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Canada: il primo anno di Carney

Separarsi è difficile; separarsi solo in parte lo è ancora di più. Separarsi dagli Stati Uniti è, sul piano funzionale, impossibile. Eppure è esattamente ciò che il primo ministro canadese sta cercando di fare da un anno a questa parte. Di fronte alle minacce di Donald Trump, Mark Carney ha avviato un programma “Canada Strong” volto a ridurre la dipendenza del Canada dagli Stati Uniti, rafforzando al tempo stesso le fondamenta dell’economia canadese. Naturalmente, però, la questione è tutt’altro che semplice. L’approccio di Carney verso gli Stati Uniti consiste, in sostanza, nel creare distanza, ma non troppa; mentre la sua strategia per l’economia interna combina, in modo paradossale, grande spesa pubblica e austerità. In altri termini, è una politica che cerca di tenere insieme due opzioni opposte il più a lungo possibile.

di Istituto Ispi | 24 Maggio 2026

di Aaron Ettinger*

Separarsi è difficile; separarsi solo in parte lo è ancora di più. Separarsi dagli Stati Uniti è, sul piano funzionale, impossibile.

Eppure è esattamente ciò che il primo ministro canadese sta cercando di fare da un anno a questa parte. Di fronte alle minacce di Donald Trump, Mark Carney ha avviato un programma “Canada Strong” volto a ridurre la dipendenza del Canada dagli Stati Uniti, rafforzando al tempo stesso le fondamenta dell’economia canadese. Naturalmente, però, la questione è tutt’altro che semplice. L’approccio di Carney verso gli Stati Uniti consiste, in sostanza, nel creare distanza, ma non troppa; mentre la sua strategia per l’economia interna combina, in modo paradossale, grande spesa pubblica e austerità. In altri termini, è una politica che cerca di tenere insieme due opzioni opposte il più a lungo possibile.

Finora queste contraddizioni non hanno danneggiato Carney sul piano politico, ma mettono in luce alcuni problemi strutturali della posizione canadese: il Canada ha bisogno degli Stati Uniti, e la spesa in deficit ha i suoi limiti. Resta da vedere quanto a lungo questo equilibrio potrà reggere.

La strada da Davos

All’inizio del 2026, al Forum economico mondiale, Carney ha pronunciato il discorso più significativo di un primo ministro canadese da quasi un secolo. A proposito della leadership globale statunitense sotto Donald Trump, Carney ha formulato questa valutazione: “il patto non funziona più… siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione, e non possiamo più vivere ‘dentro una menzogna’”. Il patto a cui si riferiva è lo scambio che la maggior parte dei Paesi accetta tra il riconoscimento dell’egemonia statunitense e il godimento dei beni pubblici globali che essa garantisce. La menzogna è che questo sistema di leadership americana continui ancora a funzionare. Era un’idea forte, da tempo teorizzata in ambito accademico, ma raramente espressa con tanta nettezza sulla scena internazionale.

Il discorso di Carney a Davos è stato ampiamente, sebbene non unanimemente, apprezzato. In Canada, ha rappresentato la prosecuzione di un tema che ha definito il suo premierato: possiamo ancora fare affidamento sugli americani? Nel suo discorso per la vittoria elettorale dell’aprile 2025, Carney aveva avvertito i canadesi che “la nostra vecchia relazione con gli Stati Uniti, un rapporto fondato su un’integrazione in costante aumento, è finita”. Da allora, le sue politiche interne ed estere sono state guidate dalla minaccia rappresentata da Trump, qualunque forma essa assuma: dazi, annessione, assurdità o qualcosa di peggio. Nell’anno successivo alla sua elezione, ridurre la dipendenza del Canada dagli Stati Uniti è stata la principale ossessione del governo Carney.

Diversificazione, non disinvestimento

È facile dimenticare che nulla, nella relazione tra Canada e Stati Uniti, era inevitabile. Come nel caso dell’Unione europea, l’attuale assetto è il risultato di scelte politiche compiute gradualmente nel corso di generazioni. Nel 2026, il baricentro della politica estera canadese resta rappresentato dagli Stati Uniti. Per quanto i canadesi si lamentino degli americani, il patto ha funzionato. Ma ha funzionato soltanto sulla base del presupposto che gli Stati Uniti non costituissero una minaccia. La seconda presidenza Trump ha mandato in frantumi questo presupposto, con conseguenze particolarmente inquietanti per il Canada.

