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PANEM ET CIRCENSES

E così è nato un nuovo gioco di società che sta appassionando gli utenti della Rete ma anche, da quanto leggiamo, i corsivisti dei quotidiani, ovvero: conta anche tu i manifestanti che scendono in piazza. Sì, ci aveva già provato la Carrà a mobilitare gli italiani con il vaso pieno di fagioli, ma erano altri tempi, gli anni Ottanta ludici e disimpegnati – un giorno, a noi che li abbiamo vissuti studiando e lavorando, qualcuno poi spiegherà il perché di questa definizione idiota – mentre oggi, nel terzo millennio, nell’era dell’impegno comiziale e piazzaiolo di ritorno, è molto più figo, intellettuale e not embedded studiare ogni possibile inquadratura, utilizzare ogni moderna tecnologia, per partecipare alla nuova guerra dei bottoni che adesso si chiama: la mia manifestazione è stata più bella, più affollata e più partecipata della tua. Vorremmo, e lo diciamo di tutto cuore e con la più grande ammirazione, conoscere e stringere la mano di quel geniaccio che dalla sera stessa di sabato ha messo in Rete, ripreso da migliaia di volenterosi utenti, il conteggio preciso dei manifestanti del Pdl: ebbene sì, erano 88.740, sappiatelo, se non l’avete ancora letto, se avete la fortuna di vivere in un remoto eremo isolato da ogni possibilità di collegamento Adsl o fosse pure di un servizio rapido di piccioni viaggiatori, e dunque non siete stati contattati da bloggers rampanti, venditori di verità un tanto al chilo, propagandisti dell’eresia, incitatori alla rivolta: noi qua, che ve lo dico a fare, siamo intasati, neanche la nostra bacheca di Facebook è stata risparmiata da cotanta mole di preziose informazioni. Ci invitano a riflettere: ebbene, facciamolo, sarebbe anche l’ora, ci pare.
Che la piazza non sia più luogo di incontro, discussione e scambio di idee, di proposte e di programmi, è evidente da un pezzo, ma il fatto che sia diventata una strumento di pressione e di ricatto lo dobbiamo a tempi relativamente più recenti. Le piazze sessantottine, opportunamente manovrate, con la coda avvelenata di quelle degli anni Settanta, sono servite al loro scopo, che era quello del tutto paradossale, lo abbiamo già scritto e scusateci la ripetizione, della conservazione attraverso un apparente cambiamento. La piazza come luogo del trionfo del gattopardismo e del borbonico “facite ammuina”, tanto per agitare drappi rossi, metaforici e reali, in faccia al manovratore ed ammonire al buonsenso, al compromesso, all’inciucio, insomma all’accordo sottobanco ed amici come prima. Oggi viviamo l’ultima degenerazione di un luogo che pure nacque come nobile agorà, poiché la piazza è diventata lo strumento ultimo della contrapposizione bipolare, la conta dei manifestanti, la riffa del con me o contro di me, aizzata ed amplificata da un colpevolissimo circo mediatico che invece di focalizzare le priorità importanti aiuta i piazzaioli a confondere ulteriormente le idee. Gli ultrà del bipolarismo, beceri, sguaiati ed incapaci di guardare oltre la propria ristretta posizione, amano la piazza come un tempo – ed anche questo lo abbiamo già scritto, scusateci – i romani amavano il Colosseo, luogo del tutto dominato dall’odio insensato e viscerale, dal sanguinoso gusto dello squartamento come rito di appagamento della massa. Allora, però, qualche scusante i nostri antichi padri ce l’avevano; la plebe, incolta, avida, violenta, succube, viveva di riflesso le glorie dell’Impero da cui era esclusa, e si beava dei giochi offerti gratuitamente dalla magnanimità dell’Imperatore. Oggi, il popolo colto, informato, collegato in ogni momento della propria vita alla Rete, evoluto, cresciuto democraticamente, curato ed in ottima salute, quale scusa può fornire di tanta primitiva insipienza?! E’evidente che la mancanza di idee produce frastuono, che l’incapacità di vivere un autentico confronto democratico sfocia nella sguaiataggine piazzaiola, che la paralisi progettuale ed istituzionale del nostro paese si sublima nel rito collettivo della folla insultante a prescindere, ma come si esce da tutto ciò?! Soprattutto, come possiamo evitare, in questo momento, che questa costante sfiancante inutile contrapposizione catturi ogni attenzione e la svii da tutto ciò di cui questo paese ha realmente e disperatamente bisogno?! [segue]

