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Overtourism e affitti brevi: Firenze orfana e fisarmonica

Nel bel mezzo della ripresa della polemica sugli affitti turistici, con lo scontro a distanza tra il ministro Matteo Salvini al quale non piacciono le limitazioni e la sindaca Sara Funaro che difende le scelte fiorentine, arriva un ricco studio sul fenomeno curato da esperti coordinati dall’Università di Coimbra e dal Politecnico di Torino. L’analisi riguarda tutta Italia e prende in esame il periodo 2017-2024: 7 anni complessi, fosse solo perché contiene anche quell’intervallo di tempo sospeso dominato dal Covid. Firenze è una delle città messe sotto la lente degli studiosi e mostra dati estremamente significativi. Il primo è che il numero degli Airbnb è passato dai poco meno di 16.000 del 2017 agli oltre 17.500 del 2024, con 67.000 posti letto: una crescita relativamente contenuta, sebbene la maggioranza dell’offerta sia aumentata nel centro storico, che forse indica che già prima della pandemia si era ad un livello vicino alla saturazione. Il secondo, e forse più significativo, è che le notti prenotate sono diventate nel 2024 ben 2.200.000 con un incremento di oltre il 60% rispetto alle 1.300.000 di 7 anni prima, superando i livelli pre-pandemia.

di Stefano Fabbri | 24 Maggio 2026

Nel bel mezzo della ripresa della polemica sugli affitti turistici, con lo scontro a distanza tra il ministro Matteo Salvini al quale non piacciono le limitazioni e la sindaca Sara Funaro che difende le scelte fiorentine, arriva un ricco studio sul fenomeno curato da esperti coordinati dall’Università di Coimbra e dal Politecnico di Torino. L’analisi riguarda tutta Italia e prende in esame il periodo 2017-2024: 7 anni complessi, fosse solo perché contiene anche quell’intervallo di tempo sospeso dominato dal Covid. Firenze è una delle città messe sotto la lente degli studiosi e mostra dati estremamente significativi. Il primo è che il numero degli Airbnb è passato dai poco meno di 16.000 del 2017 agli oltre 17.500 del 2024, con 67.000 posti letto: una crescita relativamente contenuta, sebbene la maggioranza dell’offerta sia aumentata nel centro storico, che forse indica che già prima della pandemia si era ad un livello vicino alla saturazione. Il secondo, e forse più significativo, è che le notti prenotate sono diventate nel 2024 ben 2.200.000 con un incremento di oltre il 60% rispetto alle 1.300.000 di 7 anni prima, superando i livelli pre-pandemia. Numeri dietro i quali c’è una città nella città. E che rappresentano una preziosa bussola per capire l’aumento della concentrazione dell’offerta nelle mani dei grandi host, dell’estensione del fenomeno ormai anche oltre l’area del centro, dell’autentico cambiamento di pelle – e anche di scheletro e muscoli -di intere zone di Firenze.

Ma quei numeri, pur rappresentando solo una parte del più complesso overtourism, ci dicono anche altro. E cioè che città come Firenze, interessate a questa pressione, non possono affrontare con i soli propri ordinari mezzi un dimensionamento a questo scenario dei loro servizi e dello stesso sviluppo. In questo senso la richiesta della sindaca di una legge speciale per Firenze, non più tardi di un paio di settimane fa, sul modello di quella adottata per Venezia, appare motivata. Del resto, nonostante le diversità, è inspiegabile che in riva all’Arno non si possa usare uno strumento adatto per la Laguna. Nella criticità che entrambe devono affrontare adesso, gestire il comprensibile desiderio turistico e tentare disperatamente di essere luoghi di vita e non solo di soggiorno, si ritrova per paradosso quella che assimilò le città ferite dalle alluvioni del 1966. Dopo quell’evento Alberto Arbasino scrisse il saggio riferendosi a Venezia e Firenze. Oggi la seconda è ancora orfana di una legge. 

Stefano Fabbri

(pubblicato su Aduc e Corriere fiorentino – Corriere della Sera del 23/05/2026)

Pubblicato in : Dossier

Info Stefano Fabbri

Stesano Fabbri è un giornalista del Corriere Fiorentino e collaboratore dell’Associazione Aduc

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