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Ora tocca a Guidi. Peccato di ingenuità? Mah…

Matteo ma chi te lo ha fatto fare di contornarti di donne.

di Carla Ceretelli | 3 Aprile 2016

Una via l’altra. Galeotto fu l’emendamento. Peccato. Le donne hanno sempre lamentato,  qualche volta anche frignando o sventolando reggipetti,  di esser discriminate sminuite e  mal  considerate.  Non si può imputare a Matteo 1 una disattenzione nei confronti del gentil sesso, nè di essere invasato di maschilismo imperante. Nel suo governo  proliferano alla grande gentil pulzelle . Giovani e belle e si dice anche molto intelligenti, capaci primine della classe talvolta secchione e sgobbone. Ma alcune parecchio  stupide.  E’ di tutta evidenza. Non abbiamo tempo qui di approfondire l’argomento. Chi lo capisce al volo bene, altrimenti inutile entrare nel merito.

Sapevano bene lorsignore che il rischio di scivolate su bucce di banana è  dietro ogni angolo del palazzo e  all’ordine del giorno. Sapevano bene di essere sotto ipotetico  controllo   come tutti i cittadini della repubblica, alla bisogna. Dunque. Che dire. Senza tema di smentita  non passa inosservata la sciocchezza di alcune, il cui  peccato originale , quello per cui ci si avvicina al conflitto d’interesse è sempre in agguato. Maria Elena, naturalmente, con la supponenza che la contraddistingue, anzichè abbassare il capino, almeno per una volta, spinge in su la bella testolina e con fare sprezzantino ci rende contezza del fatto che l’emendamento lo rifirmerebbe. La stessa sfrontatezza con cui a suo tempo ha difeso il padre come brava persona alla quale vuole molto bene.  E ci mancherebbe…Signori, si sta parlando di ministri della Repubblica. Naturalmente c’è subito chi obietta che gli uomini non sono migliori. Oh perbacco,  ma noi speravamo che le donne fossero migliori, cribbio. Sottovalutate, messe da parte per secoli, sottomesse al maschio spesso, spesso destinate al vallettaggio o al velinaggio,  o solo braccio destro dei maschietti. Ma una volta che l’emancipazione è arrivata al top tanto da  renderle idonee  alle più alte cariche dello stato, istituzionali e politiche,  caspita,  dovevano essere più oneste ed  eticamente surclassare l’altra metà del cielo. Invece hanno mostrato debolezze nè più nè meno quanto il sesso non gentile. Certo che il vaso di cristallo se non si è spaccato si è incrinato. Chi sbaglia  è  il primo che va a casa. E così ha liquidato la cosetta.

No, le donne non ci fanno gran bella figura. Minimo una gaffe allo sviluppo economico che  ha scelto un fidanzato eufemisticamente spregiudicato. Intanto circola e serpeggia la battutina secondo cui   Matteo sarebbe  riuscito a spegnere l’incendio prima che arrivasse ai boschi…

 

Dalla Gruber ci sono due vecchie penne comuniste, Padellaro e Augias, si pronunciano con ecumenica indulgenza su Guidi e  Boschi:

Augias: “beh la Guidi si è comportata con imperdonabile leggerezza ma con le dimissioni il caso è chiuso”.

Padellaro: ” Ehhh la Boschi è proprio sfortunata”.

Non oso immaginare cosa sarebbe uscito dalle loro faziose bocche se l’anno fosse stato , invece del 2016, il 2011.

 

Note a margine

 

L’Italia è cambiata e voltiamo pagina. Ha detto a Washington o giù di lì, accolto benissimo con grande attenzione mediatica come si addice a un premier.  Certo non è stato un viaggio di piacere ma di lavoro. Molto duro. Parlando anche dei Marò e  ancora  di una soluzione in una affair   ormai incancrenito, anche se è stato   ereditato  pagando parecchie tasse di successione. Forse eccessive. Per errori abnormi senza che nessuno ne  paghi o  ne abbia pagato lo scotto, ma anzi è stato premiato. Certo non  l’Ambasciatore Terzi,    già ministro degli Affari  esteri  nel governo di Mario, che aveva sostenuto la tesi di non rimandarli.  Eppure sarebbe semplice  rilasciarli ma nessuno trova il modo di dipanare la matassa. Ormai sappiamo che i fucilieri di marina il fucile non lo hanno usato in quell’occasione,  che sono innocenti,  come sostiene chi sa, evitando finalmente di ricadere  nella mefitica  dietrologia su  ipotetici affari fumosi e sporchi.

 

E in Libia, guida? No no,  siamo restii e esitanti all’intervento militare.    Dovremmo intervenire senza parere  con un’ ambiguità dalla quale si dovrà prima o poi  uscire.  Prenderci le nostre responsabilità anche se ci espone parecchio, purtroppo. Il momento delicato dà  luogo a varie teorie per uscire dall’empasse. Chi sostiene che si può avere un ruolo  guida senza decidere come e dove sparare. Forse che si forse che no. Chi difende l’azione diplomatica a tutti i costi che per ora  la fa da padrone e pare bene,  in quella guerra segreta contro Isis.  Chi  vuole appoggiare il consolidamento del  governo libico  con sostegno di carattere economico e sanitario sparando meno possibile. Questa sembra la soluzione. Quella giusta anche se abbastanza utopistica.  Chi, con una sorta di  incoerenza difende il non intervento  con gli stivali sul terreno ma  come primo partner interventista. Se ci riusciamo siamo dei geni. Chi vivrà vedrà.

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, costi, dimissioni, giovani, governo, italia, lavoro, libia, merito, repubblica, soluzione, sostegno, sviluppo, tasse

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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