La grande sfida per Carney non è disinvestire dagli Stati Uniti, ma diversificare rispetto agli Stati Uniti. Ciò significa concludere nuovi accordi in grado di preservare l’indipendenza e la prosperità del Canada, senza rinunciare ai benefici economici e di sicurezza che Washington continua a offrire.

Relazioni commerciali

In Canada non esiste preoccupazione economica più rilevante dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, al cui centro si colloca l’accordo Canada-Stati Uniti-Messico, il CUSMA. Firmato nel 2018 durante la prima amministrazione Trump, il CUSMA ha aggiornato il North American Free Trade Agreement e garantito la continuità dell’accesso al mercato statunitense. Per i canadesi, tuttavia, il sollievo legato al mantenimento di un accesso privilegiato ai consumatori americani non è durato a lungo nella seconda amministrazione Trump. Facendo leva sulle eccezioni legate alla sicurezza nazionale, Trump ha reintrodotto dazi sulle esportazioni canadesi, gettando nel caos i settori dell’alluminio e dell’acciaio e minacciando di destabilizzare l’industria automobilistica canadese. Al tempo stesso, l’85-90% delle esportazioni canadesi verso gli Stati Uniti resta esente da dazi. Questa posizione privilegiata sarà in gioco quando il CUSMA sarà sottoposto a revisione e rinnovo nel luglio 2026, nel pieno della Coppa del Mondo FIFA co-ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico. La squadra economica del governo Carney è già impegnata nei negoziati preliminari con un’amministrazione determinata a strappare concessioni ai propri partner.

Naturalmente, dipendere da un solo partner commerciale per tre quarti delle proprie esportazioni è una scelta imprudente, per quanto benevolo quel partner possa essere. Per questo Carney ha viaggiato in tutto il mondo alla ricerca di nuovi accordi commerciali, con l’obiettivo di raddoppiare le esportazioni verso mercati diversi dagli Stati Uniti nel prossimo decennio. A maggio 2026, Carney aveva visitato ventisei Paesi dall’inizio del suo mandato. Ha approfondito le relazioni economiche con l’Unione europea e punta a firmare importanti accordi commerciali con il Mercosur, l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico e l’India. Un’intesa con la Cina sulla riduzione dei dazi — in cambio di veicoli elettrici — rappresenta un piccolo passo verso la ricucitura di rapporti tesi tra i due Paesi. Gli sforzi di diversificazione commerciale hanno prodotto primi effetti, seppur modesti. Alla fine del 2025, le esportazioni verso gli Stati Uniti erano diminuite del 5% rispetto all’anno precedente, mentre gli scambi con Regno Unito, Cina, Germania, Italia e altri Paesi erano aumentati.

Relazioni di sicurezza

Sul fronte della sicurezza, il Canada ha a lungo cercato una stretta collaborazione con gli Stati Uniti, ma non una posizione di subordinazione. Consapevole che il Paese possa difendersi solo all’interno di un’alleanza, Carney si è avvicinato all’Europa, ma non necessariamente allontanato dagli Stati Uniti. Nell’aprile 2026, il Canada ha ufficialmente raggiunto l’obiettivo NATO di spesa per la difesa pari al 2% del PIL, lungo un percorso che dovrebbe portarlo al 5% entro il 2035. Trump sarà meno entusiasta degli impegni finanziari e militari assunti dal Canada a sostegno della difesa dell’Ucraina, ma non è questo il punto. Il sostegno a Kiev mantiene Ottawa vicina ai suoi principali alleati europei. La guerra statunitense contro l’Iran è stata un caso emblematico di divergenza senza disimpegno. Come Regno Unito, Francia e Germania, il Canada ha respinto le richieste di Trump di contributi militari e, con esse, la legittimazione internazionale che la cooperazione avrebbe implicato. L’ironia è che alcuni degli obiettivi di guerra degli Stati Uniti — come la non proliferazione nucleare e il cambio di regime — sono coerenti con gli interessi di sicurezza del Canada. Da qui la posizione ambivalente di Carney sul conflitto, riassumibile nella formula: “sostegno con rammarico”. Carney ha assunto una posizione simile sull’operazione statunitense per arrestare il presidente venezuelano Nicolás Maduro a gennaio. Persino le sue dichiarazioni pubbliche a difesa dell’autonomia della Groenlandia erano radicate nei principi di sovranità e autodeterminazione, non in una critica dell’espansionismo imperiale di Trump.

La riluttanza di Carney a criticare direttamente Trump è facile da spiegare. Il Canada ha ancora bisogno degli Stati Uniti, e inimicarsi Trump non porterebbe ad alcun risultato. Questo vale in modo particolare in vista dei negoziati estivi per la revisione del CUSMA.

