“Davanti al mare” è la mostra inaugurata pochi giorni fa e aperta fino al prossimo 30 aprile alla Galleria d’arte Athena di Livorno, dedicata all’artista sanvincenzino Giampaolo Talani, che si gioverà di circa trenta opere da lui concepite nella ormai piena maturità artistica e di un catalogo dedicato all’evento. Opere di pittura e non solo, anche perché – dopo aver frequentato il liceo artistico e soprattutto l’Accademia di Belle Arti di Firenze, Talani ha sperimentato tutte le tecniche classiche dell’arte – finanche l’affresco, del quale è reputato uno dei massimi conoscitori contemporanei. Famoso è quello dal titolo “Partenze”, collocato nel 2006 nella stazione di Santa Maria Novella a Firenze ed in fase di acquisizione dalla città per una definitiva sistemazione nel Museo del Novecento. Fra le molte opere che lo hanno reso noto al grande pubblico si annovera la scultura in bronzo de “Il marinaio” (2010), alta 7 metri e situata all’ingresso del porto turistico di San Vincenzo; di essa risulta in fase di progetto una replica ben più alta (20 metri), che sarà installata nel porto di Miami per celebrare il navigatore fiorentino Amerigo Vespucci.
Le opere pittoriche di Talani colpiscono per la forza del colore ma anche per l’evidenza plastica e la ieraticità delle figure umane che popolano le tele, come a evocare l’idea di un passaggio naturale dall’una all’altra forma artistica (segnatamente, scultura e pittura) e a rinviare ad un invisibile e pur marcato trait d’union che attinge dal mare una energia segreta. Ieraticità e ‘silenzio’ innaturale degli uomini – non importa se in mare o sulla battigia e, per lo più, battuti dal vento – fanno pensare che gli elementi naturalistici non valgano per sé, bensì in quanto cospirano con i primi ad una dimensione psicologica, quasi metafisica, della narrazione. Michele Pierleoni instaura un raffronto con le tele di un altro pittore ‘marino’, Moses Levy (peraltro celebrato nel 2014 con una bella mostra che dal Centro Matteucci di Viareggio ebbe a trasferirsi alla Villa Bardini di Firenze): “sono lontani i fasti dispiegati sapientemente un secolo fa da Moses Levy nelle assolate giornate estive della sua Versilia” poiché “l’uomo contemporaneo, per il nostro non vive la spiaggia come momento di ricreazione, ma come ristoro dell’anima, confronto tra l’esistenza del singolo e l’energia naturale dell’elemento, rimembranza…” Ancora Pierleoni mi pare efficace quando spiega come il Talani “ricerchi nella materia effetti di rimozione, sovrapposizione, graffiatura, donando un senso di movimento ad essa, riuscendo a trasporre in pittura anche quell’aria marina pulviscolare che caratterizza le giornate di libeccio, vento che soffia sulla costa toscana e che trasmuta le dune di San Vincenzo…”.
Non sorprende che la mostra labronica abbia come protagonisti la pittura e il mare, perché Livorno è particolarmente sapida di entrambi e ad essi deve molto. Tanto meno sorprende il binomio ‘anima-mare’, vecchio di millenni ma che Giampaolo Talani rielabora con una particolare cifra poetica ed artistica.



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