di Chiara Boriosi | 22 Marzo 2010

E così è nato un nuovo gioco di società che sta appassionando gli utenti della Rete ma anche, da quanto leggiamo, i corsivisti dei quotidiani, ovvero: conta anche tu i manifestanti che scendono in piazza. Sì, ci aveva già provato la Carrà a mobilitare gli italiani con il vaso pieno di fagioli, ma erano altri tempi, gli anni Ottanta ludici e disimpegnati – un giorno, a noi che li abbiamo vissuti studiando e lavorando, qualcuno poi spiegherà il perché di questa definizione idiota – mentre oggi, nel terzo millennio, nell’era dell’impegno comiziale e piazzaiolo di ritorno, è molto più figo, intellettuale e not embedded studiare ogni possibile inquadratura, utilizzare ogni moderna tecnologia, per partecipare alla nuova guerra dei bottoni che adesso si chiama: la mia manifestazione è stata più bella, più affollata e più partecipata della tua. Vorremmo, e lo diciamo di tutto cuore e con la più grande ammirazione, conoscere e stringere la mano di quel geniaccio che dalla sera stessa di sabato ha messo in Rete, ripreso da migliaia di volenterosi utenti, il conteggio preciso dei manifestanti del Pdl: ebbene sì, erano 88.740, sappiatelo, se non l’avete ancora letto, se avete la fortuna di vivere in un remoto eremo isolato da ogni possibilità di collegamento Adsl o fosse pure di un servizio rapido di piccioni viaggiatori, e dunque non siete stati contattati da bloggers rampanti, venditori di verità un tanto al chilo, propagandisti dell’eresia, incitatori alla rivolta: noi qua, che ve lo dico a fare, siamo intasati, neanche la nostra bacheca di Facebook è stata risparmiata da cotanta mole di preziose informazioni. Ci invitano a riflettere: ebbene, facciamolo, sarebbe anche l’ora, ci pare.
Che la piazza non sia più luogo di incontro, discussione e scambio di idee, di proposte e di programmi, è evidente da un pezzo, ma il fatto che sia diventata una strumento di pressione e di ricatto lo dobbiamo a tempi relativamente più recenti. Le piazze sessantottine, opportunamente manovrate, con la coda avvelenata di quelle degli anni Settanta, sono servite al loro scopo, che era quello del tutto paradossale, lo abbiamo già scritto e scusateci la ripetizione, della conservazione attraverso un apparente cambiamento. La piazza come luogo del trionfo del gattopardismo e del borbonico “facite ammuina”, tanto per agitare drappi rossi, metaforici e reali, in faccia al manovratore ed ammonire al buonsenso, al compromesso, all’inciucio, insomma all’accordo sottobanco ed amici come prima. Oggi viviamo l’ultima degenerazione di un luogo che pure nacque come nobile agorà, poiché la piazza è diventata lo strumento ultimo della contrapposizione bipolare, la conta dei manifestanti, la riffa del con me o contro di me, aizzata ed amplificata da un colpevolissimo circo mediatico che invece di focalizzare le priorità importanti aiuta i piazzaioli a confondere ulteriormente le idee. Gli ultrà del bipolarismo, beceri, sguaiati ed incapaci di guardare oltre la propria ristretta posizione, amano la piazza come un tempo – ed anche questo lo abbiamo già scritto, scusateci – i romani amavano il Colosseo, luogo