Grande spesa e austerità in patria

I canadesi erano giustamente furiosi con Trump, e lo sono tuttora; eppure hanno sublimato quella rabbia attraverso un governo liberale di minoranza guidato da un uomo dal sobrio contegno pubblico tipico di un ex banchiere centrale. L’approccio di Carney alle relazioni tra Stati Uniti e Canada e alla diplomazia internazionale gli ha garantito un ampio margine di manovra presso l’opinione pubblica canadese, e oggi la sua posizione è più solida di quanto non fosse un anno fa. Attualmente, i Liberali mantengono un vantaggio a doppia cifra sui Conservatori nei sondaggi nazionali, mentre Carney conserva elevati indici personali di approvazione ed è valutato positivamente per il suo operato in politica estera.

Tuttavia, i dati di fondo indicano che la pazienza dei canadesi non è illimitata. Le loro preoccupazioni riguardano in modo schiacciante l’accessibilità economica e l’elevato costo della vita: problemi aggravati dagli effetti inflazionistici della guerra tra Stati Uniti e Iran. Fortunatamente per Carney, il suo piccolo governo di minoranza si è trasformato in una risicata maggioranza. Tre elezioni suppletive ad aprile hanno portato tre Liberali alla Camera, mentre cinque deputati hanno cambiato schieramento passando ai banchi del governo: quattro dal Partito Conservatore e uno dal socialista New Democratic Party. Con una maggioranza sottile, i Liberali di Carney possono governare fino al 2029 senza il sostegno di un altro partito.

Questa libertà politica dovrebbe soltanto accelerare l’ambiziosa agenda economica che ha definito il suo primo anno. Spinto dalla minaccia rappresentata da Trump, il programma di Carney mira a rafforzare le fondamenta economiche del Canada. In pratica, ciò ha significato invertire il corso del precedente decennio di politica economica liberale. Il programma “Canada Strong” è una combinazione insolita di massiccia spesa federale per grandi progetti infrastrutturali, sgravi fiscali mirati e misure di deregolamentazione e austerità di impronta conservatrice.

Il fulcro della politica economica di Carney è l’investimento in megaprogetti ritenuti essenziali per l’interesse nazionale. Tra questi figurano lo sviluppo dei settori energetico e minerario, l’espansione del porto di Montréal e delle infrastrutture di trasmissione elettrica nel nord della Columbia Britannica. Forse l’elemento più significativo è il piano per costruire un oleodotto dai giacimenti petroliferi dell’Alberta fino a uno sbocco al mare in Columbia Britannica. Il governo Carney è determinato ad accelerare questi progetti e a sottrarli alle ordinarie procedure di controllo regolatorio. Comprensibilmente, ciò ha suscitato una forte opposizione da parte dei gruppi indigeni e degli attivisti ambientalisti.

La politica di bilancio di Carney ha combinato spesa in deficit, tagli fiscali, misure per l’accessibilità economica e interventi di deregolamentazione. All’inizio del suo mandato ha fatto marcia indietro sugli aumenti previsti della tassazione sulle plusvalenze e ha eliminato il sistema federale di tariffazione del carbonio per i consumatori. Ha accantonato alcune regolamentazioni climatiche dell’era Trudeau, come l’obbligo sui veicoli elettrici, mentre la prevista Digital Sales Tax è stata sacrificata a Trump come gesto di buona volontà. Nell’aprile 2025, Carney ha abolito la carbon tax al consumo sulla benzina e, un anno dopo, ha sospeso l’accisa federale con l’obiettivo di ridurre i prezzi del carburante durante la stagione estiva dei viaggi in auto. Nel gennaio 2026 sono stati introdotti rimborsi per la spesa alimentare per attenuare gli effetti dell’inflazione dei generi alimentari sui consumatori. Il bilancio federale ha inoltre incluso misure modeste per stimolare la costruzione di nuove abitazioni nel mercato immobiliare canadese, notoriamente poco accessibile. Carney punta anche a ridurre le dimensioni dello Stato, almeno in alcuni ambiti. Il bilancio federale prevede il taglio di 40.000 posti nella pubblica amministrazione in tre anni, mentre la spesa per la difesa nazionale aumenterà. Il mese scorso, il governo Carney ha annunciato la creazione di un fondo sovrano con una dotazione pubblica iniziale di 25 miliardi di dollari. I dettagli restano scarsi; le critiche, invece, no.

Aaron Ettinger

Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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