Che forti questi ragazzi. In una mattina passano nella stessa aula visite tv due gruppi di diverse generazioni scolastiche. 8 anni di distanza fanno la differenza. Studenti di terza media e studenti di scienze della comunicazione. I primi sui 13-14 anni i secondi sui 22 – 24 anni. Non c’è paragone. Subito domanda di geografia per rompere il ghiaccio. Quante sono le regioni italiane? Risposta decisa dei ragazzi delle medie: 20. Inappuntabile. Due ore dopo. Quante sono le regioni d’Italia? Reazione incerta dei ragazzi di scienze della comunicazione. Giramenti di testa, occhi che cercano un appiglio nell’aula, e tre o quattro che timidamente sussurrano: 21, ventuno, 22. Ops. Come volevasi dimostrare. Incerte regioni d’Italia. Più ci si inoltra nella formazione e nell’approfondimento accademico più si fanno instabili elementari meno certe diventano le nozioni di base. Alle soglie della laurea di primo livello magari sanno tutto (in verticale) della storia del colonialismo africano e relative conseguenze sui linguaggi, mentre perdono le conoscenze orizzontali, di tipo geografico, storico, artistico. Alcune perle. Caravaggio era un parente lontano di Leonardo. Gandhi? Uno che aveva a che fare con la pace. I laghi vulcanici si sono estinti. L’ospedale lariano di Peschiera del Garda. Giolitti è stato un protagonista con Crispi dell’età giolittiana. Tutto “vero”, in aula. Insomma c’è da fare molto. La scorsa settimana è capitato che fosse il 16 marzo. E il 16 marzo di 32 anni fa le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro in via Fani, a Roma. Per tutta la giornata agenzie, giornali, siti internet non hanno battuto segno. Solo qualcuno s’è lamentato in Facebook lanciando un post su: “ma nessuno si ricorda di Aldo Moro oggi?” Nessuno perché oltre ad essere storia recente, è anche storia passata. E’ in quella zona di nessuno per cui non è ancora storia storicizzata, come ad esempio la seconda guerra mondiale e l’immediato secondo dopoguerra fino al periodo del boom economico che fa tanto chic ricordare nei convegni sulla storia del 900, e non è così recente e attuale da essere una cronaca appena passata. Anni Settanta, Ottanta, Novanta zona di nessuno. Diciamo dalla Guerra dei 6 giorni alla caduta della Prima Repubblica in Italia, cioè praticamente dal 1967 al 1992 sono i 25 anni che quasi nessuno dei nostri ragazzi, o davvero molto pochi in proporzione, sta studiando veramente, e che la società sembra dimenticare o dare per scontato, così non è. E ne fanno le spese anche quelli che vogliono diventare giornalisti e che alle parole Rumor, Moro, Mammì, Labriola, De Marino, Pajetta si guardano intorno e cercano appigli psicologici, ma ne fanno la spesa anche le conoscenze geografiche perché non ci sono più confini certi. Incerte regioni d’Italia. Un dramma a cavallo delle elezioni regionali. Così pensando chissà dove mandiamo a insediarsi il presidente della Lucania. In Lucchesia? Se è vero come documentabile che fior di studenti un universitari non sanno il numero giusto delle regioni italiane e molti pensano pure che le regioni siano sempre esistite, invece come voi tutti sapere non nate in un anno preciso come autonomia regionali (scrivetemi pure l’anno di nascita nei commenti di www.virgola1.splinder.com) ci sono fior di politici che confondono le vicinanze culturali con i confini geografici fisici. Non vogliamo infierire e quindi non diciamo il nome ma è successo che una autorevole candidata ha detto che l’Emilia Romagna confina con l’Umbria. In futuro forse. Scavalcando la Toscana. Un conduttore radio mise Novara in Lombardia. Starà più comoda a Milano ma al momento è in Piemonte. In un corso d’aggiornamento quadri venne fuori che Chieti e Rieti erano le nuove province del Molise. E che Pesaro Urbino stavano per divorziare. Sembrano banali battute ma certe conoscenze sbagliate possono fare danni. Se assumo un giornalista e gli dico di andare a Tabiano Terme temo, che terme per terme, quello mi vada ad Abano e allora sì che mi scoppia la guerra dell’acqua e dei fanghi.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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