Quando si dice che la classe non è acqua! Ma avrebbe potuto, una persona priva di particolare talento concepire un sistema come quello che ci ha proposto martedì sera il musicista di Lee’s Summit a Firenze.
Lee’s Summit? Ma che cavolo è? Non sarà mica un Summit a cui ha partecipato il Generale Lee? Ma come fa uno ad essere di questo Summit se è un Summit e non un luogo. Stranezze degli Stati Uniti. A dispetto, per altro, della genialità del nostro eroe: di lui si potrebbe dire tutto e di più, ma non certo che è uno strano tipo! Anzi, tutto il contrario.
Comunque, che la sua vita fosse predestinata lo attestano i fatti, anche loro un po’ bizzarri. Sta di fatto che suo bisnonno, Moses, musicista girovago ma anche insegnante di musica a tempo più o meno perso, ad un certo punto della sua vita, essendosi rotto le scatole di giarovagare a destra e a manca, puntò il dito indice sulla cartina geografica e lì, proprio lì dove casualmente cadde, decise di fermarsi definitivamente e mise su casa, assieme ad uno sparuto gruppo di persone e, da allora, quel territorio assunse quel buffo nome che ancora oggi porta. Ma la cosa più strana è che quel luogo si trova ad un tiro di schioppo dalla linea di demarcazione tra gli stati del Kansas e del Missouri, nel territorio di quest’ultimo, anche se costituisce praticamente una suburban area della più importante città del primo, dal quale prende il nome stesso, Kansas city appunto.
E infatti è proprio qui che nasce il nostro eroe, bollato subito dall’indelebile impronta della cosmopoliticità: cittadino del Missouri, ma nativo del Kansas e di nazionalità statunitense.
Il nostro ero mostrò ben presto di essere un bambino prodigio, infatti parlava perfettamente l’inglese fin da piccolissimo! Misteri della scienza!
Le sue attitudini musicofile si rivelarono prestissimo, quando del tutto casualmente inizio a soffiare sul bocchino di una tromba e, successivamente, quando iniziò a suonare con alcuni importanti musicisti di Kansas City. L’incontro con il vibrafonista Gary Burton dette un impulso decisivo alla sua brillante carriera e lo portò, a soli ventitre anni, alla pubblicazione del suo primo long playing, Bright Size Life.
Così, riprendeva, da quel paese, dal punto in cui l’aveva momentaneamente abbandonato suo bisnonno, il cammino del "novello musicista errante", come soleva definirlo suo nonno Harrison, che trovò compimento un paio di anni dopo nel nuovo lavoro chiamato significativamente New Chautauqua appunto.
Musicista errante, cosmopolita, ma soprattutto straordinario compositore, arrangiatore, esecutore, sperimentatore e innovatore. Non è abbastanza? Sì, in effetti è anche una persona dotata di una equilibrata autostima che si esprime nei gesti semplici, cordiali e spontanei e nel dialogo schietto con l’audience. Anche in questo si mostra un perfetto innovatore, come nel progetto che da alcuni mesi sta portando in giro per i teatri del nostro continente, l’Orchestrion tour.
Ma di cosa si tratta? Beh, quando ne ho sentito parlare, non essendomi documentato né avendo preso alcuna informazione in merito, ho pensato ad una semplice trovata mediatica per riempire i teatri. In realtà, è una straordinaria solo performance, perché lui, il nostro eroe, si cimenta nell’utilizzo di tutti gli strumenti accompagnato da un’intera orchestra composta da pianoforte, marimba, xilofono, batteria, percussioni varie e mille altri “marchinstrumenti”, tutti quanti azionati dai movimenti dello strumento principale ovvero autonomamente per dare vita a quello che lui stesso chiama l’ensemble-oriented music, alla maniera quasi di un one man band, che oggi potremmo sicuramente ribattezzare one orchestrion man band. Ma la cosa sensazionale è che tutto funziona maledettamente e perfettamente bene oltre che suonare altrettanto bene. Gli manca solo la parola!!
by Picche
PS: Ah, dimenticavo, caso mai non si fosse capito, il nostro eroe è Pat Metheny.

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