del tutto dominato dall’odio insensato e viscerale, dal sanguinoso gusto dello squartamento come rito di appagamento della massa. Allora, però, qualche scusante i nostri antichi padri ce l’avevano; la plebe, incolta, avida, violenta, succube, viveva di riflesso le glorie dell’Impero da cui era esclusa, e si beava dei giochi offerti gratuitamente dalla magnanimità dell’Imperatore. Oggi, il popolo colto, informato, collegato in ogni momento della propria vita alla Rete, evoluto, cresciuto democraticamente, curato ed in ottima salute, quale scusa può fornire di tanta primitiva insipienza?! E’evidente che la mancanza di idee produce frastuono, che l’incapacità di vivere un autentico confronto democratico sfocia nella sguaiataggine piazzaiola, che la paralisi progettuale ed istituzionale del nostro paese si sublima nel rito collettivo della folla insultante a prescindere, ma come si esce da tutto ciò?! Soprattutto, come possiamo evitare, in questo momento, che questa costante sfiancante inutile contrapposizione catturi ogni attenzione e la svii da tutto ciò di cui questo paese ha realmente e disperatamente bisogno?! E’del tutto vano un richiamo alla ragione, perché non c’è chi possa o voglia ascoltarlo, come è del tutto vano un richiamo alle responsabilità istituzionali, poiché maggioranza ed opposizione sono egualmente coinvolte, ed egualmente colpevoli, in questo sfibrante gioco di equilibri conservativi a danno di tutti noi, dunque dobbiamo provare ad uscire da questa logica e scombinare le carte in tavola. La settimana scorsa, in Francia, lo hanno fatto: non sono scesi in piazza, non hanno perso tempo e fiato in inutili sceneggiate, semplicemente non sono andati a votare; il 50% dei votanti si è astenuto, un dato così imponente da scuotere maggioranza ed opposizione fin nelle fondamenta e costringerli a correre immediatamente ai ripari. Bene, fra pochi giorni si vota anche da noi: sarebbe profondamente opportuno che gli elettori di qualunque colore si rendessero conto che questa volta il loro NON voto avrebbe molto più valore del loro voto, non significherebbe assenteismo ma segnerebbe invece una precisa volontà di fermare questo processo accelerato di autodistruzione democratica in corso e costringerebbe la casta partitocratica che ci domina – sia essa maggioranza od opposizione – ad un brusco e repentino ripensamento. E non veniteci a dire che il sistema si cambia standoci dentro; nossignori, ci avete reso impossibile anche questo privandoci di ogni legale possibilità di scegliere alcunché, dunque provate, se potete, a fare a meno della pur formale ratifica democratica del nostro voto. Altrimenti fermate tutto e ricominciamo a ragionare. Ecco, sarebbe già molto se si potesse ripartire da qui, senza piazza, senza urla, senza insulti, ma con la feroce consapevolezza che di noi, del nostro voto, ancora non si può fare a meno: neghiamolo, e vediamo cosa accade; i francesi, che pure un tempo fecero una Rivoluzione che cambiò per sempre il corso della nostra storia, l’hanno capito e l’hanno fatto. E noi, che le rivoluzioni le facciamo solo a parole, saremo capaci di fare altrettanto?!

