti

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