Per dirla con le parole di Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati democratici, quello di Uva è «un altro dramma inquietante dopo quelli di Stefano Cucchi e Federico Aldovrandi». Giuseppe Uva è la sfortunata persona che trattenuta per una notte, a Varese, da una decina tra poliziotti e carabinieri, non ne è uscita viva perché massacrata di botte. La stessa cosa che si sospetta sia accaduta, appunto, a Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi e qualche altro. In ogni caso troppi. Ci saremmo aspettati qualche parola di ravvedimento dai rozzi e beceri censori del garantismo ma li vediamo troppo impegnati a salvare la nostra democrazia per perdersi in queste bagatelle. La gratitudine ed il rispetto che dobbiamo alle forze dell’ordine ed alla magistratura sono, come ovvio, fuori discussione. Ma gli eccessi ai quali alcuni appartenenti alle due categorie si sentono autorizzati derivano da due fattori tra loro connessi: la debolezza della politica non più avvertita come capace di controllare gli apparati dello Stato, e la dose bulimica di giustizialismo assorbita per ormai quattro lustri. Dunque, un invito all’on. Maran: dopo essersi inquietato, lanci qualche invito alla sua parte politica. Ricordando agli immemori che non è vero che “se uno non ha fatto niente di male non ha da temere abusi” e che il garantismo, oltre che doveroso, è di sinistra. E ancora, che talvolta, per prendere voti a sinistra, sono necessarie proposte di sinistra.
INQUIETATI E GARANTISTI
Per dirla con le parole di Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati democratici, quello di Uva è «un altro dramma inquietante dopo quelli di Stefano Cucchi e Federico Aldovrandi». Giuseppe Uva è la sfortunata persona che trattenuta per una notte, a Varese, da una decina tra poliziotti e carabinieri, non ne è uscita viva perché massacrata di botte. La stessa cosa che si sospetta sia accaduta, appunto, a Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi e qualche altro. In ogni caso troppi. Ci saremmo aspettati qualche parola di ravvedimento dai rozzi e beceri censori del garantismo ma li vediamo troppo impegnati a salvare la nostra democrazia per perdersi in queste bagatelle. La gratitudine ed il rispetto che dobbiamo alle forze dell’ordine ed alla magistratura sono, come ovvio, fuori discussione. [segue]

Proprio per il rispetto – e l’affetto – che abbiamo per le forze dell’ordine e per i nostri militari, crediamo che su casi come quello denunciato da Tuttocchiali debba essere fatta piena luce, debbano essere individuati e puniti i colpevoli.
I casi Uva, Cucchi, Aldovrandi fanno venire ancora in mente il caso di Emanuele Scieri, ammazzato nel 1999 all’interno della caserma pisana “Gamerra”, della “Folgore”.
Impuniti gli assassini, per la incapacità / complicità dei magistrati militari, per il disimpegno delle alte cariche dello Stato, dal minisro della difesa al presidente della Repubblica ( secondo l’art. 87 comandante delle Forze Armate ), per l’omertà / complicità del generale comandante la brigata “Folgore” e degli altri ufficiali, per l’omertà / vigliaccheria di tanti altri.
Leggere, per credere, il libro scritto dai genitori di Emanuele, Isabella Guarino e Corrado Scieri, “Folgore di morte e di omertà “, Kaos edizioni, Milano, 2007 (www.kaosedizioni.com ).Ammesso e non concesso che qualche copia sia ancora reperibile.