di Stefano Benni, Feltrinelli 2014
Due favole incantevoli raccontate con un magico tocco di eleganza e di sentimento. E a completare la magia ci sono le illustrazioni di Luca Ralli.
Quelle dell’ultimo libro di Stefano Benni “Pantera” sono due favole incantevoli raccontate con un magico tocco di eleganza e di sentimento. E a completare la magia ci sono le illustrazioni di Luca Ralli, tavole di un cupo bianco e nero, a rendere più intensa l’atmosfera dei luoghi e la poetica delle parole.
Nel racconto che dà il titolo al libro Pantera è la più grande giocatrice di biliardo di tutti i tempi e una tale regina – capelli neri come i suoi abiti, occhi verdi, sguardo di ghiaccio, implacabile e misteriosa- in nessun altro posto potrebbe giocare se non nel più sordido fumoso e losco locale della città: L’Accademia dei Tre Principi.
In questo antro pieno di tavoli da biliardo si sfidano gli appassionati della stecca e delle boccette sotto il controllo di Borges, il titolare cieco, che ugualmente tutto vede e tiene sotto controllo. Solo un gruppo di campioni, giocatori professionisti, hanno accesso ai tre tavoli speciali, i cosiddetti tre principi, e solo se ammessi dall’insindacabile giudizio di Borges. Sono personaggi dai nomi rivelatori come Il Puzzone, Tremal Naik, Elvis, Tic Tac, Chicquita e molti altri. Figure esagerate, quasi sembra di averli sempre conosciuti nei bar delle periferie o della provincia, li ritroviamo qui come tratteggiati a tinte forti, con le loro sgradevolezze e le loro miserie. Qualcuno di loro tiene testa a Pantera, nessuno riesce a batterla tuttavia, le portano rispetto sapendola inavvicinabile lontano dal tavolo da biliardo. Pantera emerge titanica da un passato di durezza, una nota amara nei suoi scarni interventi, un sogno irraggiungibile agli occhi del giovane tuttofare del locale, il narratore. Finché anche Pantera verrà posta di fronte alla sfida più importante della sua vita, quella con l’Inglese, giocatore di fama internazionale bello e impossibile come lei. E in questa partita si giocherà il loro destino.
Il secondo racconto è la storia della bambina Aixi, quasi una sirenetta del mediterraneo, figlia di un pescatore giunto alla fine dei suoi giorni. Col babbo la piccola condivide un segreto e lei minuscola lo difende affrontando il cinismo del mondo che la circonda col suo ostinato candore.
Il legame col mare di Aixi è viscerale, ancestrale e non condivisibile. Pochi la capiscono e sono quegli adulti, che hanno lo stesso sapore di sale sulla pelle e nel sangue. Figure forti, imbattibili come lo sono il sole e il mare, capaci di salvarla al momento giusto e di proteggerla, lei fortissima e fragilissima al tempo stesso, in lotta contro un gigantesco Dentediferro e un Lombardini, motore infedele e traditore.
Le poche pagine di questo libro rapiscono e trascinano passando dalla sordida atmosfera del mondo del biliardo, che mai conosce la luce solare, a quella delle luminose coste sarde e non ci lasciano tregua. Due figure femminili in tempi e luoghi diversi e lontani fra loro, entrambe primedonne in favole per grandi, crude e insieme delicate, forse due personaggi da fumetti. Entrambe però pura poesia della vita.

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