Esce, per la collana Oche del Campidoglio, il pamphlet Il folle radicale del capitale. Panopticon e Auto-Icona di Jeremy Bentham, scritto dallo storico e dell’arte e giornalista tedesco Christian Welzbacher.
Jeremy Bentham (1748-1832), primogenito di un influente avvocato londinese e contemporaneo di Goethe, fu giurista, eminente filosofo politico e morale dell’Illuminismo inglese e fu, soprattutto, il fondatore dell’Utilitarismo. Per mettere in pratica l’ordine giusto da lui concepito basato su emancipazione e autodeterminazione, che trovava la sua espressione ideale nell’economia, il filosofo elaborò i due grandi progetti che lo impegnarono tutta la vita: il Panopticon e la Auto-Icona.
Il Panopticon era una Inspection House di forma circolare, un progetto architettonico ispiratogli da un viaggio in Bielorussia, che costituì la sua ossessione e che arricchì con un apparato di riflessioni ideologiche. Un principio educativo applicabile universalmente, la struttura ideale di un carcere o di un ospizio per i poveri che avrebbe dovuto dargli modo di illustrare gli aspetti principali del suo pensiero giuridico: educare l’intera società alla libertà. Un’architettura simbolica e sacra, un appello alla rivoluzione, un’esortazione alla riforma delle carceri, un modello economico e statale, uno strumento di ricerca e stimolazione dell’animo umano.
Auto-Icona è il suo ultimo manoscritto, incompiuto, in cui discute alcune possibilità d’uso dei morti per fare del bene alle generazioni future. Egli stesso, nel tentativo estremo di mettere in pratica le teorie dell’utilitarismo, decise di far preservare il proprio cadavere, tuttora esposto allo University College di Londra seduto in un grande armadio di legno, armato di bastone da passeggio, con indosso una redingote e un grande cappello in testa. Già all’età di 29 anni Bentham stabilì di lasciare in “eredità” il suo corpo alla scienza e alla ricerca medica, senza curarsi di dogmi, tradizione, usi e costumi, persino della legge e della questione metafisica legata all’esistenza dell’anima: donò nel testamento il proprio cadavere all’amico chirurgo Southwood Smith, il quale avrebbe dovuto dissezionarlo durante una sorta di cerimonia. L’Auto-Icona apparve come una provocazione e una critica ai media e alla società del suo tempo, un modello utilitaristico universale, un contributo accademico e un testamento filosofico, un atto contro la Chiesa, lo Stato, il colonialismo, un atto in favore della scienza e della ragione a servizio degli uomini, un’autobiografia fatta immagine, il fondamento di una religione profana.
Welzbacher, attraverso un illuminante lavoro di scavo, ricompone il puzzle dell’eccentrica personalità di Bentham – “quel folle radicale” come lo definì l’amico Goethe – restituendo al lettore l’immagine di uno strenuo difensore della dignità degli uomini e degli animali, di un inguaribile “riformatore rivoluzionario”.
Di Jeremy Bentham, Liberilibri ha già pubblicato vent’anni fa Difesa dell’usura.
Christian Welzbacher (Offenbach am Main, Germania 1970) ha scritto per «Frankfurter Allgemeine Zeitung», «Die Zeit» e per altre riviste, oggi lavora per «Süddeutsche Zeitung». Tra le sue opere, Die Staatsarchitektur der Weimarer Republik (2006) – premiata con numerosi riconoscimenti – e Edwin Redslob (2009), biografia di uno dei fondatori e rettore della Freie Universität Berlin.
Christian Welzbacher, Il folle radicale del capitale. Panopticon e Auto-Icona di Jeremy Bentham, traduzione di Marco Miliozzi, collana Oche del Campidoglio, pagg. 179, euro 16.00, ISBN 978-88-98094-28-8

Lascia un commento