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Palermo: le primarie degli inganni e degli autoinganni.

di Livio Ghersi | 6 Marzo 2012
Sono stati proclamati ufficialmente i risultati delle elezioni primarie del Centrosinistra a Palermo, per la scelta del candidato alla carica di Sindaco.
Il vincitore è Fabrizio Ferrandelli, con 9.943 voti, pari al 33,76 per cento del totale dei voti validi espressi. Rita Borsellino è arrivata seconda con 9.792 voti (33,25 %). Notevole anche la quantità di consensi del concorrente arrivato terzo, Davide Faraone, deputato regionale del PD, il quale ha ottenuto 7.972 voti (27,07 %). La quarta ed ultima concorrente, Antonella Monastra, ha ottenuto 1.741 voti (5,91 %).
La sconfitta della signora Borsellino lascia un senso di amarezza; in particolare in chi, come me, l’ha votata. Tuttavia, il senso politico di queste votazioni mi sembra fin troppo chiaro. Al di là delle ambizioni personali, i voti di Ferrandelli e di Faraone sono fra loro politicamente omogenei. Le primarie del 4 marzo 2012 attestano, quindi, che i partecipanti alla consultazione, nella loro stragrande maggioranza (il 60,83 per cento), non sono disturbati dall’esperimento che da oltre due anni si sta conducendo in ambito regionale: con i deputati del PD che sono numericamente determinanti nel sostegno del Governo presieduto da Raffaele Lombardo e con tecnici vicini a PD che fanno parte dell’Esecutivo regionale.
Da questo punto di vista, anche i voti espressi per la Borsellino e per la Monastra sono fra loro politicamente omogenei; da questa parte è netta e forte la critica alla scelta compiuta dal PD siciliano, in quanto si ritiene, a torto o a ragione, che Raffaele Lombardo sia espressione di quello stesso sistema di potere che fino a pochi anni fa si riconosceva nell’ex Presidente della Regione Salvatore Cuffaro. E’ vero che, nel frattempo, è intervenuta una crisi politica nell’area del Centrodestra, ma resta la convinzione che chi in passato ha condiviso i metodi di governo di Cuffaro non sia credibile come protagonista di una stagione di rinnovamento.
In altre parole, da tempo nel Centrosinistra palermitano, e siciliano, c’è una forte disputa fra due linee politiche. Gli uni sostengono che la politica delle mani nette si traduca nell’impotenza politica e respingono vocazioni alla purezza che, dal loro punto di vista, sono indice di una mentalità settaria e volutamente minoritaria. Gli altri lanciano l’accusa di eccessivo politicismo, di spregiudicatezza, di tradimento di un patrimonio storico di lotte, di subordinazione culturale alla logica degli avversari.
L’osservatore esterno si chiederà: ma se le divaricazioni di fondo sono tanto radicali, com’è stato possibile ricondurre tutti alla cornice unitaria delle primarie? Quanti accettano le primarie dovrebbero poi fare propria la regola che chi vince venga riconosciuto da tutti come il candidato comune.
Proprio qui sta il problema: troppi equivoci e troppe furbizie si sono sommati fra loro, generando inganni ed auto-inganni.
Le primarie si sono potute fare in quanto le Segreterie nazionale e regionale del Partito Democratico si sono ufficialmente espresse per un candidato come Rita Borsellino, la quale era sì al di sopra delle parti, per la propria storia personale e per la sua generalmente riconosciuta dirittura personale, ma che, soprattutto, garantiva politicamente anche Leoluca Orlando, Sinistra Ecologia e Libertà (SEL) di Vendola, e la variegata sinistra oltre SEL. Garantiva anche cani sciolti come me, che “di sinistra” non sono, ma che chiedono buona amministrazione.
Il trucco sta nel fatto che poi il Segretario regionale del PD, Giuseppe Lupo, anche lui deputato regionale, ha fatto pochissimo per mobilitare l’elettorato a favore della candidata “ufficiale”. Né avrebbe potuto comportarsi diversamente, posto che il suo ruolo è quello di tenere unito il Partito, e che già era stata presentata una mozione di sfiducia nei suoi confronti da un nutrito gruppo di autorevolissimi dirigenti del PD. Più strano è che non si siano mobilitati quei dirigenti del PD i quali pure si sono strenuamente opposti alla scelta del sostegno al Governo Lombardo.
Il Segretario nazionale Bersani è venuto a Palermo (il 27 febbraio scorso) ed ha ricordato di avere chiesto lui a Rita Borsellino, che al momento è parlamentare europeo, di accettare di concorrere alla carica di Sindaco di Palermo. Naturalmente, poi, Bersani è stato ecumenico e si è augurato primarie “aperte” alla cittadinanza, in cui vincesse la voglia di partecipazione, prima che questo o quel candidato.
Morale della favola. Ragionando di cose politiche ciascuno di noi è portato a valutare le situazioni non soltanto in relazione ai dati reali che in concreto si manifestano (analisi dell’esistente), ma anche considerando come le medesime situazioni potrebbero trasformarsi per rispondere a spinte ideali e di interessi che pure si manifestano nella realtà e che cercano una risposta politica (approccio dinamico). Il PD reale è quello che si è coagulato intorno alle candidature di Ferrandelli e di Faraone. Chi, generosamente, si è speso per determinare nuovi rapporti di forza e per mettere in movimento le cose, ha perso. In futuro facciamo in modo di essere tutti più accorti, misurando meglio le nostre forze (o debolezze che siano) e stando più attenti alle “regole del gioco” prima di decidere se giocarlo o meno.
Pubblicato in : Editoriale

