Desconocido. Questa è la sigla che appare nei cellulari spagnoli quando l’identità di chi ti chiama è nascosta. In genere non amiamo rispondere a queste chiamate anonime ma il film ci insegna due cose: conoscere le banche, i bancari e soprattutto i banchieri e rispondere al telefono.
“Certi guadagnano e altri perdono, alcuni si fidano del prossimo e altri sono disonesti. Alla fine si tratta di cavarsela per conto proprio in un mondo in cui accadono tante cose che presto verranno dimenticate” afferma il regista Dani de la Torre in conferenza stampa –
Zona bene, bella casa , quella che potrebbe sembrare una normale famiglia se non fosse per una tensione palpabile tra marito e moglie, la madre in ritardo, il padre, direttore di banca, controlla il crollo di alcune voci della borsa, la figlia grande persa nel suo smartphone, il fratello piccolo che pensa e organizza dispetti, tocca al padre Carlos ( Luis Tosar ) accompagnare i figli a scuola .
La macchina si immette nel traffico e quella che sembrava una mattina come tante si trasforma in un incubo, una corsa contro il tempo. Basta una telefonata e …
Cosa faresti o vorresti fare se una volta salito in macchina, pressato dall’urgenza di arrivare in banca per verificare e arginare il disastro del fallimento di quei titoli “spazzatura”che tante banche hanno imparato a “creare”, “usare”, “diffondere”, fra i clienti più o meno fiduciosi, ti arrivasse la telefonata di uno sconosciuto ( che però sa tutto di te e della tua famiglia) che ti accusa di averlo rovinato con i tuoi “derivati” e adesso vuole non solo i tuoi soldi, ma anche quelli della tua banca . Per convincerti che non sta scherzando (c’è una bomba sotto il sedile che salterà se qualcuno cercherà di scendere dalla macchina ) fa saltare quella del tuo collega che ha ricevuto la stessa minaccia ma non crede che sia vera?
Questa è la domanda che ci fa porre il regista galiziano Dani de La Torre con la sua opera prima “El Desconocido” presentato nella sezione “Giornate degli autori”alla 72^ Mostra del Cinema di Venezia e solo ora approdata nelle nostre sale . Il film che si svolge tutto all’interno di una macchina è un thriller che ti tiene inchiodato alla poltrona e, mentre l’adrenalina sale non senti neanche il bisogno di cambiare posizione, corri contro il tempo e sei con Carlos e i suoi figli nell’abitacolo della macchina inseguita , rincorsa, braccata dalla polizia che sospetta che Carlos voglia farsi saltare in aria con i figli.
Ed è un crescendo fra piani sequenza, riprese dall’alto, un volteggiare di elicotteri , polizia e artificieri pronti ad intervenire ma anche un forte atto d’accusa sul cinismo avido delle banche e degli uomini che tesi solo al proprio benessere non hanno più una visione generale di partecipazione e solidarietà.
In una società sempre più avida e indifferente Carlos ha senza dubbio le sue colpe , ha venduto consapevolmente titoli “spazzatura” a vantaggio suo e della banca , è un “carnefice” che diventa vittima quando il ricattatore che ha perso tutto lo mette nella sua stessa situazione ma Carlos rischia di perdere non solo la sua carriera , la sua vita, la sua famiglia, la dignità, ma anche i suoi figli rischiano la morte. E a questo punto anche la vittima diventa in un certo senso carnefice quando sente il brivido del potere e si lascia prendere dall’ebrezza della potenza divina.
Tema di stretta attualità questo “El Desconocido” non dà solo l’immagine di una Spagna impoverita ma questa è la stessa immagine che le vittime dei vari decreti salva banche hanno anche in Italia e in tanti altri paesi . I ruoli di vittima e carnefice sono interscambiabili in questo film anche se nessuno vorrebbe essere etichettato come vittima o carnefice.
Domande e riflessioni , comunicazioni concitate tra Carlos e lo sconosciuto ,che ci fanno pensare al film Locke, forse perché la macchina è simile e anche nell’abitacolo di Tom Hardy (Locke) le telefonate si susseguono. Carlos deve e vuole salvare i suoi figli ed è proprio nello spazio ristretto dell’abitacolo che Carlos , nonostante i suoi tanti errori ritrova quel rapporto con i figli che all’inizio indifferenti se non addirittura ostili, riescono a sorprenderlo con il coraggio e l’affetto che non avevano mai rivelato. O era lui troppo distratto e concentrato su se stesso che non aveva capito la solidità del loro rapporto, nonostante tutto?

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