Una parte, abbastanza riconoscibile, di chi è venuto a votare, non è venuto a “votare alle Primarie”; è venuto a “votare per Renzi”. Renzi esprime un forte bisogno di cambiamento, una sensazione diffusa che “ora o mai più”.
Cerco di interpretare le primarie del Pd attraverso le osservazioni fatte presso un seggio milanese di periferia. Età media molto elevata. Per i nati dopo il 1990 le primarie non sono affatto interessanti: esse non realizzano l’apertura del Pd ai giovani. Semmai “richiamano in servizio” sostenitori del passato, disorientati e disamorati negli ultimi vent’anni dalla politica incomprensibile del Pci ed eredi, dopo la Bolognina. Queste persone cercano l’erede dell’ultimo Berlinguer (crescita numerica dei voti, “partito degli onesti”, ecc.) e credono di averlo trovato in Renzi. Del resto, una parte, abbastanza riconoscibile, di chi è venuto a votare, non è venuto a “votare alle Primarie”; è venuto a “votare per Renzi”. Renzi esprime un forte bisogno di cambiamento, una sensazione diffusa che <ora o mai più>, la condanna generalizzata per <questi politici> ma in particolare per i nostri di ieri <che ci hanno illusi per una vita, senza costrutto>, una sincera aspirazione al riscatto <basta perdere elezioni!> <speriamo che sia la volta buona>, eccetera.
Il gran numero di votanti contiene forse elettori di destra desiderosi di inquinare il voto? Certamente no. Avevano votato per il Pd? In parte sì, in parte si sono astenuti, altri sicuramente hanno votato per Grillo o per Monti. Voteranno per il Pd? Dipende. Contano che Renzi li faccia finalmente “vincere” (il disastro delle ultime elezioni ancora duole). Ma qui sta il vero problema. Cosa vuol dire, “vincere”? Una volta escluso che il Pd possa arrivare al 50+1 per cento, come si può “vincere”? Renzi cerca, per ora, la soluzione in un sistema maggioritario. Se fosse confermata l’astensione al 40% e, supponiamo, 33% dei voti al Pd, significherebbe pretendere di governare con il consenso del solo 25% degli aventi diritto. Mi pare una ambizione eccessiva … e non credo che queste Camere la faranno passare.
Ancora un punto. I “berlingueriani di ritorno” che hanno votato Renzi non si preoccupano della destra che c’è dentro Renzi. Non fanno caso a quello che dice, ma al tono, all’assertività con cui lo dice. Se sapessero che dice di voler tagliare le pensioni d’oro e fra quelle considera anche le loro, di ex-ragionieri dell’ufficio fatture, sarebbero un po’ meno entusiasti. C’è un’ultima cosa da osservare. Cuperlo ha preso davvero pochi voti, perché? Può essere che una fetta di sinistra (iscritti e non iscritti), abbiano giudicato le Primarie già compromesse, perdute in partenza, e non si siano scomodati. Attenzione: vorrebbe dire che Renzi ci sta riportando elettori delusi, ma ne sta allontanando un ugual numero. La sinistra italiana non è “senza numeri”. Li ha, ma dispersi e disgustati dalla deriva neocentrista. Urge mostrar loro una bandiera in cui credere. Il Pd (anche il Pd di Renzi) ha bisogno di una sinistra interna forte e riconoscibile.


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