ChiBo

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo

    2 Aprile 2010 alle 23:51

    Cara Chiara, alla luce dei primi passi di questi governatori populisti, xenofobi e omofobi eletti la laicità diviene invece un’emergenza, neanche piu’ una priorità. Il governatore del Piemonte, come prime due misure ancora prima di porre il suo di dietro sulla poltrona, ha deciso di contraddire la decisione europea sulla pillola abortiva e ha rifiutato il patrocinio della regione al gay pride.
    Questo sarà un danno economico per il Piemonte, personalmente non andro’ piu’ là per turismo e faro’ una pessima propaganda anche alle persone che conosco sparse un po’ ovunque.
    Adottare proposte omofobe e lesive di una parte dei cittadini non farà arrivare in Piemonte il turismo gay, e ti posso assicurare che in fatto di turismo i gay sono molto esigenti e generosi nello spendere per hotels e commerci vari, quindi tanto peggio per loro, ma tanto peggio anche per l’Italia intera.
    La laicità e il rispetto delle minoranze in Italia oggi diviene assoluta priorità ed emergenza.

    Rispondi
  2. Paolo

    26 Marzo 2010 alle 22:53

    certo che non e prioritaria Chiara, ma a me pare che niente sia prioritario, perche fanno poco e male.
    Solo un governo laico, che faccia battaglie nuove e dia una svolta vera all Italia potra attuare, poi, le riforme che te auspichi.
    Altrimenti restera sempre tutto cosi, ne sono piu che certo.

    Rispondi
  3. Chiara

    26 Marzo 2010 alle 16:39

    A me pare che in questo momento la laicità dello stato, che pure mi è molto cara, non sia il principale dei nostri problemi. Paghiamo, ora, con il crollo di un sistema fasullo, tutti i conti lasciati in sospeso nel passatod ella nostra pur breve storia repubblicana. La mancanza di una vera cultura democratica radicata in tutti gli strati sociali, la tendenza a firmare deleghe in bianco alla politica, la poca consapevolezza di cosa significhi davvero un corretto funzionamento della istituzione democratica, un corretto rapporto politica-cittadini, un corretto rapporto maggioranza-opposizione. Decenni di colpevole incremento di manovalanza sciocca in parlamento, ci hanno portati fin qui. Come ne usciremo, è molto difficile a dirsi, perchè ci mancano quelle risorse umane che nessuno ha voluto valorizzare e crescere, e che oggi rappresenterebbero l’unica speranza di un cambiamento vero, non solo generazionale, ma progettuale e gestionale.

    Rispondi
  4. Paolo

    25 Marzo 2010 alle 19:10

    Cosa ha da lamentarsi lei, Cartoni, nell’Italia ipocrita e fasulla dove abita? Stia tranquillo, come credente e eterosessuale non ha niente da temere, quindi lasci perdere il suo umorismo del cavolo.
    Aldo Busi viene radiato dalla tv di stato, colpevole di aver detto quella che a grandi passi si sta rivelando una verità, la chiesa cattolica copre da anni gli abusi sessuali su minori e lei mi viene a parlare di laicismo?!? Ma non si vergogna a vivere in un paese dove ad una settimana dal voto un prete in carriera dice agli elettori cosa sia “morale” o meno votare quando in casa propria hanno la shifezza allo stato puro? Non l’ha ancora capito che sono una manica di vigliacchi, che predicano bene e razzolano malissimo? Che continuare a foraggiare la chiesa, come fa lo stato italiano, é un’assoluta vergogna, perché con la storia della fede si inganna il popolo e poi si fa quel che si vuole? Trionfa l’ipocrisia e la vigliaccheria, nella politica, nella pseduo-religione e lei ce l’ha con il laicismo?!?
    Ma mi faccia il favore!
    Con questa sinistra poi, dorma ancora notti tranquille, le prime due decisioni che una persona di sinistra con le palle, in un paese moribondo e asfissiato dalla chiesa, dovrebbero essere:
    1) abolizione del concordato
    2) matrimonio e adozione per le coppie gay.
    Fatto questo, si puo’ cominciare a parlare di programmi, altrimenti non cambierà niente.
    Invece il quadro é desolante, con personalità politiche di ogni schieramento che non fanno un cavolo per i diritti delle minoranze, ma se la godono andando a trans e prostitute (pagate coi suoi soldi , Cartoni), e una chiesa strettamente legata al potere politico che fa anche peggio, ma fatemi tutti quanti il favore!