Info Livio Ghersi

Livio Ghersi, laureato in giurisprudenza, è stato funzionario dell’Assemblea regionale siciliana, con la qualifica di Consigliere parlamentare. Oggi, pensionato, si dedica a studi di storia, filosofia, teoria politica.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    6 Marzo 2012 alle 18:37

    “stando più attenti alle “regole del gioco” prima di decidere se giocarlo o meno”…non ho capito cosa si vuol dire . Se le c.d. primarie possono garantire un candidato preconfezionato ,vanno bene…ma se gli tolgono spazio a favore di suggeriti dalla c.d. base ,allora no ? Beh ,come strumento di democrazia ,le primarie dovrebbero essere aperte ; come messinscena di una designazione sono ridicole ,se non truffaldine. Punto. Del resto ,gli inventori del “potere popolare” usavano palline o fagioli da inserire nell’urna…noi avevamo elenchi da votare ,scegliendo il candidato nel segreto dell’urna ( ci abbiamo fatto anche richiami costituzionali ),poi i partiti-apparato si sono impadroniti degli elenchi ,sino a costringerli dietro la truffa dei capo-lista. Resta da capire se si preferisce la designazione di segreteria oppure il confronto interpersonale.La scelta è questa :alzata di mano oppure elezioni ?

    Rispondi
    • Livio Ghersi

      6 Marzo 2012 alle 19:05

      Le regole del gioco sono le regole di disciplina delle primarie.
      Le regole attualmente vigenti determinano un andamento necessariamente caotico. Si potrebbero introdurre dei correttivi, a garanzia di tutti.
      Ad esempio, si potrebbe stabilire che tutti i cittadini che intendano partecipare alle primarie siano tenuti ad iscriversi in appositi elenchi
      entro il termine ultimo della domenica precedente a quella in cui si effettua la consultazione.
      Si eviterebbero così colpi di mano dell’ultima ora, con l’affluenza di “elettori” raccattati all’ultimo momento e motivati non voglio sapere come.
      La preiscrizione responsabilizzerebbe quanti vogliono partecipare alle
      primarie; nel contempo, consentirebbe di effettuare le necessarie verifiche,
      qualora si iscrivessero persone che notoriamente aderiscono a partiti che
      non fanno parte della coalizione che promuove le primarie.
      Penso ancora al fatto che in ciascun seggio dovrebbe essere prevista la presenza di rappresentanti dei candidati; soprattutto nel momento dello spoglio.
      Ogni altra interpretazione dell’espressione “regole del gioco” è chiaramente
      maliziosa.

      Livio Ghersi

      Rispondi

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