
“Nel 1973 a Teheran il re Mohammad Reza Pahlavi, disse che quando non c’è la monarchia, c’è l’anarchia o l’oligarchia o la dittatura. E, comunque, la monarchia è l’unico modo possibile per governare l’Iran. Se ho potuto fare qualcosa anzi molto per l’Iran, lo si deve al piccolo particolare che ne fossi il re. (Per fare le cose ci vuole il potere, e per tenere il potere non bisogna chiedere permesso a nessuno o consiglio a nessuno). Non bisogna discutere le decisioni con nessuno e… Naturalmente anch’io posso aver commesso errori. Anch’io sono uomo. Tuttavia ritengo d’avere una missione da portare in fondo e intendo portarla infondo senza rinunciare al mio trono. Non si può prevedere il futuro, ovvio, ma sono convinto che la monarchia in Iran durerà più a lungo dei vostri regimi. O dovrei dire che io vostri regimi non dureranno e il mio sì? Il re Mohammad Reza Pahlavi, si riferiva allo scenario europeo durante l’intervista”. Sono trascorsi 47 anni dall’instaurazione del regime iraniano. La rivoluzione che pose fine alla monarchia dello Scià Mohammad Reza Pahlavi e portò al potere l’Ayatollah Khomeyni raggiunse l’apice nell’aprile 1979 con la proclamazione ufficiale della Repubblica Islamica.
Reza Pahlavi è il figlio maggiore dell’ultimo Scià Mohammad Reza Pahlavi e della sua terza moglie Farah Diba. Nel 1979 ha lasciato l’Iran, al momento della Rivoluzione iraniana, e ha vissuto in esilio da allora. Cittadino statunitense, risiede a Potomac, nel Maryland. Tra i monarchici iraniani è conosciuto anche come Reza II. Adesso essendo cittadino statunitense chiede al presidente Donald Trump di non abbandonare il popolo iraniano visto il comportamento autoritario che ha avuto il padre. “Presidente, lei ha già consolidato la sua eredità di uomo impegnato nella pace e nella lotta contro le forze del male. C’è un motivo per cui la gente in Iran sta rinominando le strade con il suo nome. Sanno che lei è l’esatto opposto di Barack Obama o Joe Biden. Sanno che non li getterà sotto l’autobus come hanno fatto in passato. Ecco perché credono che questa volta siano rafforzati dalla speranza che lei li sostenga”. E’ l’appello che Mohammad Reza Pahlavi, l’erede della monarchia iraniana, ha rivolto su Fox al presidente americano, Donald Trump. “Le sue parole di solidarietà con il popolo iraniano e la sua amministrazione hanno avuto un effetto estremamente positivo. Speriamo di poter concludere definitivamente questa ereditaà liberando l’Iran, così che noi e lei possiamo rendere l’Iran di nuovo grande”, ha aggiunto. Il regime iraniano ha “perso la sua legittimità”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, in un video pubblicato su Instagram. “La gente protesta contro questo regime – ha detto – Un regime che blocca internet, che limita il diritto alla comunicazione, ha sostanzialmente perso la sua legittimità. Hanno paura della loro popolazione”. Wadephul, che nel video si vede salire su un aereo, ha infine spiegato che avrebbe discusso dell’Iran con il segretario di Stato americano Marco Rubio a Washington. Secondo gli ultimi dati di Hrana, l’Ong per i diritti umani, sono state confermate 544 morti (483 manifestanti e 47 membri delle forze dell’ordine) durante le proteste in Iran e decine di altri casi sono ancora in fase di analisi. Tra i decessi anche otto minori. L’Ong afferma inoltre di aver ricevuto altre 579 segnalazioni di decessi, le cui cause sono ancora in fase di accertamento. Video verificati dalla Cnn e provenienti dalla provincia di Teheran mostrano una folla di persone al Kahrizak Forensic Medical Center mentre cercano di identificare i propri cari tra centinaia di cadaveri. Le persone sono radunate davanti a un monitor che mostra le foto dei defunti e secondo le informazioni visualizzate sullo schermo potrebbero esserci fino a 250 corpi. Da Londra a Parigi, da Vienna a Sydney, da Madrid fino a Washington, sono migliaia le persone che sono scese in piazza oggi in diverse città occidentali per esprimere il loro sostegno ai manifestanti iraniani. In piazza sono scesi i due volti dell’opposizione iraniana, ovvero i simpatizzanti del figlio dell’ultimo Scià dell’Iran, Reza Pahlavi, e quello vicini al Consiglio nazionale della resistenza iraniana guidato da Maryam Rajavi. E una diplomatica iraniana e la presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. Vietate dalla polizia turca, invece, le manifestazioni di iraniani a Istanbul.
Principe Reza Pahlavi, così intransigente, così duro, e magari spietato: dietro quel volto triste. In fondo, così simile a suo padre. Mi chiedo in quale misura lei sia stato influenzato da suo padre.
Giuseppe Basilico

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