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Papa Leone ad Acerra: “Sono venuto per raccogliere le lacrime”

Il Papa visita la Terra dei Fuochi incontrando per prima cosa le famiglie vittime dell’inquinamento ambientale. Nell’incontro con la cittadinanza l’omaggio a una popolazione resiliente, che lotta contro un marchio infamante ma vuole restare nella propria terra. “Mai più Terra dei fuochi, ma Giardino della Campania e d’Europa”, il grido del vescovo Di Donna

di Agenzia Sir | 24 Maggio 2026

di M.Michela Nicolais*

“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”. Leone XIV, il primo papa a visitare la Terra dei Fuochi, entra nella cattedrale di Santa Maria Assunta e dimostra subito di prendere sul serio le ferite di un territorio, compreso tra Napoli e Caserta, che include 90 comuni con circa 3 milioni di abitanti. Tornando in Campania per due volte nel giro di pochi giorni, dopo Pompei e Napoli, denuncia per prima cosa

“un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”.

(Foto Vatican Media/SIR)

“Ci vuole conversione”, il grido del Papa, cui ha fatto eco quello di mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, rivolto ai criminali dell’ambiente: “Convertitevi, cambiate strada, perché l’inquinamento non è solo un reato, è un peccato”. Poi la commozione del presule in cattedrale, quando ha letto i nomi delle vittime più recenti dell’inquinamento ambientale. Infine, da piazza Calipari, il vescovo ha dato voce alle attese di tutta la sua gente:

“Mai più Terra dei fuochi, ma Giardino della Campania e d’Europa.

Mai più accada che questa terra sia raccontata solo per le sue ferite ma sia raccontata anche per la forza della sua gente, la sua laboriosità, per la sua storia e la sua cultura, per la sua capacità di accogliere i migranti e, soprattutto, per la scelta ostinata di restare nonostante tutto”.

“Sapete che già Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, ma non gli fu possibile”, l’esordio di Leone riferito all’undicesimo anniversario della Laudato si’: “Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio”. “Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”, l’omaggio agli acerrani: di fronte ad una “devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie, ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.

“La morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito”,

la denuncia dell’attualità sulla scorta della “grandiosa visione” del profeta Ezechiele, nel brano delle ossa inaridite. Serve una “ostinata resistenza di ciò che è autentico”, in mezzo alla civiltà tecnologica: “Siate testimoni di questa ostinata resistenza che diventa rinascita”, l’indicazione di rotta per la gente di Acerra, in un momento in cui occorre farsi “domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature”.

“Lo Spirito Santo vi conceda di vedere un esercito di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità”,

l’auspicio per il futuro.(Foto Vatican Media/SIR)(Foto Vatican Media/SIR)(Foto Vatican Media/SIR)

“Generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura”,

le parole indirizzate alle famiglie colpite dalla morte dei loro cari a causa dei danni ambientali, salutate una per una, mentre gli mostravano le foto che fanno ormai parte dell’album dei ricordi. Per il Papa,

“va scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo”.

L’espressione Terra dei fuochi “non fa giustizia al bene che c’è e che resiste”, dice Leone il Papa in piazza Calipari, davanti a 15mila persone.

“C’è sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose”, il monito nel suo secondo discorso:

“Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze”.

“Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano”: “Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti”, il grido di dolore di Leone XIV, che ha denunciato come il paradigma tecnocratico “è all’origine del moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c’è la corsa all’accaparramento delle risorse”: “Lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilità politiche e istituzionali è troppo debole verso chi è forte, lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed è cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro”.

“Occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza”,

il sentiero da percorrere: “Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri”. L’antidoto consiste nel realizzare, “passo dopo passo, un’economia meno individualistica e uno sviluppo meno consumistico”: “Impariamo a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi, mediante persone e imprese che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile; che abbiano il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso”.

“L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, è rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello”.

M.Michela Nicolais

Agenzia Sir*

Pubblicato in : Primo piano

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

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