    Rispondi
  5. Paolo

    25 Marzo 2010 alle 19:10

    Cosa ha da lamentarsi lei, Cartoni, nell’Italia ipocrita e fasulla dove abita? Stia tranquillo, come credente e eterosessuale non ha niente da temere, quindi lasci perdere il suo umorismo del cavolo.
    Aldo Busi viene radiato dalla tv di stato, colpevole di aver detto quella che a grandi passi si sta rivelando una verità, la chiesa cattolica copre da anni gli abusi sessuali su minori e lei mi viene a parlare di laicismo?!? Ma non si vergogna a vivere in un paese dove ad una settimana dal voto un prete in carriera dice agli elettori cosa sia “morale” o meno votare quando in casa propria hanno la shifezza allo stato puro? Non l’ha ancora capito che sono una manica di vigliacchi, che predicano bene e razzolano malissimo? Che continuare a foraggiare la chiesa, come fa lo stato italiano, é un’assoluta vergogna, perché con la storia della fede si inganna il popolo e poi si fa quel che si vuole? Trionfa l’ipocrisia e la vigliaccheria, nella politica, nella pseduo-religione e lei ce l’ha con il laicismo?!?
    Ma mi faccia il favore!
    Con questa sinistra poi, dorma ancora notti tranquille, le prime due decisioni che una persona di sinistra con le palle, in un paese moribondo e asfissiato dalla chiesa, dovrebbero essere:
    1) abolizione del concordato
    2) matrimonio e adozione per le coppie gay.
    Fatto questo, si puo’ cominciare a parlare di programmi, altrimenti non cambierà niente.
    Invece il quadro é desolante, con personalità politiche di ogni schieramento che non fanno un cavolo per i diritti delle minoranze, ma se la godono andando a trans e prostitute (pagate coi suoi soldi , Cartoni), e una chiesa strettamente legata al potere politico che fa anche peggio, ma fatemi tutti quanti il favore!

    Rispondi
  6. puccio cartoni

    25 Marzo 2010 alle 12:35

    “..si cominci a non considerare che appartenere ad una religione sia da considerarsi un valore.” Certo ,l’unico valore ammesso ,per il nostro Paul ,è il “laicismo” ,e chi non crede è degno di fellonia ! Prosit ! Contemplare simili campioni di cittadinanza convince ed allarga il cuore.
    Quanto al non-voto , torno ad osservare che quando andranno alle urne solo in tre , la “volontà” di due sarrà da estendersi ,od imporsi , a milioni di cittadini . Quello che manca è il coraggio delle idee ;ma con tutti i “paul” in circolazione ,temo sia inutile sperare !

    Rispondi
  7. Paolo

    23 Marzo 2010 alle 11:17

    In Italia fino a quindici anni fa circa era un obbligo andare al voto, si era segnati se non lo si faceva e si potevano avere ripercussioni sul lavoro. Da questo obbligo si é passati ad una forma piu’ leggera, quella del diritto-dovere, ma lo spirito dell’obbligo del voto resta un po’ lo stesso. In Francia non esiste l’obbligo di voto, le persone sono piu’ libere di farlo o di non farlo, sebbene ci siano modalità di voto per corrispondenza o per procurazione che rendono possibile farlo veramente a tutti.
    Solo che, come nel caso delle ultime elezioni, la gente ha perso fiducia nel potere della politica di cambiare veramente qualcosa, destra o sinistra per me pari son, e allora circa il 53% degli aventi diritto non sono andati a votare.
    Il quadro politico, sebbene si parli di batosta per Sarkozy, non é effettivamente cambiato di molto, visto che le regioni erano già a sinistra prima e lo sono ancora oggi, tranne la corsica che il campo di Sarkozy ha perso, mantenendo invece ancora l’alsazia, e guadagnando per contro un dipartimento d’oltre mare.
    La gente non ne puo’ piu’ di promesse e dichiarazioni, vuole i fatti e predilige liste autonome senza bandiere di partito, solo fatte da persone capaci e che lavorano sodo nell’interesse di tutti. Nel comune dove abito per esempio é uscita vincitrice la stessa coalizione indipendente che lavora davvero bene e che é un piacere andare a votare.
    Qui in Francia quando si sposta a votare il 60% degli aventi diritto si parla di grande affluenza, quando in Italia invece si arriva senza troppi problemi all’80%.
    Certo sarebbe una bella lezione che gli elettori italiani seguissero l’esempio di quelli francesi, ma gli italiani vanno a votare, quindi resterà lettera morta.
    Importante invece, Chiara, é battersi per cambiare, andando per esempio a votare per tutti quei candidati che siano oppposti allo strapotere della chiesa, che si ribellino al ministro della Repubblica Bagnasco che ad una settimana dal voto dice chi si debba o meno votare, questo é ancora il grande scandalo dell’Italia, prima di parlare di politica si svegli la gente e si cominci a non considerare che appartenere ad una religione sia da considerarsi un valore.
    Si ponga l’accento sul valore della laicità, nell’interesse di tutti.

    Rispondi

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